Materiali sul Mezzogiorno d'Italia


Risorse Naturali

 


 

(1753 - Antonio Genovesi,  Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze, Feltrinelli, Milano 1962)

-  "... le terre (del Regno di Napoli) sono in gran parte piane, grasse, innaffiate e fecondate da spessi fiumi e ruscelli : sono atte per la temperie dell'aria a tutte le spezie delle piante, de' semi, degli animali e di altre cose, non solamente di quelle che sono il primo sostegno della vita e de' comodi umani, come frumento, riso ed ogni genere di legumi: olio, mele ed erbe di tutte le sorti: pecore, capre, buoi, cavalli, asini, muli, porci: ma di quelle ancora che fanno una gran parte del lusso delle nazioni, come seta, dilicatissimi vini, frutti deliziosissimi, caccia di ogni sorte di fiere e d'augelli, copiosa pescagione de' mari e de' fiumi, ed altrettali." (p. 249)

-  "Il clima è il più beato, essendo posto tra il 40º e il 41º grado della nostra latitudine, e sì per i mari che ci circondano, per le pianure e per i monti temperato, che né eccessivi freddi, né eccessivi caldi vi regnino giammai. Ed oltre a ciò il cielo è più tosto abbondante che scarso di rugiade, di piogge e di grasse e feconde nevi." (p. 249)

 

(1925 - Benedetto Croce,  Storia del Regno di Napoli, Laterza, Bari, 1980)

-  "... il paese ... è stato lungo i secoli, e fino ai nostri giorni, celebrato e invidiato e bramato come ricchissimo per profusi doni di natura, una terra promessa o un paradiso; e ora, tutt'all'opposto, spregiato o compassionato come uno dei più aridi e poveri." "Ma poi da queste osservazioni si vuol trarre la conseguenza che il Regno non potesse avere storia se non miserabile; ed è illazione arbitraria, perché in terre povere si è svolta vigorosa storia politica quando i loro abitatori hanno dispiegato animo grande, e terre fertilissime sono state asservite e sfruttate da stranieri. Se la condizione naturale delle terre determinasse la storia politica, questa dovrebbe essere scritta dagli agronomi, e non dai politici : il che par duro a concedere." (pp. 39-40)

-  "La storia non è già un 'fenomeno naturale', ma un 'fenomeno morale', e non si spiega mercé una causa unica, quale che questa sia, e neppure mercé una molteplicità di cause, ma solo con ragioni interne, come sforzo spirituale: sforzo che urta in ostacoli e li supera e se ne fa sgabello, e ne è talora come sopraffatto e si risolleva per superarli daccapo. Clima, ubertosità o avarizia di terreno, salubrità o insalubrità, posizione geografica, disposizioni etniche, strade e mancanze di strade, spostamenti di linee commerciali, e simili, sono tutte cose importanti, se considerate come condizioni o materia o strumenti, tra cui e su cui e con cui si travaglia lo sforzo spirituale, che deve formare sempre il punto centrale della considerazione; ma tutte prive d'importanza prese per sé, fuori del centro, inerti e incapaci di condurre ad alcuna conclusione. Ciascuna di esse, infatti, può diventare, secondo i casi, forza o debolezza; la povertà ingenerare vigore e ardimento o per contrario sfiducia e abbattimento, la ricchezza corruttela o migliore sanità; il medesimo clima (come diceva Hegel) accogliere indifferente le opere degli Elleni e l'ozio dei Turchi." (pp. 252-253)