Materiali sul Mezzogiorno d'Italia


Modernità e Progresso

 


 

(1753 - Antonio Genovesi,  Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze, Feltrinelli, Milano, 1962)

-  "Ultimamente io pongo per sesta causa della ricchezza, potenza e felicità d'un popolo, il buon costume, o quel che colui disse 'incoctum generoso pectus honesto'  [Persio, Satire, II, 74 : 'Petto caldo d'onestà generosa']." (p. 268)

-  "Imperocché la gente di mal costume non solo non esercita quella parte d'industria che a sé tocca, e che unita a quella di tutti gli altri è la più potente cagione di rendere uno stato ricchissimo e fertilissimo, ma attraversa ed impedisce eziandio in infinite maniere quella de' buoni." (p. 269)

 

(1757 - Antonio Genovesi,  Ragionamento sul commercio in universale, Feltrinelli, Milano, 1962)

-  "... se noi non andiamo là, dove e' pare che noi possiamo pure andare, sia da attribuire più a mancanza di saperlo e volerlo, che o al sito, o al tempo, o a quella che altrui piace chiamar fortuna, e la quale secondo che le storie umane c'insegnano, e che i savi dimostrano, non è giammai a coloro mancata, che hannovi adoperato senno e valore : Chi non è savio, paziente e forte, lamentisi di sé, non della sorte." (p. 331)

 

(1945 - Carlo Levi,  Cristo si è fermato ad Eboli, Mondadori, Milano 1969)

-  "Cristo si è davvero fermato ad Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia." (p. 15)

-  ".. nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su sé stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo." (p. 15)

 

(1964 - Luigi Barzini,  Gli italiani, Mondadori, Milano, 1978)

-  "Il fatto che molte caratteristiche e abitudini meridionali possono essere considerate tipiche di una società 'agricola', 'feudale', e 'precapitalistica', è una spiegazione soltanto parziale e ingannevole, anche se seducente. Presume che i meridionali sarebbero settentrionali se solo fossero circondati dalle opportune strutture politiche ed economiche. Ma non è così. Industrie, ad esempio, sorsero a entrambe le estremità dell'Italia, press'a poco nello stesso periodo, agli inizi del diciannovesimo secolo. Dopo l'unificazione, in condizioni teoricamente identiche, declinarono nel Sud e fiorirono nel Nord. Si disse, autorevolmente che il decadimento industriale dipendeva dal fatto che il Sud era feudale. Il Nord, naturalmente, era altrettante feudale. Si disse che dipendeva dal fatto che il Sud era stato governato per secoli dall'oppressione straniera; ma quasi tutto il Nord era stato governato nello stesso modo da stranieri altrettanto tirannici. Si disse che il Nord era più vicino ai mercati stranieri. In realtà era separato dalle Alpi, mentre il Sud non mancava di buoni porti comodamente situati. Né il Nord né il Sud possedevano miniere di carbone e riserve di materie prime a basso prezzo. Si afferma che gli italiani del Sud siano stati vittime della burocrazia settentrionale e impoveriti dai concorrenti piemontesi e lombardi. In realtà l'amministrazione dello Stato, dopo l'unità d'Italia divenne rapidamente meridionale in misura predominante." (pp. 270--271)

 

(1975 - Giuseppe Fava,  Gente di rispetto, Bompiani, Milano, 1975)

-  "Una rivoluzione significa abbattere le regole del mondo per sostituirle con altre." "Tuttavia le regole del mondo, i diritti, i codici, la politica, i sindacati... qui sono soltanto una recita... nella realtà non esistono. Come si può abbattere una cosa che non esiste?" (p. 207)