Gian Piero de Bellis
Viaggio allucinante con le Ferrovie dello Stato
(2026)
Nel 1966 è uscito nelle sale cinematografiche italiane un film americano (Fantastic Voyage) che nella versione italiana è stato presentato come: Viaggio Allucinante. Quel titolo mi è venuto alla mente dopo aver provato, ancora una volta, una di quelle esperienze allucinanti che accompagnano spesso i miei spostamenti sui treni delle Ferrovie dello Stato.
Espongo qui brevemente i fatti avvenuti domenica 20 Settembre 2026.
Sono partito a mezzogiorno da Casale Monferrato in autobus (autolinee locali) perché la stazione di Casale non è operativa la domenica. Questa idea di ridurre il servizio o addirittura smantellare moltissime stazioni in tutta Italia è stata, occorre proprio dirlo, una decisione idiota di quegli inetti profittatori che gestiscono le ferrovie a livello nazionale.
Sono arrivato alla stazione di Vercelli e ho acquistato un biglietto per Domodossola via Novara. Allo sportello mi è stato detto che ci sarebbe stato un autobus sostitutivo per il tragitto Vercelli-Novara a causa di non precisati motivi. Questa situazione si trascina da tempo perché anche mesi fa il tragitto era effettuato da autobus sostitutivi.
A Novara, attesa di più di un’ora per il treno per Arona. L’orario ferroviario è studiato (si fa per dire) talmente male che l’idea delle coincidenze tra mezzi è del tutto sconosciuta ai geni del sistema dei trasporti. Dopo la lunga attesa, il treno che doveva partire alle 14.12 è segnalato in ritardo e poi, dopo un’altra mezz’ora, cancellato del tutto. Informazioni al riguardo: zero. Per il personale responsabile gli utenti sono considerati gente superflua, una volta che hanno pagato il biglietto.
Finalmente, un addetto ha comunicato al gruppo di 50 e più persone in attesa del treno (tra cui alcuni stranieri che immagino sbigottiti dallo svolgersi delle cose) che sarebbe arrivato entro un paio di minuti l’ennesimo autobus sostitutivo. Di minuti ne passano trenta e dell’autobus nessuna traccia. Il responsabile (si fa per dire) non si degna nemmeno di venire a scusarsi e a darci informazioni aggiornate. Chiedendo a varie persone arrivo poi a capire che dovrebbero arrivare due autobus: uno per Arona, che non prosegue per Domodossola, e uno per un paesino che si chiama Caltignaga dove ci sarà ad attenderci il treno per Domodossola.
L’autobus per Arona arriva finalmente, ma non c’è traccia dell’autobus per Caltignaga. Infine, dopo parecchi minuti di ulteriore attesa, arriva anche quello. I posti non sono sufficienti per accogliere tutti i viaggiatori e alcuni si devono sedere sul pavimento del mezzo. Per fortuna il tragitto è breve.
Tutti pensiamo che il peggio è passato e che inizia davvero il nostro viaggio per Domodossola. Ma con le Ferrovie dello Stato queste illusioni hanno vita breve. Innanzitutto, l’autista non ci lascia davanti alla stazione ma sulla provinciale per cui dobbiamo fare un pezzo a piedi. Arrivati poi in stazione, una delle tante stazioni fantasma chiuse da un pezzo, non c’è l’ombra di alcun treno. Sembra che quello che c’era sia partito qualche minuto prima senza aspettarci. Non so se ciò sia vero.
Per un po’ coltivo la speranza che un treno arriverà entro poco tempo per prenderci e portarci a Domodossola. L’idea che ciò non avvenga mi sembra talmente assurda che inizialmente non la prendo nemmeno in considerazione. Poi, passata una mezz’ora, mi rendo conto ancora una volta che la mia speranza era solo una illusione e che l’unica certezza è che siamo nelle mani di dementi e di imbroglioni contafrottole.

Una parte dei passeggeri in attesa alla stazione di Caltignaga
Dopo un po' alcuni del gruppo si danno da fare e chiamano con il loro telefonino la stazione di Novara, la stazione di Domodossola, i carabinieri. Tutto inutile. Per farla breve, passano due ore prima che un treno appaia all’orizzonte. Saliamo tutti e arriviamo a Domodossola con quasi tre ore di ritardo sull’orario previsto. Alcuni, come me, devono continuare il viaggio verso la Svizzera e non si sa se ci saranno treni a tarda ora o se si dovrà dormire in qualche stazione.
Conclusione: La gestione del traffico ferroviario è in mano a gente a cui non dovrebbe essere affidata nemmeno la conduzione della pulizia dei gabinetti. Queste persone le qualifico come appartenenti alla categoria delle tre i:
Incompetenti – Inaffidabili – Irresponsabili
Già quasi trenta anni fa l’acronimo FS aveva per me tutt’altro significato.

La situazione al giorno d'oggi è di gran lunga peggiore. L’attuale ministro dei trasporti, l’esimio Matteo Salvini, potrebbe al massimo giocare a briscola al bar del Giambellino, con il famoso Cerutti Gino. Ma fare il ministro (non che i precedenti fossero migliori) quello no.
In effetti non abbiamo bisogno dello Stato, una mafia criminale che si è sovrapposta alla società, e non abbiamo bisogno di ministri. Gli utenti dei vari servizi collettivi dovrebbero riappropriarsi, anche a turno, della loro gestione. Svolgerebbero di certo il compito meglio e molto più onestamente.
L’antropologa Margaret Mead ha espresso questa convinzione:
Never depend upon institutions or government to solve any problem. All social movements are founded by, guided by, motivated and seen through by the passion of individuals.
[Non affidatevi mai alle istituzioni o al governo per risolvere qualsiasi problema. Tutti i movimenti sociali nascono, sono guidati, animati e portati avanti dalla passione delle singole persone.]
Ora più che mai è il momento di tradurre questa convinzione in pratica corrente.
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