Gian Piero de Bellis

Saggi sul post-statismo

Sulle Scienze Sociali come Imbroglio e sugli Scienziati Sociali come Contastorie

(2006)

 


 

Scenari per il Futuro

La natura umana
La dinamica sociale
Scenari
- Decadimento
- Collasso
- Rigenerazione
La forma delle cose a venire
Riferimenti

 


 

"Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato."
(George Orwell, Nineteen-Eighty-Four, 1949)


Il tentativo di esplorare il futuro presentando possibili scenari richiede non solo una conoscenza del presente, ma anche una comprensione della natura umana e delle dinamiche sociali che è probabile derivino dai molteplici scambi e interrelazioni tra gli esseri umani, l’ambiente naturale e gli strumenti tecnologici.

La natura umana (^)

La Chiesa, in passato, e lo Stato, nei tempi correnti, hanno continuamente presentato l’essere umano come una creatura generalmente debole e spesso malvagia, sottolineandone soprattutto (o persino esclusivamente) gli aspetti negativi o attribuendo ad ogni essere umano (potenzialmente o concretamente) i peggiori aspetti di una minoranza di persone.
Questo al fine di presentare sé stessi e la propria organizzazione (la Chiesa o lo Stato) come indispensabile per mettere ogni cosa a posto, dispensando la salvezza nei cieli o la sicurezza sulla terra.

Secondo i sacerdoti religiosi e secolari di queste due organizzazioni, la vita degli esseri umani, senza la presenza restrittiva e disciplinatrice di queste istituzioni, sarebbe caratterizzata dalla guerra totale tra gruppi e tra singoli, da un egoismo estremo e da una irresponsabilità totale e diffusa per qualsiasi futuro benessere (personale - generale).
Questo perché, sempre secondo questi alti sacerdoti della vita sociale, la natura umana non vincolata da una entità superiore è:

- aggressiva e violenta
- egoista ed egotista
- irresponsabile e sconsiderata.

"… dobbiamo insegnare l'altruismo ai nostri figli perché non possiamo attenderci che faccia parte del loro bagaglio genetico."
(Richard Dawkins, The Selfish Gene, 1976)


Eppure, anche uno sguardo ed una analisi superficiale dei dati storici è sufficiente a mostrare che questi tratti, lungi dall’essere condivisi dalla grande maggioranza delle persone, sono manifesti soprattutto, se non esclusiva riserva di coloro che sono al potere o che intendono giungere al potere.

"Nello stato di natura immaginato da Hobbes, la violenza era l'unica legge, e la vita era 'brutta, violenta e breve'. Sebbene gli individui non siano mai vissuti allo stato di natura, le Grandi Potenze europee lo hanno sempre fatto."
(A. J. P. Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, 1954)


"Il nostro secolo sarà stato davvero il secolo dell'organizzazione degli odii politici."
"L'età attuale è propriamente l'età della politica."
(Julien Benda, La Trahison des clercs, 1927)


L’esperienza quotidiana delle relazioni di miliardi di persone con altri esseri umani è lontana dall’essere un rapporto violento (o semi-violento) con individui aggressivi, egoisti e sconsiderati, a meno che non ci si trovi in una situazione sbilanciata di mancanza totale di potere, la qual cosa è tipica di molte relazioni tra le persone e lo Stato.
Perciò, quello che dovrebbe emergere da una rassegna delle esperienze di ognuno, priva di miti e di manipolazioni creati ad arte da contastorie passati e presenti, è che la natura umana, ad eccezione di una minoranza relativamente esigua di persone assetate di potere, è caratterizzata da tratti molto differenti da quelli generalmente presentati e reiterati. Il comune essere umano è principalmente:

- condiscendente e gioviale
- disposto ad aiutare e a soccorrere
- capace di sentimenti e di compassione.

Se non fosse così, società grandi e complesse non sarebbero sorte o, di certo, avrebbero smesso di funzionare molto tempo fa, pur in presenza di un enorme potere di disciplina e di repressione esercitato dallo stato o da qualsiasi potere mitico e sovrumano.
Ad ogni modo, il fatto che questi siano i tratti più comuni della natura umana, e quindi della maggior parte degli esseri umani (specialmente in realtà altamente complesse) non rende la situazione, di per sé stessa, migliore o esente da problemi.
Infatti, quei tratti non accompagnati dalla diffusione universale di disposizioni personali meno naturali e più consapevolmente costruite (ad es. il pensiero critico e l’agire non convenzionale) potrebbero costituire proprio la fonte del problema
Vediamo perché.

La storia mostra che la grande maggioranza delle persone non sono davvero interessate al potere e non si sforzano a conseguire il potere sugli altri (la moltitudine) ma vogliono semplicemente condurre la loro vita e i loro affari nella maniera più libera e piacevole possibile.
Al tempo stesso c’è una minoranza, relativamente piccola ma ostinata nel perseguire il potere sugli altri.
Per riuscire nel loro intento, gli individui che appartengono a questa minoranza avida di potere devono compiere un prodigio di acrobazia intellettuale che è notevole per la sua manifesta assurdità e la sua celata malvagità. Chiaramente, essi possono e intendono fare ciò fino a quando la moltitudine delle persone a cui si indirizzano continuano ad essere dimentiche del passato e credulone riguardo al futuro, come è stato e come è tuttora il caso.

Solo in presenza di una simile situazione di ingenuità diffusa, la persona che aspira a comandare sulle masse può riuscire a convincere una maggioranza di gente:

- innanzitutto, che essi hanno bisogno di protezione perché le persone abbandonate a sé stesse sono, per natura, cattive e violente o quanto meno, totalmente egoiste;

- in secondo luogo, che colui che vuole diventare il rappresentante del popolo è, al contrario, una eccezione a tale regola essendo una brava persona, generosa al massimo e principalmente dedicata a promuovere il benessere di tutti, capace di risolvere qualsiasi problema e soprattutto volenterosa nel raddrizzare ogni torto;

- infine, che l’elettore, cioè la persona a cui egli chiede l’appoggio e il voto, non è un cattivo come tutti gli altri (e cioè i membri e i votanti del partito opposto) i quali sono sempre intenti a profittare di tutto e a mettere a rischio la vita e i beni delle persone oneste.

In realtà:

- 1. non sussiste un bisogno così pressante e dominante per la sicurezza e per la protezione sociale in quanto la maggior parte degli individui (al di fuori della cerchia statale) non sono aggressivi, egotisti e irresponsabili, altrimenti essi attaccherebbero l’aspirante al comando e certamente non gli affiderebbero né il potere (rappresentanza) né il denaro (cespiti fiscali).

- 2. non c’è molta speranza che la persona eletta sia molto meglio (o molto differente) da coloro che l’hanno eletta e quindi non c’è alcuna giustificazione razionale per attribuire ad essa il potere di decidere per tutti su problemi importanti;

- 3. in particolare, non c’è bisogno di protettori di professione a cui concedere poteri monopolistici e assoluto arbitrio nell’usare tali poteri, in quanto questa è la situazione più probabile che trasformerebbe anche una persona onesta in un perfetto malfattore.

"È, in effetti, difficile immaginare come persone che hanno rinunciato del tutto all'abitudine di amministrarsi da sé potrebbero riuscire a scegliere bene coloro che li devono guidare; ed è difficile credere che un governo liberale, vigoroso e saggio, possa mai venir fuori dal suffragio di un popolo di servi."
(Alexis de Tocqueville, De la Démocratie en Amérique, vol II, 1840)


"Questo sarebbe come pensare che gli uomini sono così sciocchi da prendere ogni cura nell'evitare i danni che potrebbero venir loro da puzzole e volpi, ma sarebbero contenti, anzi, si considererebbero in uno stato di sicurezza, nell'essere divorati dai leoni."
(John Locke, Concerning Civil Government, Second Essay, 1690)


In sostanza, da un punto di vista prettamente logico, se gli individui sono generalmente aggressivi e malvagi, gli scienziati sociali ci dovrebbero spiegare perché una persona eletta (e quindi fornita di potere) dovrebbe essere meno aggressiva e malvagia degli altri, soprattutto considerando che è stata scelta da una maggioranza di persone che si suppone aggressive e malvagie; dall’altra parte, se le persone, o la maggioranza delle persone, sono fondamentalmente buone ed affabili, gli stessi scienziati sociali ci dovrebbero spiegare perché abbiamo bisogno di un vasto apparato burocratico-poliziesco di regolamentazione, controllo e repressione.

"Quello che non mi è molto chiaro è che, se gli uomini sono come pecore, perché essi abbiano bisogno di un governo; o, se essi sono come lupi, come possano sopportare l'esistenza di un governo."
(Sir William Temple, An essay upon the origin and nature of government, 1751)


Questi sono i misteri dell'immacolata castrazione compiuta dallo stato (attraverso la manipolazione scolastica e l'oppressione poliziesca) nei riguardi delle capacità mentali e delle energie fisiche della gente comune.
In ogni caso, con un colpo geniale di sfacciata impudenza, gli attuali e potenziali governanti, mentre insistono incessantemente sugli aspetti cattivi e pericolosi di una natura umana non sottoposta a regole (e cioè non soggetta a regole da loro introdotte), utilizzano a loro proprio vantaggio i tratti della natura umana a cui si è accennato precedentemente, e che essi pretendono non esistere.

Per cui, proprio quegli aspetti che potrebbero operare a favore di una onesta società civile sono impiegati per costruire un potere totalitario irresponsabile, a beneficio di una élite. L’asservimento volontario dell’essere umano è quindi il risultato della manipolazione, da parte di alcuni, di quelle caratteristiche estremamente malleabili che sarebbero così necessarie e appropriate per una vita sociale libera (cioè auto-regolata).
Attraverso una manipolazione vincente:

- l’essere umano condiscendente e gioviale diventa il suddito statale obbediente e gregario;

- l’essere umano disposto ad aiutare e a soccorrere diventa il lavoratore/soldato/cittadino/contribuente, utilizzabile e sfruttabile dallo stato, o viene trasformato in qualsiasi altra figura che faccia comodo ai governanti statali;

- l’essere umano capace di sentimenti e di compassione diventa la persona impressionabile e credulona, a cui si può raccontare qualsiasi sciocchezza, di tipo pietistico o terroristico, prodotta e messa in circolazione dai governanti statali e dai loro alti sacerdoti e servili complici, gli scienziati sociali.

"La vita in società esige il consenso come condizione indispensabile. Ma il consenso, per essere produttivo, richiede che ogni individuo contribuisca in maniera indipendente sulla base della propria esperienza e capacità d’osservazione. Quando il consenso cade sotto il dominio del conformismo, il processo sociale è inquinato e l’individuo, al tempo stesso, rinuncia alle sue facoltà da cui dipendono il suo operato in quanto essere pensante e dotato di sentimenti. Il fatto che nel nostro esperimento sia emersa una così forte tendenza al conformismo nella nostra società, a un punto tale che persone giovani abbastanza intelligenti e di buona indole siano disposte a chiamare bianco quello che è nero è un dato preoccupante, Ciò solleva interrogativi riguardo ai nostri modi di educare e riguardo ai valori che guidano la nostra condotta."
(Solomon A. Asch, Opinions and Social Pressure, 1955)

"Un numero consistente di persone fanno quello che viene detto loro di fare, noncuranti del contenuto dell'atto e senza vincoli di coscienza, purché siano convinti che il commando provenga da una autorità legittima."
"Persone comuni, intente semplicemente a compiere il proprio lavoro e senza alcuna ostilità da parte loro, possono diventare agenti in un terribile processo di distruzione. Inoltre, anche quando gli effetti distruttivi del loro agire diventano perfettamente visibili, e ad essi è richiesto di continuare a compiere azioni incompatibili con i criteri fondamentali della morale, pochissime persone hanno le qualità per resistere all'autorità."
(Stanley Milgram, Obedience to Authority, 1974)


Questo può andare bene per lo stato e per i governanti statali fino a quando dura e fino a quando l’imbroglio funziona; ma, nel lungo periodo, come ci è già stato mostrato dal crollo dell’impero sovietico, una società composta da una relativamente ristretta cerchia di assoluti mascalzoni e da molte persone stolte, ingenue e ottuse, è molto probabile che produca una dinamica sociale perversa.

La dinamica sociale (^)

Gli scienziati sociali non solo hanno travisato la natura umana ma hanno anche sviato le persone per quanto riguarda la dinamica sociale.
La loro raffigurazione e le loro prescrizioni concernenti la società sono errate in quanto essi hanno aggiunto alle false premesse (sulla natura umana) false deduzioni (sulla dinamica sociale) basate principalmente su preconcetti intellettuali invece che su realtà fattuali.
È un convincimento ampiamente condiviso che il male (pensieri, azioni, atteggiamenti cattivi) derivino da:

- Infermità (del corpo e dell’animo): a seguito di traumi, violenze subite, privazioni, ecc.

- Ignoranza: assenza di apprendimento sul vivere e sul relazionarsi agli altri in maniera appropriata ed effettiva; utilizzo di informazioni errate; imitazione di modelli disfunzionali; ecc.

- Intolleranza: arroganza, bigotteria, disumanità, risultante principalmente da una formazione culturale che assegna una importanza sprorporzionata e senza fondamenta alle proprie idee (personali e di gruppo) unitamente al diritto di imporli a tutti.

Questa idea riguardo alle origini del male è stata anche verificata e messa in luce ripetutamente attraverso dati ed è stata ampiamente accettata sulla base di tali supporti empirici.
Però, quello che gli scienziati sociali ancora non accettano e di cui non tengono conto nelle loro ricerche è il fatto che la maggior parte del male proviene da pretese buone intenzioni e da pratiche virtuose o, per meglio dire, da cosiddette buone intenzioni andate regolarmente storte e da pretesi giusti interventi che invariabilmente trasformano la vita delle persone in un inferno.

"Non mi risulta proprio che risultati positivi di un qualche rilievo siano stati prodotti da coloro che hanno professato operare per il bene pubblico."
(Adam Smith, The Wealth of Nations, 1776)

"Se fossi certo che un individuo stesse venendo a casa mia con l'intenzione consapevole di procurare il mio bene, mi darei alla fuga … per la paura di ricevere anche solo una parte di quel suo bene."
(Henry David Thoreau, Walden, 1854)


Infatti, il semplice fatto di proclamare di avere buone intenzioni e di operare giustamente senza possedere davvero conoscenza e saggezza all’inizio (per valutare se l'azione proposta è accettata e se i mezzi impiegati sono validi) e conoscenza e onestà alla fine (per valutare se i fini sono stati raggiunti attraverso l’uso di mezzi appropriati), può portare a disastri morali e materiali.
Potrebbe quindi giungere come una terribile rivelazione per molti individui ben intenzionati ma anche molto ingenui apprendere che infermità, ignoranza e intolleranza possono essere il risultato di azioni pianificate ufficialmente e in genere ideate, approvate e celebrate dagli scienziati sociali come benefiche per la maggior parte degli esseri umani se non per l’umanità tutta.
Ad esempio:

- Infermità (del corpo e dell’animo) possono essere il risultato di una educazione morale soffocante o di un ambiente troppo asettico, studiati entrambi con la migliore intenzione di evitare di esporre il bambino a rischi non voluti, di qualsiasi natura;

- Ignoranza può essere il prodotto di una scolarizzazione di massa sotto l’egida dello stato, la quale, con il “nobile” pretesto di assicurare l’uguaglianza, riesce ad instillare un conformismo universale e a sradicare in tutti la creatività.

- Intolleranza può essere il risultato di un profondo e sentito desiderio di diffondere quello che si ritiene fermamente essere (e che potrebbe anche essere in alcuni casi) il bene e il giusto, in tutte le direzioni e con tutti i mezzi, anche fino al punto di usare la forza.

"Molti dei più grandi mali che l'essere umano ha inflitto su altri esseri umani proviene da gente che si riteneva del tutto sicura di qualcosa che, nella realtà dei fatti, era falsa. Conoscere la verità è più difficile di quanto la maggior parte delle persone immagini, ed agire con spietata determinazione essendo convinti che la verità è monopolio del proprio partito rappresenta un invito al disastro."
(Bertrand Russell, Ideas that Have Harmed Mankind, 1946)


Insegnare la vera religione o la cultura moderna, portare la libertà e la democrazia, diffondere la conoscenza e lo sviluppo, tutto ciò attraverso l’uso gentile delle baionette (in passato) o delle bombe ‘intelligenti’ (nel presente), queste sono le missioni delle élite dominanti del cosiddetto mondo avanzato. Nel corso di queste missioni, milioni di persone sono state torturate e uccise ma, secondo i nostri governanti, questi sono solo piccoli dettagli, del tutto giustificati dalla elevatezza dei fini.
Il detto popolare che “la strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni” è quindi rimasto una semplice intuizione che non è mai stata presa seriamente in esame dai governanti statali e dagli scienziati sociali perché metterebbe in luce il fatto che, basandosi su pretese e proclamate buone intenzioni, entrambi hanno costruito e continuano a costruire il loro ruolo di potere e il loro status privilegiato, soggiogando, manipolando e dominando le persone.

Chiaramente non è così facile smascherare il convincimento fallace che buone intenzioni conducano, automaticamente, a buoni risultati, senza apparire (o meglio senza essere fatti apparire) come individui senza cuore e senza pietà, che si oppongono a ciò che è bene e giusto e che sono nemici delle persone che sostengono ciò che è bene e giusto per l’umanità.
Infatti, questa è proprio la strategia messa in atto dai governanti statali e dagli scienziati sociali contro coloro che cercano di smascherare il loro inganno. Questi ultimi sono qualificati come individui egoisti e indifferenti, privi di qualsiasi compassione e voglia di prestare soccorso, anche quando la cosiddetta compassione e l’aiuto, nella forma praticata dai governanti statali e dagli scienziati sociali, non fa altro che alimentare la corruzione e ingenerare dipendenza.

E così, nel corso dei secoli, siamo stati testimoni di una dinamica sociale perversa attraverso la quale alcune aspirazioni di base della natura umana, ad esempio il fare il bene e il venerare un Dio (inteso come Sommo Bene o come una entità perfetta che alcuni amano e rispettano per ragioni che vanno oltre la semplice razionalità) sono state distorte e manipolate, innanzitutto dai sacerdoti ecclesiastici e poi dai sacerdoti statali, per fini che non hanno nulla a che fare né con il bene né con il Sommo Bene.

"Oh come ci odiamo l'un l'altro per amore di Dio!"
(Cardinal Newman, XIX century)


Nell’epoca contemporanea, lo Stato è la nuova Chiesa, avendo rimpiazzato il potere e i simboli della vecchia Chiesa con il proprio potere (la casta burocratica, gli intellettuali come nuovi chierici, ecc.) e i propri simboli (la bandiera, l’inno nazionale, i giuramenti di fedeltà, le statue gli eroi, l'altare della Patria, ecc.).
Sotto la nuova Chiesa, la stessa perversa dinamica sociale persiste, utilizzando gli stessi vecchi trucchi. La banalità del male continua a far preda sulle persone ingenue. Il risultato di tutto ciò e che individui sostanzialmente buoni e inoffensivi continuano a commettere o sono testimoni muti di malefatte e atrocità; e questo o nel nome di “buone” cause o come agenti ufficiali che eseguono i compiti loro assegnati (magistrati, poliziotti, guardie carcerarie, insegnanti, economisti, assistenti sociali, ecc.).

Il fatto è che la pratica di far passare le decisioni dall’alto e di accettare le decisioni prese dall’autorità, sta producendo, in un numero enorme di casi, individui privi di idee e di volontà propria.
L’assenza di libertà nella sperimentazione sociale e nel prendere decisioni personalmente responsabili (vale a dire, decisioni per le quali la persona è responsabile attraverso conseguenze negative o risultati positivi) è il segno distintivo delle società burocratiche contemporanee dominate/regolate da cosiddetti professionisti. Questa situazione costituisce un blocco formidabile ad ogni processo di apprendimento a livello personale e ad ogni progresso nella qualità dei rapporti tra individui e tra individui e la realtà circostante.

"Quando la responsabilità coincide con la libertà, quando la persona che prende le decisioni sostiene tutte le conseguenze di quelle decisioni, allora vi è un meccanismo di feedback; in tal caso le persone ricevono benefici dalle loro buone scelte e perdite da quelle cattive; in tal modo esse possono apprendere dall'esperienza."
"Senza la responsabilità, perdiamo la bussola su come comportarci; peggio ancora, quando la responsabilità è trasferita altrove, cioè nei casi in cui coloro che decidono non sono coloro che soffrono le conseguenze delle decisioni, allora siamo proprio fuori strada, e corriamo verso il disastro."
(François-René Rideau, 2005)


Scenari

Gli scienziati sociali vedono la società come una macchina con un capitano (l’élite politica e intellettuale), un equipaggio (gli assistenti e operatori sociali) e molti passeggeri (la gente comune). Il capitano dà gli ordini e detta le regole mentre l’equipaggio è pagato per assicurarsi che i passeggeri obbediscano gli ordini e seguano le regole.
Per essi la sola prospettiva accettabile è che la società (vale a dire gli esseri umani) ricevano impulsi dal centro sotto forma di leggi o di incentivi monetari e, sulla base di tali impulsi, la società funziona.
L’idea che le società (vale a dire, gli scambi sociali tra gli esseri umani) possano essere, nell’insieme e nelle sue parti, come organismi auto-regolanti in cui le entità sono capaci di auto-dirigersi e di auto-amministrarsi attraverso una serie continua di aggiustamenti in risposta alle esigenze della vita, è qualcosa che non è accettabile per gli scienziati sociali in quanto ridurrebbe o addirittura cancellerebbe il loro ruolo.
Ad ogni modo, questa non sarebbe una grave perdita perché il loro ruolo rassomiglia più a quello di una mosca cocchiera (vantando inesistenti capacità e influenze di direzione) che non ad un oracolo dalla vista acuta (che individua problemi sociali che potrebbero emergere in futuro).

Se accettiamo il modo in cui la società si ritiene debba funzionare secondo gli scienziati sociali, dovremmo accettare anche il fatto che un organismo esclusivamente attivato dall’alto perde la flessibilità di reagire in tempo e autonomamente quando si presenta una nuova evenienza. Questo significa che l’onere del centro di prendere decisioni per ognuno, in qualsiasi situazione anche leggermente nuova, cresce continuamente fino a quando nulla è risolto e nulla è fatto a meno che non sia stimolato dal centro o addirittura eseguito dal centro. Chiaramente questa è una eventualità del tutto pazzesca e totalmente irreale.
Tale situazione dovrebbe essere chiamata statica sociale, non avendo nulla a che vedere con la dinamica sociale e con il modo in cui gli esseri umani funzionano e fanno funzionare la società.

L’aspetto terrificante della realtà attuale (di cui tutti dovrebbero essere consapevoli) è che essa è caratterizzata da una parte da una notevole dinamica tecnologica e dall'altra da una statica sociale totale. Nel mezzo di tutto ciò vi sono esseri umani che sono partecipi di entrambe le realtà e che sono quindi, al tempo stesso, irrobustiti (dagli strumenti tecnologici) e asserviti (dai governanti ideologici)
Da questa contraddizione epocale, forse mai vista in termini così netti, derivano tre possibili scenari per il futuro che potrebbero avere luogo o contemporaneamente in posti differenti del mondo avanzato, o in successione l’uno dopo l’altro, o l’uno a esclusione degli altri. Essi sono:

- decadimento

- collasso

- rigenerazione.

Decadimento (^)

Decadimento è il processo di esaurimento progressivo delle energie fisiche e mentali di un organismo.
È un processo naturale che riguarda tutte le entità viventi e che cessa solo quando si raggiunge uno stadio finale di equilibrio statico permanente (la morte).
Il decadimento può essere contrastato e rimandato attraverso un interscambio continuo e appropriato di energia con l’ambiente circostante (cibo, aria, acqua, luce, stimoli mentali, ecc.).
In un organismo sociale il decadimento concerne anch’esso le sue parti costitutive (gli individui) ma non si raggiunge uno stato finale di equilibrio (morte) in quanto nuovi individui vengono al mondo rimpiazzando quelli che scompaiono.

Ciò nondimeno, è possibile che tutti i membri di una piccola società sprofondino in un tale livello di decadenza che anche la sopravvivenza delle persone venute al mondo è compromessa (estinzione); oppure, può accadere che i nuovi venuti, dopo aver raggiunto la maturità, introducano trasformazioni talmente radicali da estinguere, metaforicamente, le vecchia società facendone sorgere una nuova (rigenerazione).
Il decadimento è un processo naturale inevitabile per qualsiasi organismo ma risulta accelerato per quelle entità che rimangono in posizioni statiche (che assomigliano all’equilibrio), isolate e protette da ogni sorta di scambi e di trasformazioni. Il rimedio consiste nel generare situazioni in cui le entità viventi sono lontane dall’equilibrio ma non lontane dall’equilibramento. In altre parole, situazioni in cui esiste il necessario scambio metabolico dell’organismo con l’ambiente ma all’interno di parametri appropriati che consentano la prosecuzione, a tempo indefinito, dell’interscambio. Altrimenti la decadenza sarà, a un certo punto, sostituita dal collasso.

Al giorno d’oggi molti individui che vivono nelle società avanzate sembrano essere caduti ed essere impigliati in una routine di decadenza aggravata da rischi di disastri ecologici.
Questa decadenza reale e potenziale proviene come risultato di una tecnologia che ha in pratica risolto (o che può praticamente risolvere) tutti i problemi di sopravvivenza materiale (cibo, alloggio) ma è associata ad una ideologia ancora ossessionata esclusivamente da preoccupazioni materiali e dall’aumento dei consumi materiali.
La tecnologia rende possibile, ad esempio, la produzione di enormi quantità di cibo e questa possibilità diventa una realtà da incubo perché l’ideologia ufficiale promuove incentivi per la produzione di quantità sempre più grandi di cibo che viene poi stoccato, distrutto o venduto a prezzi agevolati, spingendo verso un consumo sempre maggiore.
La tecnologia rende possibile il trasferimento a congegni automatici della maggior parte del lavoro necessario per la sopravvivenza e il comfort degli individui, ma, al tempo stesso l’ideologia ufficiale rimane concentrata su come creare posti di lavoro dipendente e la risposta consiste nell’istituire inutili apparati burocratici in cui masse di gente esegue compiti inutili se non dannosi.
Tutto ciò è fatto per due motivi essenziali:

- convogliare denaro nelle casse dello stato raccogliendo entrate fiscali attraverso il consumo di beni materiali (IVA);

- mantenere il potere nelle mani delle caste statali frenando lo sviluppo delle facoltà critiche degli individui attraverso l’alienazione occupazionale.

Le conseguenze per quanto riguarda gli individui sono:

- obesità fisica (un essere grasso)

- apatia mentale (un essere tonto)

- aridità morale (un essere vuoto)

Questi sono i tratti essenziali che provocano la decadenza delle persone in una società tecnologicamente avanzata.

“Il se plaignait de ne pas avancer.
Pourtant il suivait son idée.
C’était une idée fixe.”
(Jacques Prévert)
"Si lamentava di non avanzare.
Eppure seguiva la sua idea.
Era un'idea fissa.
(Jacques Prévert)

"La politica offre le riposte di ieri alle domande dell'oggi."
"Il vecchio stato e i gruppi nazionali sono diventati inservibili. Nulla può essere più lontano dallo spirito della nuova tecnologia dell'idea di 'un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto.'
Non è più possibile andare a casa."
"La nostra 'età dell'ansia' è, in gran parte, il risultato di cercare di assolvere i compiti del presente con gli strumenti del passato - con i concetti del passato."
(Marshall McLuhan & Quentin Fiore, 1967)


Non vi alcuna soluzione in vista a meno che l’ideologia che ha prodotto tale situazione (lo statismo) e l’organizzazione che profitta di questa situazione (lo stato) non siano relegati nel deposito delle spazzature della storia. Se ciò non avviene, gli individui e i gruppi interessati potrebbero, con molta probabilità, essere affetti da un lungo periodo di degenerazione fisica e mentale che potrebbe portare a collassi di vario genere (morale, ecologico, organizzativo).

Collasso (^)

Un collasso è un crollo improvviso delle energie fisiche e mentali di un organismo.
Le cause possono essere sia una grave disfunzione interna al culmine di un continuo e crescente deterioramento, o un colpo dall’esterno (una catastrofe) che compromette seriamente o addirittura pone fine all’esistenza dell’organismo.
In riferimento ad un organismo sociale possiamo differenziare queste due eventualità come:
- collasso generato all’interno
- collasso provocato dall’esterno

Questa differenziazione è compiuta solo per fini analitici e non dovrebbe ingenerare l’idea che i due aspetti (interno-esterno) sono accuratamente separati nella realtà.
Per quanto concerne la prima eventualità, questa è la situazione che è probabile si verifichi in una società chiusa dopo un lungo periodo di decadenza. Un collasso è da attendersi soprattutto se la società é in decadenza pur crescendo in dimensioni e complessità fino a diventare non più funzionabile.
Quasi tutte le società avanzate sono, attualmente, società semi-aperte nel senso che sono aperte fino a un certo punto; infatti sussistono ancora parecchie barriere alla libera circolazione di individui, prodotti, idee.
Queste barriere stanno diventando sempre più anacronistiche e sono sempre più difficili da far rispettare (soprattutto per quanto riguarda la circolazione di idee e prodotti) a causa dell’avanzamento e della diffusione della tecnologia.

Per cui, lo scenario più probabile per una società avanzata è una gravissima crisi interna provocata da interventi esterni sotto forma di accadimenti catastrofici.
A questo riguardo, occorre rammentare che la ragione principale per l’esistenza dello stato è la difesa del territorio sotto la sua giurisdizione e della popolazione in esso racchiusa.
Ma, a partire almeno dalla seconda guerra mondiale e dall’impiego massiccio dell’aviazione per bombardamenti aerei, la distinzione tra obiettivi militari e civili è praticamente scomparsa. I bombardamenti di Dresda (Germania) e di Coventry (Inghilterra) e soprattutto le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki hanno mostrato non solo che lo stato non può proteggere i civili che vivono sotto la sua sovranità ma che esso potrebbe essere la fonte principale di situazioni che mettono in pericolo intere popolazioni.

Con l’avanzamento della tecnologia anche nel settore delle armi di distruzione di massa, i rischi di insicurezza provocati dagli atteggiamenti e dalle azioni aggressive dei governi statali si sono moltiplicati.
Siamo ora giunti all’età delle bombe fai-da-te e dei mini-ordigni atomici assemblati in un garage (come i primi personal computer). Con l’apparire sulla scena delle bombe personali, il pensare che lo stato (cioè il tuo stato) possa proteggerti da altri individui che sono totalmente furiosi contro lo stato (cioè il tuo stato) che si sta immischiando, più o meno brutalmente, nelle loro vite o in quelle dei loro fratelli, è una illusione idiota e una macabra burla.

Una semplice analisi di questi nuovi sviluppi mostra che alcuni individui stanno solo cercando di replicare la strategia introdotta dagli stati durante la seconda guerra mondiale (e impiegata in altri conflitti, come la guerra in Vietnam) con il bombardamento di popolazioni civili al fine di diffondere il terrore, indebolire il morale e forzare il governo delle popolazioni civili bombardate ad arrendersi. Hiroshima e Nagasaki sono gli esempi più evidenti di tale strategia.
Nei tempi correnti e con l’attuale tecnologia, quella strategia è a portata di qualsiasi individuo pienamente determinato che può produrre una bomba personale, allo stesso modo in cui un hobbista capace, con una somma di denaro relativamente modesta, può assemblare un personal computer.

E, come i personal computer sono potenti come un grande elaboratore di alcuni anni fa, così una bomba personale può/potrebbe essere micidiale come una bomba atomica di alcuni decenni passati.
Il collasso di una intera società provocato da una piccola bomba atomica fatta detonare nel centro di una qualsiasi grande capitale il cui stato sta compiendo una aggressione (o quella che è percepita come una aggressione o una ingerenza indebita) è una eventualità altamente probabile. Al tempo stesso non è un dato inevitabile del destino o qualcosa che ci si aspetta avvenga a San Gallo o Montecarlo.
Gli scienziati sociali e soprattutto i governanti statali tacciono su tutto ciò o, peggio ancora, diffondono messaggi fuorvianti di una civiltà attaccata da forze del male, affette da invidia e da arretratezza culturale (vedi: The Logic of Suicide Terrorism, 2005).

Questo atteggiamento di negazione di responsabilità e di auto-assoluzione è, precisamente, quello che condurrà ad un collasso disastroso.
Lo stato sta incubando/generando le forze impazzite che lo distruggeranno e distruggeranno al tempo stesso tutti e ogni cosa all'intorno. È una strategia suicida messa in moto da governanti statali paranoici e posta in atto da esseri umani profondamente disperati che non vedono alcuna via d’uscita dalla loro rabbia disperata. Se entrambi riescono ad occupare la scena centrale, lo scenario del collasso sarà il finale più probabile per alcune società avanzate.
È per questo che abbiamo bisogno molto presto di mettere da parte i governanti statali insensati e gli scienziati sociali servili per far posto ad una miriade di critici sociali ragionanti, il cui compito incessante dovrebbe essere quello di aiutare a rendere tutti coscienti di:

- ciò che potrebbe avvenire: un collasso catastrofico di una società avanzata causato da un evento generato da esseri umani e per il quale sono disponibili le condizioni tecnologiche, alla portata di molte persone fortemente determinate;

- perché ciò potrebbe avvenire: a causa dell’esistenza di governanti statali aggressivi, aventi un comportamento criminale mascherato da pretese buone intenzioni;

- dove ciò potrebbe avvenire: nei nodi più delicati e complessi di quegli stati, ad esempio in una grande città formicolante di vita e di centri di decisione e di amministrazione;

- cosa dovrebbe essere fatto perché ciò non avvenisse: occorre ridurre quanto prima il potere degli stati territoriali a un livello minimo, prima della loro definitiva estinzione, iniziando a rimpiazzarlo con lo sviluppo più esteso possibile di altre forme, umane e razionali, di organizzazione personale e sociale

Se la consapevolezza di tutti questi aspetti potesse sorgere in un numero notevole di persone, in luoghi differenti e con storie differenti, ciò significherebbe che non siamo più sotto l’influenza nefasta dei governanti statali e dei loro servi, gli scienziati sociali, e che il loro potere sta esaurendosi.
In questo caso, il collasso evitato può essere il preludio di una totale rigenerazione.

Rigenerazione (^)

Rigenerazione è il risanamento e il miglioramento delle energie fisiche e mentali di un organismo.
Essa ha luogo a seguito di una situazione di malattia dell’organismo (o di alcune delle sue parti) o di un malessere (ad esempio, blocco fisico e mentale) in cui all’esistenza di problemi non si associa la capacità di trovare soluzioni.
L’essere umano è un tutto composto da entità biologiche e culturali che operano come blocchi operativi. Essi possono essere la fonte o dell’evoluzione e dello sviluppo o della involuzione e della degenerazione.
Le entità biologiche e culturali possono essere soffocate e alterate nel loro sviluppo funzionale, possono essere messe sotto eccessiva tensione e attaccate da agenti malati, in altre parole possono essere trasformate in virus che si riproducono, i quali genereranno malattia e malessere nell’organismo (ad esempio tumori di tipo fisico, intellettuale o spirituale).

Un virus è un agente parassitico che attacca le entità deboli o indebolite, infiltrandosi, replicandosi e causando danni a tessuti che non sono così forti e in buona salute da respingere l’attacco.
La rigenerazione è il processo che riesce a combattere i virus, risanare le entità attaccate e persino accrescere (attraverso l’immunizzazione) la robustezza dell’organismo.
L’organismo dell’essere umano è qui considerato come un insieme integrato di natura (biologia) e di educazione (cultura). Questo non è mai così chiaro come quando un tessuto è sottoposto ad attacco, e il contrattacco, per avere successo, deve essere di ordine fisico e mentale, in quanto la salute è un affare e un risultato fisico e mentale.

“Mens sana in corpore sano.”
(Juvenal, Satires, X)

“Mens sana in corpore sano è un detto sciocco. Un corpo sano è il prodotto di una mente sana." (Bernard Shaw, 1903)


Per questo motivo abbiamo bisogno di postulare una unità di base che possiede qualità mentali (di significato) e materiali (di sostanza) che compia l’opera di rigenerazione.
Questa unità di base è qui chiamata “seme” e il termine intende rappresentare la fusione concettuale e pratica di sperma/semente e di segno/significato.
Il “seme” si caratterizza per essere:

- un germinatore, vale a dire un produttore di nuove combinazioni originali e funzionali

- un gladiatore, vale a dire un lottatore per nuove combinazioni originali e funzionali

- un propagatore, vale a dire un diffusore di nuove combinazioni originali e funzionali.

La Rigenerazione si caratterizza per essere:

- un micro affare (la rigenerazione è un compito che coinvolge tutte le unità di base all’interno dell’organismo totale);

- un affare diretto (la rigenerazione si compie attraverso l’iniziativa personale)

- un libero affare (tutte le entità sane devono essere libere di reagire al fine di rigenerare l’intero organismo).

La Rigenerazione ha luogo quando le entità produttive sane (i “semi”) germinano, contrattaccano e si propagano mentre le entità malate e distruttive (i virus) si indeboliscono, cedono terreno e alla fine si estinguono.
Facendo riferimento a un quadro più vasto del singolo individuo, sembra appropriato concludere che, ai nostri giorni, gli esseri umani, attraverso i loro congegni tecnologici e culturali, hanno accresciuto le possibilità sia di distruzione totale che di rigenerazione veloce.
L’imboccare l'uno o l'altro di questi cammini è, chiaramente, come è sempre stato, una scelta degli individui.

"Non conosco fatto più incoraggiante dell'indiscutibile abilità dell'essere umano di elevare la sua vita attraverso uno sforzo consapevole."
(Henry David Thoreau, Walden, 1854)


Unitamente ad un cumulo di realtà tuttora scoraggianti, sussistono anche segni di apertura e di presa di coscienza che lasciano qualche speranza. Se essi si diffondono e si moltiplicano potrebbero significare lo sviluppo di nuovi protagonisti umani creativi capaci di agire nel presente e per il futuro, al posto di una massa di identici e inabili replicanti del passato.

Solo in quel caso, attraverso un incrocio e una selezione di “semi” differenti e produttivi, che trasmetteranno e trasformeranno il meglio del passato per il meglio nel futuro, una rigenerazione degli individui e delle comunità potrà aver luogo.
Le potenzialità tecnologiche sono sempre più disponibile e quello di cui vi è ora bisogno è un clima culturale che assegni non allo stato o ai loro servi ma, ancora una volta, all’essere umano, il ruolo centrale, come nell’età del Rinascimento.

La forma delle cose a venire (^)

Gli scenari presentati sopra, anche quando sono in netto contrasto l’uno con l’altro (decadenza - rigenerazione) hanno tutti in comune un aspetto, e cioè la fine dello statismo e la scomparsa dello stato territoriale sovrano.
Fattori tecnologici, ecologici, economici, culturali e molti altri ancora, tutti si uniscono in un’unica tendenza, la cui progressione continua sanzionerà la fine dell’età dello statismo.

Che cosa di preciso rimpiazzerà l’ideologia dello statismo e lo stato come organizzazione non è per ora chiaro ma il fatto che gli individui che vivono in società avanzate (e non solo loro) si stanno muovendo in direzione di realtà post-statuali è più di una semplice eventualità. È una dinamica consolidata che solo scienziati sociali servi dello stato non riescono a cogliere.
Stando così le cose, è quindi molto probabile che, con la formazione di una massa critica di individui che ragionano al di fuori della ideologia dello statismo e che agiscono oltre la sfera dello stato, un punto di rottura sarà raggiunto (probabilmente durante i primi decenni del XXI secolo) che avvierà una reazione a catena la quale porterà all’accettazione diffusa di nuove idee (nuovi paradigmi) e di nuove forme di comportamento (nuove organizzazioni sociali).

Ora possiamo formulare solo ipotesi, sulla base della storia passata, riguardo Chi (protagonisti) e Che Cosa (organizzazione) sostituirà lo stato. Queste nuove realtà potrebbero essere:

- individui e comunità diffuse geograficamente, come dopo il crollo dell’Impero Romano e l’abbandono di Roma a vantaggio del contado;

- società parallele, come Chiese differenti che esistono l’una accanto all’altra, come avvenne dopo le guerre di religione e l’accettazione della tolleranza religiosa;

- un ecumene mondiale unificato, come una cosmopoli o cosmoagropoli abitata da individui cosmopoliti. Questo sarebbe qualcosa di totalmente nuovo che non ha nulla a che fare con la nascita di un governo mondiale ma con la formazione di cittadini del mondo e di un villaggio globale.

Questi nuovi protagonisti e nuove organizzazioni non si escludono l’un l’altro, ma potrebbero essere presenti, in vari modi e al tempo stesso, in realtà differenti o anche contemporaneamente nella stessa località.

Potremmo chiamare queste tre ipotetiche realtà future personarchia, poliarchia, panarchia. Ad ogni modo, quello che è importante non è attaccare una etichetta a realtà nuove ma avvertire nel profondo quali siano le qualità dei nuovi protagonisti e l’essenza delle nuove organizzazioni.
Se la decadenza e/o il collasso sono solo fasi temporanee dell’avventura umana e sono seguiti e sostituiti dalla rigenerazione, perché ciò avvenga è necessario che individui con facoltà creative e critiche si moltiplichino e di diffondano dappertutto.

Le qualità di questi individui e l’essenza delle organizzazioni di cui essi saranno membri risulteranno probabilmente caratterizzati da:

- entusiasmo ed energia

- sapere e saggezza

- fiducia e cura

Quando emergerà un numero sufficiente di individui con questo insieme di qualità, ed essi le utilizzeranno e le promuoveranno attivamente contro tutti gli ostacoli, allora nuove entità sociali emergeranno basate su nuove linee organizzative. A quel punto la rigenerazione sarà in pieno corso.

Spetta ad ognuno fare le proprie scelte.
Ed è sempre tempo di fare le scelte appropriate.
Lasciamo che le Persone sorgano e che la Vita cominci!

 

 


Riferimenti (^)

[1690] John Locke, Concerning Civil Government, Second Essay

[1751] Sir William Temple, An essay upon the origin and nature of government

[1776] Adam Smith, The Wealth of Nations

[1840] Alexis de Tocqueville, De la Démocratie en Amérique, vol II, Flammarion, Paris, 1981
si veda anche: http://www.panarchy.org/tocqueville/democratie.1840.html

[1854] Henry David Thoreau, Walden, W. W. Norton, New York, 1992

[1903] Bernard Shaw, Maxims for Revolutionists
http://www.panarchy.org/shaw/maxims.1903.html

[1927] Julien Benda, La trahison des clercs, Bernard Grasset, Paris, 1975

[1946] Bertrand Russell, Ideas that Have Harmed Mankind
http://www.panarchy.org/russell/ideas.1946.html

[1949] George Orwell, Nineteen-Eighty-Four, Penguin, Harmondsworth, 1999
si veda anche:
http://www.panarchy.org/orwell/war.1949.html
http://www.panarchy.org/orwell/ignorance.1949.html

[1954] A. J. P. Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford University Press, Oxford, 1969

[1955] Solomon A. Asch, Opinions and Social Pressure, 1955
[1967] Marshall Mc Luhan & Quentin Fiore, The Medium is the Massage, Penguin, Harmondsworth

[1974] Stanley Milgram, Obedience to Authority, Tavistock, London

[1976] Richard Dawkins, The Selfish Gene, Oxford University Press, Oxford, 1999

[2003] The Strategic Logic of Suicide Terrorism. Robert Pape of the University of Chicago
http://www.columbia.edu/itc/journalism/stille/Politics%20Fall%202007/readings%20weeks%206-7/Strategic%20Logic%20of%20Suicide%20Missions.pdf

[2005] François-René Rideau, Capitalism is the Institution of Ethics (§3 Responsibility: The Dynamic Feedback of Ethics)
http://fare.tunes.org/liberty/sofia2005.html