Gian Piero de Bellis

Ipotesi esplicative sulla crisi attuale

(Ottobre 2026)

 


 

La crisi che attraversano parecchie società, soprattutto in Europa, e il cui sintomo sono sia le manifestazioni pacifiche che le violenze commesse dalla polizia e dai dimostranti, è il risultato di un declino morale, culturale e sociale di quelle stesse società, declino che si è accentuato a partire dall’inizio del nuovo millennio.

In maniera sintetica si possono avanzare alcune ipotesi che individuano tre possibili origini e luoghi della crisi:

La città. Nel 1965 lo psichiatra e psicoanalista Alexander Mitscherlich diede alle stampe un saggio intitolato: Die Unwirtlichkeit unserer Städte. Anstiftung zum Unfrieden (L'inospitalità delle nostre città. Istigazione alla discordia). In Italia fu pubblicato da Einaudi nel 1968 con il titolo: Il feticcio urbano. La città inabitabile istigatrice di discordia. I sommovimenti sociali che hanno avuto e che hanno luogo attualmente in alcune grandi città del mondo sono anche il risultato di una esistenza artificiale di grandi masse di persone che vivono in tali metropoli, immerse nel cemento, stressate dagli spostamenti, alienate da un lavoro dipendente talvolta del tutto privo di senso (i bullshit jobs analizzati da David Graeber). Per non parlare poi, per parecchie persone e famiglie, di condizioni economiche precarie, di affitti sempre più alti e di salari sempre meno adeguati. Quanto ai cosiddetti immigrati stranieri, la loro esistenza è in balia di uno stato centrale invadente e autoritario che non permette a moltissimi un lavoro regolare. Inoltre, essi sono soggetti a un razzismo diffuso in alcuni settori della società urbana che rende la loro vita un inferno. In una siffatta società giovani e immigrati non hanno alcun futuro decente a meno di non piegarsi ad accettare supinamente questa realtà e a lavorare come bestie nella speranza, spesso illusoria, di costruirsi un proprio spazio economico e sociale.

La politica. Una volta moltissimi consideravano la politica una nobile arte, un dedicarsi spassionatamente e disinteressatamente al servizio degli altri, per migliorare sempre più la vita di tutti in società. Questa illusione, che alcuni paradossalmente ancora coltivano, si è evaporata progressivamente a seguito di una serie infinita di scandali e appropriazioni da parte di uomini politici e apparati di partito. Il culmine lo abbiamo avuto in Italia con la stagione di Mani Pulite. Sembrava che tutto dovesse cambiare ma, prendendo a prestito la frase di Tancredi nel Gattopardo, possiamo dire che «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». E infatti un cambiamento radicale di facciata c’è stato, buono per gli allocchi. Nella realtà delle cose, la corruzione e gli sprechi alimentati dalla politica si sono allargati e ingigantiti e l’apparato statale è diventato ancora più soffocante con la scusa, sempre buona, di garantire la sicurezza dei cittadini. Ne è seguita e ne sta seguendo una sfiducia totale nello stato come forma di organizzazione della vita in comune, e ciò appare evidente nell’astensionismo di massa in occasione delle elezioni e nell’indifferenza mista a noia verso tutte le ideologie viste come coperture di comodo per manipolazioni e ruberie di ogni sorta. La politica, che è stata per decenni l’oppio dei popoli, sembra non essere più neanche quello, ma solo il nulla assoluto.

Lo stato. Nell’ottocento l’ideologia del nazionalismo rappresentava un ideale che si presentava ai popoli come uno strumento politico e culturale per sottrarre le popolazioni locali a dominazioni di gruppi e casate lontane viste come straniere. La diffusione e l’affermazione del nazionalismo ha prodotto la nascita degli stati nazionali. Purtroppo la necessità dei fautori degli stati nazionali di cementare il popolo sotto questa nuova amministrazione ha portato alla centralizzazione e alla integrazione-sottomissione forzata di tutti a questo nuovo potere (si veda in Italia la lotta al cosiddetto banditismo per soggiogare le popolazioni meridionali). Fin dal suo sorgere, lo stato centrale si è impegnato a distruggere tutte le varietà locali viste come particolarismi inutili e retrogradi, tutti i corpi intermedi intesi come stati all’interno dello Stato. Inoltre, la Chiesa e la religione sono state addomesticate e utilizzate ai fini del potere statale dominante, l’istruzione è stata monopolizzata dalla scuola di stato e la famiglia è divenuta sempre più superflua in fatto di educazione. I mezzi di comunicazione di massa foraggiati dallo stato hanno poi completato il quadro generando l’uomo-massa, obbediente lavoratore e docile consumatore. Sotto lo Stato Centrale, Padre, Padrone e Padreterno, tutto dovrebbe funzionare alla perfezione sulla base di tre parole d’ordine:

(1) Credere allo stato e ai mezzi di comunicazione di massa
(2) Obbedire al padrone politico ed economico
(3) Combattere i nemici, veri o inventati, per godere della sicurezza del regime statale.

Purtroppo (per il potere statale e dei suoi associati) questo quadro idilliaco sta andando in mille pezzi perché fatti nuovi sono intervenuti ed intervengono continuamente a sconvolgere le cose. Ciò è dovuto in particolare allo sviluppo e diffusione di tecnologie e mezzi che facilitano la comunicazione e gli spostamenti a livello globale. Per contrastare questo sviluppo occorrerebbe la messa in atto da parte dello stato di tre forme di controllo:

- Controllo assoluto su tutti i mezzi di comunicazione (stampa, radio, televisione e internet di Stato)
- Controllo assoluto sullo sviluppo tecnologico (monopolio statale su tecnologia e mezzi di produzione e di comunicazione)
- Controllo assoluto sugli spostamenti delle persone (passaporto interno, identificazione facciale in tutti gli spazi pubblici e via discorrendo)

In sostanza solo una società dominata dal Grande Fratello può permettere la sopravvivenza dello Stato (Nazionale, Centrale, Territoriale).

Per cui è assai probabile che negli anni a venire assisteremo a scontri continui (una sorta di “guerre civili”) tra individui autonomi e comunità locali da una parte e poteri centrali statali dall’altra aventi come obiettivo l’affermazione piena del Grande Fratello.

Se questi ultimi dovessero assumere il controllo e porre fine al dissenso le generazioni future saranno composte da servi la cui esistenza sarebbe caratterizzata da un continuo declino, morale, culturale, economico e sociale.

Il futuro

Per opporsi a ciò sarebbe necessario attuare il consiglio di Buckmister Fuller quando ha detto: “To change something, build a new model that makes the existing model obsolete.” [Per cambiare qualcosa, crea un nuovo modello che renda obsoleto quello esistente]. Questo vuol dire in sostanza dar vita a tutta una serie di progetti di organizzazione personale e sociale che vadano oltre la presente realtà. In particolare, occorrerebbe ricostruire una realtà frammentata e manipolata a uso del potere e indirizzarsi verso tre grandi ricomposizioni che qui vengono solo accennate:

1. La ricomposizione città e campagna, che vuol dire anche ricomposizione tra attività di produzione agricola e industriale.
2. La ricomposizione individui-comunità, che vuol dire superamento della fasulla contrapposizione tra pubblico e privato.
3. La ricomposizione unità-varietà, che vuol dire che, accanto a valori fondamentali di civiltà che uniscono tutti (ad es. il principio di non aggressione), ognuno è libero di sviluppare il suo stile di vita da solo o assieme ad altri che lo condividono.

In sostanza: autodistruzione o autoliberazione. La scelta spetta a ognuno di noi.

 


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