Materiali sul Mezzogiorno d'Italia


Tempo

 


 

(1915 - Norman Douglas,  Vecchia Calabria, Giunti Martello, Firenze, 1978)

-  "I meridionali non hanno fretta; e quando non si ha fretta non si impara il valore dell'onestà come 'salvatempo'." (p. 399)

 

(1945 - Carlo Levi,  Cristo si è fermato ad Eboli, Mondadori, Milano, 1969)

-  "Nell'uguaglianza delle ore non c'è posto né per la memoria né per la speranza : passato e futuro sono come due stagni morti. Tutto il domani, fino alla fine dei tempi, tendeva a diventare anche per me quel vago 'crai' [domani] contadino, fatto di vuota pazienza, via dalla storia e dal tempo." (p. 176)

 

(1941 - Vitaliano Brancati,  Gli anni perduti, Mondadori, Milano, 1976)

-  "Il modo di passare la serata e, in generale, il tempo era una faccenda di gran peso a Natàca." (p. 8)

-  "Il sabato, tutta la città era affaccendata a discutere dove e come passare la domenica. Sebbene molti cittadini fossero lavoratori e studiosi, tuttavia accadeva sempre che, dopo le ore del lavoro e dello studio, essi si trovassero con una grande quantità di tempo da far passare. La cosa si aggravava per coloro che non avevano nulla da fare; questi ultimi erano, per la maggior parte, dei possidenti, dei ricchi; e purtroppo, fra gli oggetti principali di cui la ricchezza adorna un giovanotto, c'è un orologio, un grosso orologio d'oro, un orologio di precisione, con quattro lancette, una per le ore, una per i minuti primi, una per i minuti secondi, e una quarta, esilissima, per le frazioni di secondo." (p. 9)

-  "C'erano a Natàca ore lentissime che non volevano muoversi né con le buone né con le cattive. Tuttavia il modo di consumarle lo si trovava sempre. I cervelli erano sottili! Il triste era che, una volta passate, quelle ore non lasciavano nel ricordo più nulla, nemmeno la stanchezza di averle dovute spingere innanzi con tanta fatica. Si somigliavano tutte stranamente, sicché di molte sere se ne ricordava una sola, e di molte domeniche appena una. Il pensiero dell'avvenire era faticoso, ma quello del passato non lo era per nulla." (p. 10)

-  "... certo è che fra gente che andava su e giù per ore intere sullo stesso marciapiede, facendo qualche volta un vago gesto d'impazienza, ma in realtà non aspettando nessuno, e gente che stava ferma per ore intiere ad ascoltare una musica che non le piaceva affatto, i cani randagi, con la loro corsa diritta, con la loro aria di chi ha uno scopo e una meta (tanto che i cittadini si domandavano con un senso d'invidia : ma dove vanno, questi cani?) erano i soli che tenessero alto il prestigio dell'Occidente." (p. 11)

-  "'Un mese!' ripetè Buscaino ritto sul secondo pianerottolo dello scalone. 'Avete sentito? Un mese. Così come se dicesse: mezz'ora. Ma che idea hanno della vita umana, quaggiù?...'." (p. 95)