La moneta : origini (^)

L'invenzione della moneta risale ad un passato lontano, più remoto di quanto siamo di solito portati a immaginare.
È certamente concepibile che in presenza e all'interno di una economia chiusa di sussistenza gli scambi e il bisogno di un mezzo di scambio siano scarsi o del tutto inesistenti.

Ma, non appena il numero delle persone che vivono assieme aumenta, allora sorge la specializzazione delle attività (la divisione sociale del lavoro), che porta ad un incremento nella produzione in quanto ognuno concentra le sue energie e le sue capacità in maniera più attiva e fruttuosa nei compiti che gli sono più congegnali sotto il profilo della perizia e della volontà.
Il sovrappiù che ogni produttore realizza nel suo campo di attività va quindi scambiato in modo da soddisfare tutta una serie di altri bisogni. Per cui, dalla divisione sociale del lavoro emerge e si diffonde il desiderio e la necessità dello scambio che rappresenta uno dei tratti basilari di ogni organizzazione sociale se non addirittura della natura umana.

Lo scambio può essere condotto attraverso:
    - Il baratto: i beni sono scambiati con altri beni. Questo è un modo efficace e diretto di effettuare una transazione quando la varietà dei beni è molto limitata e quando i beni sono facilmente divisibili di modo che un certo numero di unità di un bene può essere scambiato con il desiderato numero di unità di un altro bene.
    - L'uso di beni intermedi: un bene che è accettato da tutti viene utilizzato come mezzo di scambio per ottenere quei beni che sono realmente necessari.

Nel corso della storia molti beni sono stati utilizzati come mezzi di scambio. Questi beni hanno svolto tale ruolo per vari motivi, quali il loro:
    - valore intrinseco d'uso, ad esempio il bestiame (pecus) da cui deriva la parola latina "pecunia" che significa denaro;
    - valore simbolico di scambio, ad esempio le conchiglie e le perle, che erano apprezzate in molte comunità a causa della loro bellezza estetica e della loro funzione ornamentale.
In realtà questa differenziazione analitica potrebbe essere considerata inutile perché, dal punto di vista di coloro che effettuano lo scambio, quello che conta è il fatto di poter arrivare ad ottenere alcuni beni specifici. Se questo significa ricevere, ad un certo punto, delle pietre levigate o del tabacco o altri oggetti, ciò non ha molta importanza se le persone interessate mostrano la volontà e la capacità di prende parte all processo dello scambio al fine di ottenere i beni desiderati.

Molto presto, in parecchie regioni del mondo i metalli iniziarono ad essere utilizzati come mezzi (unità) di scambio. Sembra che monete di metallo fossero impiegate in Cina già nel XII secolo avanti Cristo sotto la dinastia Chou. In Grecia, i giudici ricevevano come ricompensa per i loro servizi un certo numero di spiedini chiamati "obelos" che davano loro il diritto di ottenere un numero di pezzi di carne proporzionale al numero degli spiedini. Successivamente gli spiedini furono sostituiti con monete di metallo che continuarono ad essere chiamate "obelos" (in seguito, obolos).

L'uso dei metalli come mezzi di scambio è abbastanza comprensibile data la loro:
    - durabilità
    - divisibilità
    - misurabilità
    - trasportabilità.
Possiamo anche aggiungere che alcuni metalli, a causa della loro relativa scarsità, della loro quasi universale attrattiva e dell'uso come oggetti ornamentali (nello specifico, l'oro e l'argento) hanno avuto e tuttora hanno la caratteristica di essere desiderati e accettati in ogni tempo e luogo.

L'invenzione e la diffusione di mezzi di scambio facilmente impiegabili sotto forma di monete di metallo, permettendo di soddisfare i bisogni degli individui attraverso una serie di scambi multipli e di promuovere così lo sviluppo degli esseri umani e delle comunità, possono essere considerati alla pari dell'invenzione e della diffusione di altri strumenti tecnologici utili e importanti che hanno contribuito in maniera significativa al progresso umano.

 

La moneta : seguito (^)

Nelle mani dei produttori-consumatori la moneta è essenzialmente un mezzo di scambio. Ma, fin dall'inizio, le persone al potere hanno intuito che la moneta era anche uno strumento di dominio, che poteva essere impiegato per controllare il popolo comperandone i favori (panem et circenses) o remunerando i servizi di alcuni (la burocrazia, l'esercito) per ottenere l'obbedienza di tutti a vantaggio di pochi.

Da un punto di vista politico la prerogativa esclusiva di emettere moneta costituisce soprattutto uno strumento per esercitare il comando. Nelle parole di uno strorico delle vicende monetarie, "Il diritto di battere moneta è sempre stato e tuttora rimane il segno e la dichiarazione più chiara della sovranità." ["The right to coin money has always been and still remains the surest mark and announcement of sovereignty."] (1896, Alexander Del Mar, History of monetary systems).

Nell'Europa Occidentale i governanti Romani controllavano il conio delle monete che di solito portavano l'effige dell'imperatore di modo che ognuno sapesse in chi risiedeva il potere e da dove provenisse la possibilità di acquistare il necessario per vivere. In aggiunta a ciò va detto che molti Romani, al centro e alla periferia dell'impero, erano sul libro paga dello stato come funzionari o soldati, o ricevevano assistenza da parte dello stato (sembra che ad un certo punto questo fosse il caso per quasi 200mila persone nella sola città di Roma).

Oltre a servire per il consumo personale e per il mantenimento di strati parassitari, la ragione principale per cui i governanti hanno bisogno di grandi quantità di monete consiste nel fare la guerra. Per i Romani le guerre erano necessarie al fine di assumere il controllo di nuove miniere di oro e di argento per la coniazione di monete che permettevano di pagare una crescente burocrazia ed eserciti pronti per ulteriori guerre. Questo ciclo infernale finì con il crollo di un impero divenuto ingovernabile.

Durante il Medio Evo, re e governanti fecero talvolta ricorso a ricchi individui (mercanti, orefici) per finanziare le loro guerre. Questo fu, ad esempio, il caso di Edward III, re d'Inghilterra, che ricevette un prestito dai banchieri fiorentini (i Bardi, i Peruzzi) offrendo loro in cambio, oltre la promessa di restituzione della somma, anche diritti esclusivi di commercio.
Quando il pagamento venne posposto a tempo indeterminato per essere poi alla fine cancellato del tutto portando al fallimento di quelle case bancarie (i Bardi e i Peruzzi fecero bancarotta all'inizio del 1345) le persone al potere dovettero impegnarsi a trovare altri modi di finanziamento in quanto i prestiti derivanti da quelle fonti cessarono del tutto.

Nel 1694 la necessità di finanziare la lunga guerra contro Louis XIV di Francia portò alla fondazione della Banca d'Inghilterra. Questa istituzione finanziaria sorse dal matrimonio di convenienza tra la comunità degli affari in cerca, come al solito, di privilegi monopolistici per far soldi e l'élite al potere sempre carente di denaro.

Lo stesso tipo di alleanza si venne a formare in Francia quando il Duca di Orleans, reggente del re di Francia, al fine di trovare una soluzione alla situazione disastrosa delle finanze statali, diede la sua autorizzazione a John Law, uno Scozzese, di fondare la Banque Générale (1716) che divenne in seguito la Banque Royale (1718). Questa era a tutti gli effetti una iniziativa statale intesa a controllare/manipolare il debito nazionale e gran parte del commercio estero. L'eccessiva emissione di banconote e la vendita di azioni per iniziative improduttive misero ben presto fine (1720) all'illusione di poter risolvere problemi reali attraverso giochi di prestigio finanziari, quanto meno in Francia e per un certo periodo.

Il tema ricorrente nella storia è il continuo bisogno di moneta e ancora moneta da parte dei governanti statali in quanto le uscite superano di regola le entrate e queste ultime non possono essere elevate a piacere attraverso la tassazione per paura di una rivoluzione o perché ciò porterebbe alla rovina economica dei produttori, estinguendo così la stessa fonte da cui provengono i guadagni dello stato.

Nonostante ciò, per sopravvivere e mettere in atto la loro politica di dominio, gli uomini al potere ritengono giusto interferire e manomettere di continuo il processo di emissione e circolazione della moneta. Questa mal-amministrazione della moneta è stata messa in atto principalmente attraverso:
    - indebite appropriazioni (con espropri manifesti o celati)
    - cattive allocazioni (per fini distruttivi o parassitari).

 

La moneta : mal-amministrazione (^)

Nel corso della storia coloro che erano al potere raramente si sono astenuti dall'impossessarsi di ogni tipo di risorse che hanno usato principalmente per mantenere e rafforzare il loro potere. Con riferimento alla moneta, questo ha significato:

Indebite appropriazioni

     - Espropri manifesti
Quando si sono trovati in ristrettezze finanziarie gli uomini al potere sono ricorsi alla cancellazione dei loro debiti (come nel caso di Edward III d'Inghilterra e Carlo V di Spagna) o all'appropriazione pura e semplice di risorse che appartenevano ad altri (come nel caso di Costantino che espropriò i ricchi tesori dei templi pagani in tutto l'Impero Romano o di Henry VIII con la chiusura e l'appropriazione dei beni dei monasteri).
Gli espropri manifesti sono stati usati dallo stato durante le cosiddette guerre di religione (contro i Cattolici e i Protestanti), al tempo della formazione degli stati nazionali (ad esempio gli espropri delle proprietà della Chiesa in Francia durante la Rivoluzione o in Italia dopo l'unificazione) o a seguito alla presa del potere da parte di un nuovo regime (ad esempio negli stati comunisti con la soppressione della proprietà privata).
Tutto ciò ha permesso ai detentori del potere di incamerare i necessari mezzi finanziari sia attraverso la vendita di quei beni che attraverso la stampa di banconote (ad esempio gli "assignats" in Francia) avallate dalle risorse espropriate.
    - Espropri celati
Nel passato, quando il mezzo di scambio erano le monete d'oro e d'argento aventi un determinato peso, i potenti hanno in più occasioni svilito il valore delle monete riducendone il peso o mescolando i metalli preziosi con leghe di minore valore. Uno dei primi casi noti al riguardo è stato quello dell'imperatore Nerone che ridusse la quantità di oro nell'aureus e quella di argento nel denarius, e fu successivamente imitato da altri imperatori in quanto questo era il modo più semplice, per lo stato, di far fronte a spese crescenti.
In tempi recenti, durante il secolo XX, con l'introduzione della moneta cartacea imposta come moneta a corso legale, l'emissione eccessiva di biglietti di banca da parte dello stato ha prodotto gli stessi effetti dello svilimento del valore del denaro metallico.
Tutte queste politiche hanno rappresentato un esproprio celato (o quasi celato) messo in atto dagli strati parassitari indebitati a spese degli individui produttivi che cercavano di vivere entro i limiti delle loro risorse. Questo è uno dei casi più evidenti in cui un comportamento sensato e virtuoso viene deriso e svilito da governanti imbroglioni e degenerati.

Cattive allocazioni

    - Per fini distruttivi
La destinazione più comune delle risorse espropriate è consistita nel finanziare le guerre. Anton Fugger, il banchiere di Carlo V, di Ferdinando I e del re Filippo II di Spagna era più che consapevole dell'uso del denaro che egli prestava quando affermò che "il denaro è il nerbo delle guerre" ["pecunia nervus bellorum"].
I fatti a supporto di tale convinzione sono talmente numerosi che Bertrand Russell non poté esimersi dal dichiarare con estrema franchezza: "Considerato che la maggior parte delle spese statali dei governi più civili consiste nel pagamento per guerre passate o nella preparazione per guerre future, colui che presta il suo denaro ad un Governo si trova nella stessa posizione dei cattivi che assoldano sicari in una commedia di Shakespeare." "Ovviamente, sarebbe stato meglio che egli avesse speso quel denaro, anche se lo avesse dissipato in gozzoviglie e in giochi d'azzardo." ["In view of the fact that the bulk of the public expenditure of most civilized Governments consists in payment for past wars or preparation for future wars, the man who lends his money to a Government is in the same position as the bad men in Shakespeare who hire murderers." "Obviously it would be better if he spent the money, even if he spent it in drink or gambling."] (1932, Bertrand Russell, In praise of idleness).
    - Per fini parassitari
Il denaro che non è speso per le guerre è, per una quota considerevole, destinato ai ceti parassitari o a quelli altamente protetti (la burocrazia statale e le sue appendici). Nel 1914 in Francia 1 cittadino su 103 lavorava per lo stato, e lo stato francese era già allora una entità abbastanza forte e onnipresente. Attualmente in Francia, in base a dati che risalgono alla metà degli anni 1990, quasi un cittadino su dieci lavora per lo stato (più di 5 milioni di persone). Se includiamo anche le imprese di stato e le associazioni finanziate dallo stato, la cifra è di quasi 1 su 8 (più di 7 milioni di persone). È molto difficile immaginare che tutti questi questi lavoratori statali siano necessari per la promozione del benessere dei cittadini.

Per sopravvivere lo stato ha continuamente bisogno di enormi somme di denaro. Conseguire questo risultato è possibile solo in quanto lo stato interferisce con il funzionamento della moneta e manipola il valore del denaro per raggiungere i suoi propri fini. Ne deriva quindi che le funzioni originarie e proprie della moneta diventano secondarie e le disfunzioni monetarie prendono il sopravvento.

 

La moneta : funzioni e disfunzioni (^)

La mal-amministrazione della moneta e le disfunzioni monetarie che ne conseguono sono state e sono tuttora possibili perché le vere funzioni della moneta sono state minate dallo stato e le pratiche disfunzionali sono state favorite fino a giocare un ruolo dominante.
Se concepiamo la moneta come uno strumento tecnico per facilitare e migliorare le relazioni economiche e sociali concernenti gli scambi e la produzione, le funzioni della moneta ammontano essenzialmente a:

- Oleare le ruote del commercio (mezzo di scambio)
Nelle parole di Hume "La moneta non è, parlando correttamente, uno dei soggetti del commercio; ma solo lo strumento adottato volutamente dalle persone per facilitare lo scambio di un bene con un altro. Non rappresenta una delle ruote del commercio. È solo simile all'olio che rende il movimento delle ruote più liscio e agevole." ["Money is not, properly speaking, one of the subjects of commerce; but only the instrument which men have agreed upon to facilitate the exchange of one commodity with another. It is none of the wheels of trade. It is the oil which renders the motion of the wheels more smooth and easy."] (1752, David Hume, On Money)

- Accendere la scintilla della produzione (mezzo di impresa).
La produzione di sovrappiù in una economia che usa la moneta come mezzo di scambio e che è caratterizzata dalla presenza di individui produttivi e di inclinazioni a promuovere ulteriormente la produzione, risulta nel risparmio delle risorse non consumate sotto forma di somme di denaro piccole o grandi. Questo porta alla messa in un fondo comune di tali mezzi finanziari al fine di investirli in nuove imprese produttive quali l'apertura di nuove opportunità commerciali o l'avvio di nuove attività industriali.

Queste due funzioni, reali e utili, della moneta, e cioè in quanto mezzi di scambio e mezzi di impresa, richiedono, per essere svolte, che la moneta sia collegata, nella sua origine e nel suo utilizzo, con coloro che si occupano della produzione di beni e servizi liberamente richiesti e liberamenti scambiati. In questo caso la moneta è solo uno strumento subordinato utilizzato per facilitare il soddisfacimento (attraverso lo scambio e la produzione) di bisogni umani.

Quando e dove questo non avviene, siamo in presenza di usi disfunzionali e di concezioni fallaci che assegnano alla moneta prerogative e caratteristiche che le sono estranee. La moneta è allora vista come un fine in sé stesso, e cioè come un bene finale di cui appropriarsi e tesorizzare invece di essere qualcosa da ricevere e far circolare in cambio di beni e servizi o per l'investimento nella produzione di beni e servizi. La moneta è quindi equiparata, senza alcuna ulteriore qualifica, a:

- Ricchezza
Una pila di lingotti d'oro non può essere definita ricchezza come una pila di mattoni non può essere caratterizzata come una casa. Potremmo chiamare questa la fallacia di Mida. Quando il re Mida chiese in dono agli dei di trasformare in oro qualsiasi cosa egli toccasse, quello che egli voleva davvero era il potere di acquisto garantito dal possesso di oro; ad esempio, la possibilità di godere di cibi squisiti in cambio di oro, non il fatto che cibi squisiti si trasformassero in oro. La storia è ricca di episodi caratterizzati da questa fallacia come, ad esempio, il lungo declino attraversato dalla Spagna in un periodo in cui entrava nel paese un fiume d'oro proveniente dal Sud America (XVI secolo) o la lunga depressione economica degli Stati Uniti dopo il 1929 mentre le casse della Riserva Federale erano piene di lingotti oro.
- Valore
La moneta non è né valore in sé stessa né rappresenta una misura di valore ma solo uno strumento per lo scambio. Un oggetto ha o potrebbe avere un certo valore e ha o potrebbe avere un certo prezzo ma i due aspetti fanno riferimento a contesti distinti. C'è una differenza tra il prezzo di un oggetto e il suo valore. In molti casi il valore e il prezzo sono in contrasto tra di loro, se si considera che ciò che ha più valore per l'essere umano non richiede un prezzo elevato o è del tutto esente da prezzo (ad es. l'acqua, l'aria, il sole, ecc.). L'identificazione del prezzo con il valore è alla base della fallacia del Prodotto Interno Lordo che è un modo disastroso di vedere la realtà in quanto incoraggia comportamenti che si indirizzano al guadagno monetario nel breve termine in quanto innalza la cifra del Prodotto Interno Lordo (ad esempio, il taglio di una intera foresta e la vendita del legname), invece di favorire attività che si preoccupano del valore nel lungo periodo.
- Potere
La moneta può comperare le persone (soldati, burocrati, insegnanti, giornalisti, ecc.) per sostenere e puntellare il potere ma non è il potere in sé stesso come ben hanno sperimentato tragicamente sulla loro pelle gli appartenenti ad alcune ricche minoranze (Cattolici, Protestanti, Ebrei, aristocratici, ecc.) che furono espulsi, espropriati, ghigliottinati o inviati ai forni crematori. Le idee e le convinzioni sotto forma di miti e fedi collettive rappresentano il sostrato del potere. La moneta da sola, senza le caratterizzazioni mitiche e fallaci attribuitegli dal potere, apparirebbe per quello che è, un pezzo di metallo, un foglio di carta o un bit di informazione sullo schermo di un computer.

In generale, gli usi disfunzionali della moneta sono quelli nei quali essa non è né mezzo di scambio né mezzo di impresa ma solo un fine in sé stesso il cui possesso è equiparato, ingenuamente ed erroneamente, alla ricchezza, al valore e al potere.

Questi modi disfunzionali di utilizzare e concepire il denaro possono avere il sopravvento solo allorché lo stato gioca un ruolo dominante nella vita economica e sociale di una comunità. Attraverso una serie di pretesti ridicoli, quali ad esempio il sostenere che molte persone non sono in grado di badare ai loro interessi, che la libertà degli scambi non va a vantaggio degli individui e che la moneta è qualcosa di troppo importante perché sia lasciata à sé stessa, lo stato è intervenuto cancellando qualsiasi traccia di libertà nel campo monetario così come aveva già fatto o stava facendo nel campo della produzione (ad es. regolamenti) e del commercio (ad es. tariffe). E, come nel caso della produzione e del commercio, lo stato si è attribuito il ruolo di regista supremo, conferendo privilegi esclusivi ad una serie di attori subordinati, mentre la grande maggioranza delle persone veniva relegata nel ruolo di semplici comparse.

 

La moneta : registi, attori e comparse (^)

Durante la maggior parte del XIX e XX secolo assistiamo alla continua ascesa dello stato verso una posizione di comando e di direzione in tutti i settori della vita economica e sociale.
La soppressione del laissez-faire è stata attuata sia nel campo della produzione di beni (protezionismo statale e formazione di cartelli nazionali) che in quello della emissione di strumenti monetari di scambio (banca centrale nazionale).

Il lontano antecedente di questo sviluppo può essere fatto risalire all'istituzione della prima banca centrale (la Banca d'Inghilterra nel 1694). Le sue origini derivano, come è già stato sottolineato, dalla necessità di fare affluire denaro nelle casse dello stato, dissanguate da lunghe lotte, permettendo così di continuare la guerra contro la Francia. Come avviene in questi casi si seguì la pratica consolidata, vale a dire quella di conferire ad una società commerciale privilegi monopolistici nell'imposizione di tasse su vari beni in cambio dell'anticipo di un certo ammontare di denaro (in questo caso, la somma di 1.200.000 sterline). Era come chiedere un riscatto dopo aver preso alcuni ostaggi (gli ostaggi erano le persone che vivevano nel territorio controllato dal potere statale) o, per dirla in maniera più sfumata, era come utilizzare i sudditi statali come pegno e come soggetti responsabili del pagamento di una ipoteca. Per cui, fin dall'inizio, gli interessi monetari del potere statale di finanziare le guerre presero il sopravvento sui bisogni reali delle persone di commerciare liberamente senza controlli ed esazioni.

La stessa dinamica che ha portato all'istituzione di una banca centrale in Inghiterra è visibile anche negli Stati Uniti al tempo della guerra tra il Nord e il Sud. La legislazione introdotta tra il 1862 e il 1865 era finalizzata ad un assorbimento forzato di banconote a corso legale (i "greenbacks") per finanziare il debito federale in modo da poter continuare la guerra.

Le stesse ragioni sono alla base dell'istituzione della maggior parte delle banche centrali. Esse furono fondate per motivi di natura politica e militare che non hanno nulla a che fare con necessità economiche valide. Non c'è quindi da stupirsi del fatto che il sistema bancario sia caratterizzato da una estesa corruzione e cattiva amministrazione di cui il crollo della Banca Romana in Italia e lo scandalo di Panama in Francia (verificatisi verso la fine del XIX secolo) sono tra i casi storici più famosi.

Nonostante ciò, le tendenze e gli interessi a favore dello stato erano talmente forti che, durante la prima metà del secolo XX, attraverso atti del Parlamento o del Congresso, in quasi ogni stato vennero istituite banche centrali nazionali (o federali) con il compito supremo di amministrare la moneta esercitando:
    - il monopolio dell'emissione
    - il controllo universale
    - il prestito verso tutte le istituzioni finanziarie.

In questo scenario, alle altre banche fu assegnato il ruolo di attori la cui chiamata in scena doveva essere consentita e approvata dal regista (la banca centrale) e la cui attività monetaria doveva essere regolamentata da leggi del Parlamento. Mentre in passato l'attività bancaria emergeva dalla produzione e dal commercio ed era quasi un derivato di tali attività rispondendo alle necessità delle relazioni economiche, nel caso del sistema bancario controllato dallo stato le banche sorgono per motivi politici e finanziari e sono al servizio di interessi politici e finanziari.

Le banche hanno accettato questo ruolo subordinato nei confronti della banca centrale per la semplice ragione che, sotto la tutela dello stato, esse godono di un potere protetto ed esclusivo nelle operazioni monetarie.

In altre parole, il sistema bancario è un apparato monopolistico chiuso che serve le richieste finanziarie di un padrone monopolistico (lo stato e i circoli dominanti) e che deriva i suoi guadagni dalle manipolazioni di denaro (vale a dire da semplici transazioni finanziarie) che, in molti casi, hanno poco o nulla a che vedere con l'agevolazione degli scambi di beni/servizi e con la promozione della produzione.
In questa commedia di registi (le banche centrali) e attori (le banche certificate dallo stato), la maggior parte dei clienti non sono che individui indifesi e irrilevanti sia che prestino o che chiedano in prestito il denaro. In altre parole, essi svolgono il ruolo di comparse da sfruttare e di cui ci si può anche sbarazzare, come se fossero un mucchio impersonale e manovrabile in una scena di massa.

Le persone con una scarsa conoscenza del passato danno per scontato che sia sempre stato così, che le banche centrali sono sempre esistite e che la moneta sia e debba essere sotto il controllo dello stato altrimenti non vi sarebbe altro che caos totale e un inevitabile collasso. Per questo è necessario gettare un rapido sguardo a un passato che ha prospettato un diverso scenario.

 

La moneta : un passato dimenticato (^)

Dopo la caduta dell'Impero Romano e il venir meno dell'autorità imperiale in Europa, vi è stato un lungo periodo in cui è mancato un centro per la coniazione delle monete. Con la ripresa e l'espansione della produzione e del commercio, soprattutto intorno all'anno 1000, i mercanti e gli artigiani delle città si assunsero il compito di riprendere la coniatura per facilitare gli scambi. Una delle monete di maggior pregio divenne il fiorino fiorentino che era accettato come mezzo di scambio in molte regioni d'Europa.

Questo potrebbe essere visto come un esempio, tra gli altri, che non vi è bisogno di una autorità bancaria centrale per regolare le valute in quanto esse si regolano autonomamente a patto che vi sia la libertà delle persone di accettare le monete (considerate) buone e di rifiutare quelle (considerate) cattive. Inoltre, questi fatti storici confermano che il denaro ha origine da commercianti e artigiani al fine di soddisfare le esigenze della produzione e dello scambio, e non per decisione arbitraria di un governante a fini distruttivi o parassitari.

Nel corso del Medio Evo i mercanti hanno escogitato nuovi modi per trasferire il denaro (come la lettera di pagamento, anticipatore del moderno assegno bancario) per evitare il fastidio di trasportare pesanti carichi di monete in lunghi viaggi e il rischio di essere derubati nel tragitto verso un mercato lontano.
Questo mostra nuovamente che non vi è bisogno di una autorità centrale o di un corpo legislativo per concepire e regolare gli strumenti di pagamento. Essi sorgono e si consolidano secondo l'esperienza e il bisogno.

Ulteriori sviluppi riguardanti l'impiego del denaro furono la "commenda" e la "societas maris" che rappresentano accordi tra investitori individuali e imprenditori/commercianti per unirsi in una comune impresa economica. A conclusione dell'affare, i profitti (o le perdite) che ne risultano sono ripartite tra le persone associate in base alle regole dell'accordo.
Più e più volte gli eventi storici mostrano che le persone, quando sono davvero libere di stipulare contratti, trovano prima o poi i modi che garantiscono l'uso proficuo delle risorse, senza il bisogno di un intervento esterno.

Per quanto concerne i poveri, una possibilità di disporre di denaro si concretizzò per interessamento e iniziativa di gruppi che non avevano nulla a che fare con lo stato. Nel 1462 i Francescani in Italia istituirono "montes pietatis" che offrivano ai poveri prestiti (inizialmente senza interesse) garantiti da oggetti dati in pegno (che sarebbero stati venduti all'asta in caso di mancata restituzione del prestito). Successivamente, durante l'industrializzazione dell'Europa, casse di risparmio, associazioni per il credito, cooperative edilizie e altre simili organizzazioni operarono a servizio e a supporto dei lavoratori e delle persone in stato di bisogno. Quindi, anche quando il benessere economico non era così diffuso come ai nostri tempi, le persone lasciate libere di agire senza la presenza di soffocanti vincoli statali, furono capaci di escogitare e introdurre strumenti che permettevano la circolazione del denaro fino agli strati più poveri. Noi possiamo solo immaginare la varietà di associazioni economiche ricche e generose che potrebbero esistere al giorno d'oggi se quella libertà fosse stata preservata.

Oltre a queste esperienze nella gestione della moneta che esprimono la sua vera funzione di facilitare gli scambi e di stimolare la nascita di attività produttive, ciò che viene soprattutto dimenticato e volutamente evitato nell'insegnamento economico manipolato dallo stato è la storia interessante delle Libere Banche in Olanda e Scozia.

L'Olanda, una regione relativamente povera fino al secolo XVI, divenne, abbastanza rapidamente, un centro per il commercio a lunga distanza e una piazza bancaria libera. La libertà di commercio e di produzione diede vita a una serie di opportunità di profitto convogliando denaro (per l'investimento economico) verso l'Olanda, incrementando così ulteriormente gli scambi e l'industria e facendo della regione, agli inizi del XVII secolo, la più ricca d'Europa. Mentre la Spagna stava decadendo sotto il peso dell'oro depredato e dei decreti statali, la Banca di Amsterdam (vale a dire gli azionisti e i depositanti) era impegnata a finanziare in maniera massiccia la produzione e il commercio. A quel tempo, ogni anno più di 600 navi lasciavano il porto di Amsterdam per le regioni del Baltico, più di 60 navi salpavano per l'Estremo Oriente e circa 80 navi si dirigevano in America, senza che vi fosse alcun vincolo statale riguardo alle merci che entravano e uscivano dal porto o i mezzi e le forme di pagamento.

Una esperienza di (relativa) libertà bancaria ebbe luogo anche in Scozia tra il 1716 e il 1845. Fu caratterizzata dalla libertà di accesso all'attività bancaria e dall'esistenza di varie valute emesse dalle banche in competizione tra loro; non vi erano disposizioni specifiche che regolassero il settore bancario ma si applicavano le norme contrattuali della legge comune. Durante il periodo di liberà bancaria, la Scozia venne trasformata dall'essere una economia povera basata sull'agricoltura con un reddito pro-capite pari alla metà di quello degli Inglesi, in una regione industriale con un reddito individuale quasi pari a quello in Inghilterra.

Tutte queste esperienze sono state o minimizzate o dimenticate o considerate del tutto impraticabili nella realtà del XX secolo dominata dallo stato. Questa posizione potrebbe essere accettabile se la situazione finanziaria del mondo durante tale secolo non fosse stata caratterizzata dalla depressione e dall'inflazione e, ultimamente, da una combinazione dei due fenomeni chiamata stagflation. Ciò si è verificato nonostante o grazie alla presenza di una serie di istituzioni bancarie nazionali e internazionali, dominate dagli stati, e con sostanziali poteri di controllo.
È quindi necessario focalizzare brevemente l'attenzione sulla situazione recente e attuale della moneta sotto la gestione dello stato.

 

La moneta : un presente inquieto (^)

La situazione della moneta durante la prima metà del secolo XX è stata caratterizzata da:

    - La fine della convertibilità delle valute nazionali in un bene generalmente (vale a dire internazionalmente) accettato come l'oro o l'argento. Questo fatto, unitamente alla pratica di politiche economiche statali sempre più protezionistiche, portò al collasso del commercio internazionale e ad una lunga depressione.
    - Il dominio totale delle banche centrali a base nazionale volte a soddisfare interessi statali di natura puramente politica e finanziaria, come le spese statali per la burocrazia, l'esercito, le imprese nazionalizzate, l'assistenzialismo paternalistico e così via. La maggior parte delle banche centrali hanno presieduto, fino ad epoca recente, alla emissione monopolistica e alla circolazione obbligatoria di valute nazionali.

Durante la maggior parte del secolo XX, a parte gli spiccioli metallici, la moneta è stata (e poteva solo ed esclusivamente essere) un pezzo di carta stampato dallo stato (moneta a corso legale) la cui emissione non era né necessariamente sostenuta da una realtà economica (beni e servizi) né collegata ai bisogni delle persone di scambiare e produrre. La sfera monetaria è stata la riserva esclusiva della banca centrale le cui decisioni erano subordinate alle esigenze e alle finalità politiche e finanziarie dello stato.

Questi due aspetti erano ancora predominanti nel dopoguerra con una eccezione degna di nota rappresentata dalla Germania occidentale dove la scioccante esperienza dell'iper-inflazione negli anni '20 portò alla rifondazione di una banca centrale (la Bundesbank) abbastanza indipendente dal governo centrale (eccetto che per il fatto di vedersi riconosciuto dal governo il monopolio nella gestione della moneta).

Durante la seconda metà del secolo XX una realtà monetaria dominata dallo stato ha generato una situazione di continua inflazione. "L'inflazione - come sottolineato da Milton Friedman - si verifica quando la quantità di moneta cresce più rapidamente della produzione [di beni e servizi]. (1992, Milton Friedman, Money Mischief).

Quando l'emissione e la circolazione di moneta è esente da interferenze politiche ed è sotto la responsabilità e i rischi dei produttori-consumatori di beni e servizi (nell'ambito di una dinamica di investimenti e scambi totalmente libera) l'ammontare necessario di strumenti monetari sarebbe il risultato di una serie di aggiustamenti continui e volontari. La mancata messa in atto di questa dinamica, qualora fosse un fatto ripetuto e protratto nel tempo, equivarrebbe, per gli operatori economici, ad una punizione autoinflitta.

Diverso è il caso in cui la moneta è emessa e posta in circolazione in base alle necessità di un piano politico. Nei fatti, l'istituzione che ha promosso il processo inflazionistico, vale a dire lo stato, è anche quella che, non a caso, ne ha tratto i maggiori ricavi. Una politica inflazionistica apporta allo stato:

- Guadagni politici
L'inflazione, che ha origine dalla emissione di moneta per ragioni politiche, può essere equiparata alla produzione di illusioni. Essa genera nei produttori e nei risparmiatori l'impressione che la loro situazione stia migliorando in quanto c'è abbondanza di denaro o più denaro a loro disposizione. Comunque, se la loro situazione è davvero migliorata (materialmente e non solo monetariamente) questo è dovuto soprattutto al progresso tecnologico che aumenta la produzione e riduce i costi. Non è certamente grazie al fatto che lo stato stampa biglietti di carta chiamati valuta.
- Guadagni finanziari
Lo stato in quanto esattore fiscale gode di entrate più elevate come conseguenza dell'inflazione in quanti i redditi dei contribuenti sono soggetti ad aliquote più elevate (tassazione diretta progressiva) e anche perché, quando salgono i prezzi, aumenta la quota assoluta che va allo stato per ogni bene e servizio commerciato (tassazione indiretta come l'IVA).
Inoltre, quando lo stato chiede in prestito denaro, in una situazione inflazionistica, ripaga poi i suoi debiti con moneta deprezzata (anche tenendo conto di tassi di interesse elevati). Come messo in luce da Milton e Rose Friedman, un titolo di stato americano acquistato nel 1968 per $37.50 avrebbe fruttato $64.74 nel 1978; ma allora ci sarebbero voluti $70 per acquistare quello che $37.50 avrebbero comperato nel 1968. Se aggiungiamo poi che l'investitore doveva pagare una tassa sulla somma guadagnata scopriamo che una persona "ci avrebbe rimesso per godere del dubbio privilegio di prestare soldi al proprio governo." (1980, Milton and Rose Friedman, Free to Choose)

In sostanza, si può correttamente affermare che le politiche monetarie delle banche centrali di stato durante il XX secolo hanno causato dapprima una notevole depressione (durante gli anni '30) e poi una continua inflazione. Va da sé che lo stato ha gettato la responsabilità dell'inflazione su ogni possibile colpevole (i lavoratori, la comunità degli affari, i governi stranieri, ecc.). Una delle giustificazioni favorite è consistita nell'attribuirne la colpa alla crescita del prezzo del petrolio nel 1973. A questo riguardo, un economista non sospetto di tendenze anti-statali come John K. Galbraith ha affermato che "gli aumenti dei prezzi del 1973 si erano già verificati per tre quarti prima che scoppiasse la guerra [del Kippur] e che aumentassero sensibilmente i prezzi del petrolio." (1975, John K. Galbraith, Money)

Nell'ultima parte del XX secolo le politiche economiche dello stato hanno persino reso possibile quello che è difficilmente concepibile (sia in teoria che in pratica) se gli individui fossero lasciati liberi di condurre i propri affari e di badare ai propri interessi invece di essere dominati dagli interessi affaristici dello stato. Facciamo riferimento alla presenza contemporanea della stagnazione e dell'inflazione, ciò che viene chiamato stagflation.

Una volta giunti ad una situazione così assurda come la stagflation è diventato quasi un fatto obbligato il dover cambiare politica, considerando che altri fattori di trasformazione stavano apparendo sulla scena:

    - la crisi del comunismo di stato che avrebbe non solo indebolito la presa degli stati occidentali sui loro cittadini e la loro pretesa di essere il baluardo indispensabile contro il comunismo, ma avrebbe anche mostrato molto chiaramente che l'idea di controllare e di pianificare la produzione dal centro è pura presunzione e follia;
    - lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che avrebbero abbattuto le barriere alla circolazione delle idee, preludio alla libera e universale circolazione di persone e di beni.

Tutto ciò ha avuto e sta avendo ripercussioni sulle questioni monetari. Verso la fine del XX secolo, dopo l'abbandono della pianificazione nazionale, anche l'illusione che una banca centrale nazionale potesse controllare l'emissione e la circolazione della moneta ha fatto il suo tempo.
Intanto il potere di informazione a disposizione dell'essere umano è aumentato enormemente e sta portando alla riappropriazione da parte degli individui e dei piccoli gruppi di una serie di ruoli e funzioni che precedentemente erano dominate dalle istituzioni finanziarie (banche, fondi di investimento, ecc.).
Nel XXI secolo non è più possibile mantenere la centralizzazione e l'intermediazione mentre gli individui e la tecnologia sono pronti per la decentralizzazione e l'intervento diretto. I semi di un diverso futuro monetario sono già stati piantati.

 

La moneta : un futuro di speranza (^)

All'inizio del XXI secolo tre aspetti riguardanti la moneta stanno progressivamente diventando sempre più attuali e rilevanti:

- La dematerializzazione delle forme monetarie. Nel corso dei secoli la moneta ha assunto forme differenti ma la tendenza è stata verso una continua simbolizzazione. Il valore intrinseco dei mezzi di scambio (ad es. bestiame) ha ceduto il passo ad una moneta avente un valore socialmente riconosciuto (ad es. l'oro) e poi ad una moneta con un valore imposto a livello nazionale (ad es. la moneta cartacea). Il completamento di questo processo consiste nel passaggio ad una moneta totalmente simbolica da usare in parallelo con una varietà di forme monetarie. Questa moneta simbolica è simile ad impulsi (bits) elettronici di dati che circolano attraverso la Rete e come la Rete è il risultato di una miriade di piccoli nodi interconnessi (ad es. venditori, acquirenti, investitori, ecc.) che non è possibile manipolare e controllare centralmente.

- La decentralizzazione nell'emissione dei mezzi monetari. I nodi che interagiscono sono i produttori e consumatori grandi e piccoli di beni e servizi ed essi stanno prendendo nelle loro mani il processo di produzione di mezzi monetari per soddisfare i bisogni della produzione e dello scambio. Questo è un fenomeno ancora all'inizio ma riceverà una spinta notevole quando una impresa o una comunità di un certo rilievo decideranno di impegnarsi in un esperimento di moneta digitale e daranno vita ad una esperienza riuscita.

- La disintermediazione nella allocazione degli strumenti monetari . I risultati attuali conseguiti dalle banche e dalle istituzioni finanziarie per quanto concerne la gestione dei risparmi sono alquanto poveri. La loro prestazione non è molto migliore di quella di un programma elettronico che esamina i dati pertinenti e suggerisce alcune possibilità di investimento. Inoltre è necessario rimarcare il fatto che coloro che gestiscono il denaro delle persone si accaparrano una quota non certo esigua dei risparmi loro affidati dai clienti. Nel complesso essi non offrono un servizio all'altezza dei costi per cui sarebbe molto più ragionevole ed è abbastanza probabile che le persone (individualmente o in piccoli gruppi di associati) si riprendano il controllo dei loro investimenti, utilizzando gli strumenti tecnologici che già permettono ciò (ad es. comperare e vendere azioni via Internet) o nuovi strumenti ancora da escogitare.

Queste tendenze e queste potenzialità segnano un capovolgimento del passato e l'introduzione di un futuro più solido e più ricco di speranze che dovrebbe essere promosso e realizzato in maniera consapevole da individui e comunità responsabili. Gli aspetti negativi da superare e quelli positivi da attuare per dar vita a questo futuro riguardano:

- L'emissione di moneta. L'emissione di moneta da parte di istituzioni politiche e finanziarie (non legate alla produzione e allo scambio di beni e servizi) dovrebbe essere sostituita dall'emissione di moneta da parte di individui e gruppi (comunità, imprese, commercianti, imprenditori, ecc.) che operano nella produzione e nello scambio di beni e servizi.

- La circolazione di moneta. La circolazione di moneta per motivi politici o finanziari (che non hanno nulla a che fare con la produzione di beni e servizi) dovrebbe essere sostituita dalla circolazione di moneta finalizzata alle esigenze della produzione e dello scambio di beni e servizi.

- L'allocazione di moneta. L'allocazione di moneta a gruppi politici e finanziari (che non offrono beni e servizi richiesti da individui e comunità) dovrebbe essere sostituita da un flusso di moneta verso individui e gruppi che forniscono o sono seriamente intenzionati a fornire beni e servizi necessari e richiesti da altri individui e gruppi.

La realizzazione di questi aspetti richiede un cambio totale di prospettiva, già parzialmente avviato, che allontani da pratiche centralistiche (la banca centrale di emissione) e da privilegi monopolistici (il sistema bancario di circolazione e allocazione di fondi) e porti ad un sistema aperto e libero basato su:
    - la moneta come buoni di conto virtuali (per lo scambio)
    - l'investimento come gestione personale di risorse associate (per l'impresa).

 

La moneta come buoni di conto virtuali (per lo scambio) (^)

La funzione primaria della moneta è quella di facilitare gli scambi tra differenti produttori e consumatori. Il punto di avvio di qualsiasi scambio consiste chiaramente nella produzione di qualcosa (un bene, un servizio) che sia scambiabile con qualcos'altro. La moneta, in qualsiasi forma essa appaia, può essere vista come una sorta di buono che registra e attesta il diritto di un produttore a ricevere qualcosa in cambio di ciò che egli ha liberamente e volutamente ceduto o messo a disposizione di qualcuno. Nell'attuale periodo storico (inizio del XXI secolo) la moneta sta prendendo la forma di buoni di conto virtuali (virtual vouchers).
L'impiego della qualifica "virtuale" per caratterizzare i buoni-moneta tende a sottolineare due aspetti del denaro, uno formale ed uno sostanziale:

    - virtuale come qualità formale: la moneta è un dato virtuale (etereo) di informazione che non ha bisogno di nessuna forma materiale (metallica, cartacea) per circolare;
    - virtuale come qualità sostanziale: la moneta è il risultato di un comportamento virtuoso (degno di merito) indirizzato proficuamente e con successo alla produzione e alla diffusione di beni e servizi.

Il valore è generato solitamente attraverso la messa in atto di tale comportamento virtuoso (benefico). Il comportamento virtuoso nell'ambito economico è l'espressione di
    - entusiasmo (thrill)
    - volontà (will)
    - capacità (skill)
volti alla produzione di beni e servizi oggetto di scambio.

Tutto cio ha implicazioni per quanto riguarda gli aspetti essenziali che distinguono i buoni virtuali dalla moneta a corso legale. Essi riguardano:

- Emissione
Ogni persona capace di produrre beni o di fornire servizi richiesti da altre persone genera valore.
Beni e servizi contenenti valore economico sono generalmente scambiati attraverso lo strumento monetario. In altre parole, la moneta non è soltanto strettamente legata alla produzione di beni e di servizi ma si potrebbe persino affermare che non è altro che beni e servizi sotto una diversa forma. La sola ragione per la sua esistenza è quella di contribuire a far pervenire agli individui, attraverso lo scambio, i beni e servizi desiderati.
Se i beni e i servizi scambiabili sono (equivalgono a) moneta, ne segue che qualsiasi produttore di beni e di servizi è anche un emettitore di moneta e questo è quello che avveniva al tempo dei mercanti e degli artigiani e ciò che dovrebbe avere luogo in qualsiasi economia che funzioni. Invece, quando e dove una entità non-produttiva si arroga e monopolizza il diritto di emettere moneta, allora precipitiamo tutti in una situazione economica malsana.
La legge di Say (la produzione genera la propria domanda) è valida solo quando la libera produzione di beni e servizi per soddisfare i bisogni e le esigenze degli individui (come produttori e consumatori) si completa e si associa con la libera emissione di mezzi per lo scambio. Questo non significa che, tutt'a un tratto, ognuno sarà occupato giorno e notte a emettere buoni di acquisto virtuali a suo piacimento. Non dobbiamo applicare immagini di un passato dominato dallo stato a realtà nuove che portano al superamento dello stato. Se non produciamo beni e servizi richiesti da individui che, a loro volta, hanno prodotto beni e servizi scambiabili, non ci sono buoni di conto virtuali da emettere e da porre in ciorcolazione. Buoni di conto virtuali emergono solo quando gli individui fanno parte di una rete di scambi in quanto produttori e consumatori, anche tenendo conto del fatto che un certo numero di persone svolgono, ad un dato momento della loro vita, più il ruolo di produttori (i giovani, le persone fisicamente valide, ecc.) ed altri più quello di consumatori (gli anziani, gli invalidi, i bambini, ecc.).
Il libero flusso di informazioni permette di equilibrare continuamente il rapporto tra produzione e domanda, nella prospettiva di una loro armonizzazione istantanea attraverso la produzione-su-domanda.
Anche se ragionassimo in base al vecchio paradigma fatto di sovra o sotto-emissione di moneta, è concepibile in questo caso che i produttori cercheranno di evitare entrambe le situazioni per la semplice ragione che altrimenti o essi rimarranno con beni e servizi non collocati anche quando vi sono bisogni insoddisfatti o riceveranno per i loro beni e servizi moneta deprezzata o in via di deprezzamento. Per quanto riguarda il consumatore, l'emissione di buoni da parte di produttori inaffidabili o che non riscuotono successo dal punto di vista economico si risolve semplicemente con il rifiuto della loro accettazione per cui, abbastanza presto, solidi buoni virtuali emargineranno unità di scambio meno sicure (o meno attraenti) allo stesso modo in cui prodotti di qualità più elevata sono generalmente preferiti rispetto a prodotti di qualità inferiore, a parità di prezzo. L'unica condizione necessaria perché ciò avvenga è che tutti godano della piena libertà (di informazione, di produzione, di scambio, ecc.).
In base a quanto fin qui affermato ne consegue che solo attraverso la libera produzione di beni e servizi e la libera emissione di mezzi per lo scambio possiamo attenderci un equilibramento economico efficace che eviti gli scenari ricorrenti sotto lo statismo dell'inflazione e della depressione.
In presenza di una banca centrale monopolistica e di una moneta a corso legale da accettare obbligatoriamente, gli aggiustamenti a cui si è fatto riferimento non erano e non sono né attuati (a causa di interessi politici e finanziari antitetici a quelli dei produttori e dei consumatori) né attuabili (a causa delle enormi e insolubili esigenze di informazioni da acquisire ed elaborare da parte di un centro decisionale piramidale).

- Circolazione
L'emissione di buoni di conto virtuali da parte di produttori e fornitori di beni e servizi è chiaramente legata alla fiducia che tali emettitori ispirano tra gli individui e alla validità/accettabilità goduta dai buoni come risultato di tale fiducia.
Tenendo conto che facciamo riferimento a buoni virtuali liberamente accettati, emessi da vari produttori, è chiaro che vi saranno differenti livelli di validità e di accettabilità quali, ad esempio:

- Locale specifico. Il buono è scambiabile in una specifica località e in un numero specifico di punti di vendita. Possiamo immaginare buoni virtuali emessi da una associazione locale di commercianti (a sostituzione progressiva della moneta a corso legale) con sconti legati all'uso di tale mezzo di scambio.
- Locale generale. Il buono è scambiabile solo all'interno di una specifica zona ma è così popolare (affidabile e comodo) che viene accettato da tutti. Questo può risultare dal fatto che i buoni sono emessi da una ditta o da una associazione locali altamente reputati.
- Universale specifico. Il buono è scambiabile dappertutto nel mondo ma solo presso determinati punti di vendita. Possiamo immaginare il caso di buoni accettati presso siti Web che vendono all'asta o presso taluni negozi presenti in rete.
- Universale generale. Il buono è come una valuta mondiale accettata praticamente da tutti, non diversamente da quello avviene già adesso quando si usa una carta di credito per effettuare ovunque pagamenti per beni e servizi, ma senza gli elevati costi di commissione d'acquisto o di conversione monetaria. L'utilizzo di carte elettroniche (cosiddette smart cards) per la registrazione automatica delle transazioni farà sì che non sorgeranno problemi pur in presenza di una varietà nella validità/accettabilità dei mezzi di scambio e renderà i rapporti economici più agevoli e più sicuri di adesso.
Inoltre, la libertà nella scelta dei mezzi di scambio darà più potere all'individuo che diventerà maggiormente responsabile e attento nella salvaguardia dei propri interessi, amministrando questa varietà di buoni virtuali.

- Allocazione
I buoni virtuali permettono una più flessibile e personalizzata allocazione del denaro come investimento in attività e imprese produttive.
È concepibile che la fine della moneta a corso legale e l'emergere di una varietà di buoni virtuali, sicuramente e facilmente trasferibili senza il bisogno di una istituzione o organizzazione intermedia, avrà un impatto notevole non solo sulla circolazione dei beni (introducendo un mondo di piccoli operatori a un mondo di scambi) ma anche sulla allocazione della moneta (introducendo quella che qui viene chiamata la gestione personale di risorse associate).
Le banche e le istituzioni finanziarie (ad es. fondi di investimento, fondi pensionistici, assicurazioni, ecc.) sono i collocatori della maggior parte dei risparmi delle persone. Questo potrebbe cambiare in futuro se ha luogo una liberalizzazione totale che renda il processo di investimento più semplice e meno costoso ed elimini il ruolo monopolistico assegnato attualmente ai mediatori finanziari.

 

L'investimento come gestione personale di risorse associate (per la produzione) (^)

Il sistema bancario che si è costituito a partire dalla fondazione della Banca d'Inghilterra (1694) e in special modo nel corso del XX secolo è caratterizzato, nel suo complesso, dal compito principale di convogliare denaro verso le casse dello stato.

Gli avvenimenti storici mostrano che la ragione prima alla base della istituzione di una banca centrale e dell'assoggettamento di tutte le altre banche al controllo da parte del governo (attraverso la banca centrale) consisteva nell'incrementare le entrate dello stato. Infatti, una parte predominante delle riserve bancarie era costituito generalmente da titoli del debito statale. Sotto lo statismo le banche sono diventate un anello della catena di estorsioni (tassazione) e di mal-allocazioni (impieghi distruttivi e parassitari) dei mezzi monetari da parte dello stato. Per cui, l'intero sistema bancario , strettamente controllato se non di proprietà diretta dello stato (come in Italia e in Francia fino ad epoca recente) non è stato altro che una sorta di lampada di Aladino che produceva denaro a piacimento per l'élite al potere tutte le volte che era (gentilmente o rudemente) sfregata.

Le banche hanno accettato questa pratica statale in cambio di una serie di favori incentrati sul privilegio, condiviso tra i pochi ammessi al club bancario, di guadagnare denaro attraverso il denaro, vale a dire attraverso transazioni puramente finanziarie. Quanto perverso sia diventato il sistema emerge dal fatto che i guadagni da transazioni finanziarie sono più elevati dei profitti derivanti dalla produzione di beni e servizi reali e necessari. Per fare un esempio, nel 1996, gli azionisti delle sette maggiori banche americane hanno ottenuto un ricavo dalle loro azioni pari al 44%, molto più elevato del 28.2% che è andato in media agli azionisti delle 30 imprese americane il prezzo delle cui azioni determina l'indice medio Dow Jones. Persino durante la più famosa depressione della storia durante gli anni '30 i circoli finanziari spuntarono guadagni considerevoli. I ricavi totali derivanti da commissioni per gli agenti di cambio e le banche d'investimento finanziario (quote di intermediazione, interessi sui prestiti) nel periodo 1928 - 1933, anni per la maggior parte di profonda depressione economica, ammontarono alla considerevole cifra di 2,4 miliardi di dollari, una cifra che comunque sarebbe stata ampiamente superata negli anni a venire. (1997, Charles R. Geisst, Wall Street).

Come mostrato più e più volte nella realtà dei fatti, anche quando gli individui perdono in parte o totalmente i soldi investiti, coloro che guadagnano sempre sono coloro che sono stati incaricati di effettuare gli investimenti in quanto, qualsiasi sia il risultato (profitti o perdite) essi si ritagliano la loro commissione ogni volta che acquistano o vendono dei pezzi di carta chiamati azioni. (2003, Frank Partnoy, Infectious Greed).

Nel 2002 l'amministrazione delle azioni da parte dei fondi di investimento in Italia dette come risultato una perdita secca di 31 miliardi di euro. In quello stesso anno gli stessi fondi di investimento riportarono guadagni per 7 miliardi di euro come introiti di gestione. Sempre in Italia il portafoglio azionario di un cliente viene movimentato totalmente (cioè sostituito da altre azioni) ogni 8 mesi (negli USA ogni 2 anni) e questo ha essenzialmente a che vedere con i guadagni derivanti da ogni transazione finanziaria e non certo con il miglioramento delle posizioni azionarie del cliente.

Per quanto riguarda le speculazioni finanziarie che avvengono tra forme e tipi di moneta e che non hanno alcuna (o scarsa) connessione con la produzione e lo scambio di beni e servizi, è del tutto appropriato affermare che esse rappresentano una sorta di enorme spazzatura monetaria. Ne consegue che la libertà di speculare sulle valute può essere ammessa unicamente quando si è posto fine alla loro accettazione obbligatoria come monete a corso legale. Solo in tal caso la speculazione, se ancora esiste, può svolgere un ruolo utile di penalizzare valute e pratiche inaffidabili.

L'unione degli interessi statali con quelli finanziari ha dato come risultati di

    - Affamare le esigenze produttive. In Inghilterra, persino commissioni promosse dallo stato (Macmillan 1931, Wilson 1977, Cruickshank 2000) hanno riscontrato che il flusso di strumenti finanziari verso l'industria (soprattutto nel caso di imprese piccole e medie) è stato insufficiente rispetto ai loro bisogni, e hanno messo in luce la riluttanza di molti banchieri inglesi nel fornire prestiti per lo sviluppo industriale. (2002, Glyn Davies, History of Money).
    - Alimentare gli strati parassitari. Il denaro affluisce agli strati parassitari attraverso la forza (le tasse), l'inganno (l'inflazione) e la furbizia (l'intermediazione puramente finanziaria). L'alleanza parassitica tra stato e finanza è evidente soprattutto se si osserva il fenomeno di espansione e amministrazione del debito statale che rappresenta una fonte di guadagno per gli strati parassitari (ad esempio, le commissioni per la collocazione dei titoli di stato) e un peso per gli individui produttivi (ad esempio, in quanto porta a tassi di interesse più elevati).

Ci troviamo nella situazione peggiore, dove moltissimo denaro affluisce verso le persone che non lo meritano per fini che non meriterebbero nemmeno di essere presi in considerazione; mentre il denaro scarseggia per le persone intraprendenti che potrebbero impiegarlo per iniziative valide.
Per tutti questi motivi e tenendo conto delle possibilità di disintermediazione offerte dalla tecnologia è necessario immaginare e promuovere un futuro in cui non solo le banche centrali non esistono più ma anche le banche in quanto istituzioni puramente finanziarie scompaiono dalla scena.

Gli individui e i gruppi devono riappropriarsi il controllo della allocazione dei loro mezzi finanziari. In ciò non vi è nulla di nuovo o di rivoluzionario. In passato, come è stato già messo in luce, artigiani e mercanti hanno messo in comune risorse e hanno finanziato nuove imprese industriali e commerciali. Da queste unioni e combinazioni sono derivati praticamente tutti i miglioramenti nel campo economico e sociale.

Nel corso del XXI secolo dovrebbe essere possibile per tutti gli individui selezionare progetti che essi vogliono sostenere, in qualsiasi parte del mondo, e indirizzare verso tali progetti i loro fondi (piccoli o grandi) in maniera semplice e diretta, utilizzando gli strumenti informatici. In questo caso essi possono davvero influenzare e modellare la realtà invece di accettare passivamente le decisioni di un banchiere o di un direttore di un fondo di investimenti, di solito più interessati a guadagni nel breve periodo e alla resa finanziaria che a benefici di lungo periodo e al benessere delle persone. Troppe iniziative fallimentari o addirittura immorali e riprovevoli (ad esempio, la produzione e il commercio di armi) sono state finanziate con i risparmi degli individui perché si possa continuare a nutrire una fiducia immeritata nei confronti dell'attuale sistema bancario.

La messa in comune di risorse personali esige, chiaramente, che non vi siano interferenze o peggio ancora ostruzioni da parte dello stato per quanto riguarda l'allocazione di fondi personali, ovunque nel mondo e per qualsiasi tipo di impresa. Un altro requisito importante è l'assenza totale di qualsiasi tassa sulla allocazione e gestione dei fondi. Coloro che incorrono un rischio per promuovere attività produttive non devono essere di certo penalizzati da entità improduttive.

Ciò di cui si ha solo bisogno è:

    - Una circolazione libera ed ampia di informazioni riguardanti ogni attività economica;
    - Un minimo di attenzione e di acume da parte degli individui nell'amministrare l'allocazione dei fondi personali;
    - Un meccanismo sociale che garantisca l'osservanza dei contratti dappertutto e per tutti o, almeno, l'informazione su e il possibile isolamento di coloro che (intenzionalmente) si sottraggono alle loro obbligazioni contrattuali.

Queste sono condizioni che esistevano per una ristretta schiera di privilegiati durante il XIX secolo, prima del dominio dello statismo e quando l'economia internazionale era al suo apogeo. Con l'attuale tecnologia dell'informazione e della comunicazione queste condizioni sono alla portata di un numero considerevole e crescente di individui.

 

La strada davanti a noi (^)

La situazione all'inizio del XXI secolo è in pieno movimento.
Verso la fine del XX secolo una serie di crisi finanziarie incentrate sullo stato e sul sistema bancario hanno mostrato la debolezza e il vuoto di queste istituzioni.
L'apparato legale che regola la moneta e la banca ha prodotto una realtà distorta in cui:

- I finanzieri/speculatori comprano titoli con denaro che essi non posseggono direttamente: questo rappresenta un problema in quanto alimenta ancor più la frenesia speculativa, attraendo un numero crescente di persone e spingendo i prezzi delle azioni a livelli che non hanno nulla a che vedere con la realtà economica. L'inevitabile crollo, sfortunatamente, non ha solo ripercussioni finanziarie ma anche conseguenze negative sulle condizioni di vita delle persone e delle comunità.

- I banchieri danno in prestito denaro che essi non hanno in riserva se non per una modesta quantità. La cosiddetta riserva bancaria frazionale (fractional reserve banking) è la prerogativa legale delle banche di generare moneta in eccesso rispetto ai depositi (in taluni casi in eccesso fin oltre al 90% dei depositi). Questa pratica sancita dalla legge è fondamentalmente inflazionistica soprattutto se il denaro così creato è destinato a iniziative parassitarie o di dubbia utilità (speculazioni finanziarie varie) che offrono un rendimento elevato all'inizio ma portano al disastro nel lungo periodo. E il denaro perso mette in pericolo i risparmi delle persone a meno che la banca centrale non intervenga ripartendo le perdite su tutti (attraverso l'inflazione e la tassazione).

- I governanti statali spendono il denaro che essi non hanno ma sperano di ottenere attraverso le tasse: anche questo è di solito un comportamento inflazionistico in quanto il denaro del contribuente è incanalato verso i politici, i burocrati, i militari ed altri strati parassitari e non è impiegato per costruire infrastrutture e fornire servizi che permetteranno di ripagare il denaro preso in prestito.

Inoltre, poiché le spese statali sono quasi sempre superiori alle entrate, lo stato è condannato a contare su una crescita continua dell'economia in modo che vi sia una continua crescita negli incassi del fisco. Tutto ciò è come un enorme castello di carta che poggia su speranze mal riposte; esso è destinato a crollare quando l'anello più debole della catena non rispetterà i propri obblighi (probabilmente uno stato che cancellerà per decreto i suoi debiti) e la situazione apparirà chiaramente agli occhi di un numero crescente di individui. A quel punto la fiducia nella moneta a corso legale e nel sistema bancario influenzato dallo stato si dissolverà.

Per il momento ogni crisi è risolta attraverso l'intervento del Fondo Monetario Internazionale che scarica su tutti i costi derivanti dalle follie speculative di alcune banche e istituzioni finanziarie. Tali presunti rimedi sono del tutto iniqui, temporanei e illusori. Infatti essi non fanno che aumentare il numero di giocatori che si attengono a regole folli e ciò equivale a moltiplicare la portata e il numero dei problemi e l'impossibilità crescente di trovare una soluzione, almeno fino a quando prevale l'attuale paradigma.

Nell'ambito dell'attuale sistema finanziario dominato dagli stati e dalle banche, i piccoli risparmiatori e produttori sono in una situazione di maggiore insicurezza e alla mercé di forze esterne più che se si trovassero in una bisca. Infatti in una sala per il gioco d'azzardo non è possibile ottenere le fiches se non si è pagato in anticipo tutto l'importo; e anche nelle case da gioco gestite dal crimine organizzato occorre avere le risorse per scommettere o lo si fa a rischio delle proprie membra o della propria vita. In questi casi nessuna banca centrale o istituzione finanziaria internazionale interverrà per operare un salvataggio degli scommettitori e degli imbroglioni come avviene nel regno assurdo dello statismo. Dove, tra l'altro, maggiore è l'indebitamento più elevate sono le probabilità di un intervento dall'alto.

In un mondo che poggiasse sulla razionalità e sulla libertà dovrebbe valere il principio che, se alcune persone (politici, speculatori finanziari, banchieri) utilizzano una valuta per giochi di qualsiasi tipo che alterano il potere di acquisto di quella valuta, nessuno dovrebbe essere obbligato ad accettarla come moneta a corso legale. Questa regola giusta e ragionevole preparerebbe la strada verso la scomparsa della nozione stessa di moneta a corso legale.

Un'altra idea che dovrebbe essere sepolta è quella riguardante l'esistenza di un organismo supremo centralizzato capace di determinare l'ammontare di denaro necessario in qualsiasi momento per il funzionamento del sistema economico, attraverso strumenti generali quali il tasso di interesse. Questa è una convinzione assurda che ha tutti i contorni di un mito illusorio; essa è simile all'altro mito di tempi andati che pretendeva che una istituzione centrale di pianificazione potesse dirigere un intero sistema economico.
Per superare tutte queste idee erronee abbiamo bisogno di un nuovo paradigma.

Sotto il profilo delle idee e della pratica il nuovo paradigma richiede che si intraprenda un percorso totalmente diverso caratterizzato dalla:

- ricollocazione della moneta nella sua propria funzione che è quella legata allo scambio e l'attività produttiva in quanto solo lo scambio e l'attività produttiva sono la fonte per emettere e la ragione per utilizzare la moneta;
- riappropriazione da parte degli individui del controllo nella allocazione dei fondi personali al fine di evitare un loro cattivo utilizzo (armi e guerre), una loro appropriazione indebita (da parte della burocrazia statale) o anche una loro continua diminuzione (a causa di tasse nascoste, eccessivi oneri bancari e di intermediazione, disastrose speculazioni finanziarie e altro).

È pienamente giustificato affermare che la promozione della pace è strettamente legata alla ricollocazione della moneta nelle sue proprie funzioni e alla riappropriazione da parte di individui e di comunità del controllo sui mezzi di scambio e di finanziamento dell'attività produttiva.

Vi sono già alcuni segni positivi (seppur timidi) che mostrano che gli individui si stanno muovendo in una diversa direzione. Produttori di servizi come le Poste (ad esempio in Giappone e in Svizzera) hanno emesso o stanno emettendo carte elettroniche di pagamento (smart cards). Essi potrebbero essere imitati da supermercati o imprese informatiche diffondendo l'idea che la moneta è legata alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi e non al volere (e alla vorace ingordigia) di una istituzione dominante o puramente finanziaria.

Per quanto riguarda la gestione personale delle risorse, le imprese già si indirizzano al singolo investitore e vi sono segnali di una nuova mentalità che favorisce l'allocazione di azioni a risparmiatori che preferiscono un investimento di lungo periodo a un guadagno immediato. Se queste esperienze si moltiplicano potremmo ben presto assistere alla nascita di una pluralità di protafogli di azioni (smart wallets) gestiti direttamente da piccoli investitori che, senza alcuna intermediazione finanziaria, allocano i loro fondi a un gruppo di produttori con specifiche caratteristiche (ad es. attenti all'ambiente, orientati verso l'educazione, o basati in una certa area da sostenere sulla strada dello sviluppo). Il micro credito offerto da alcune organizzazioni originali (ad esempio la Grameen Bank) ha iniziato già a fare la sua parte e sta mostrando alcune possibili percorsi.

Quando questi esperimenti e queste esperienze raggiungeranno un numero e una massa critici, molte convenzioni e molti miti crolleranno. Gli stessi individui che nel corso della storia sono passati da valute locali a una valuta nazionale e recentemente da valute nazionali (il marco tedesco, il franco francese, la lira italiana, ecc.) ad una moneta sovranazionale (l'euro) non saranno spaventati da nuove esperienze come i buoni di conto virtuali (virtual vouchers) e la gestione personale delle risorse associate (personal pooling) una volta che scopriranno che ciò è possibile e praticabile e che i loro interessi (a breve e a lungo termine) sono meglio salvaguardati da questo nuovo corso di azione.

C'è bisogno solo che qualcuno (un individuo, una comunità, una impresa,) da qualche parte nel mondo (in un luogo fisico o nello spazio virtuale) avvii con cuore sincere e con mente pratica un nuovo esperimento. (1976, John Zube, Stop the legal tender crime). Il denaro è informazione che ha bisogno di trovare qualcosa simile ad un protocollo di trasferimento dati come il linguaggio ipertesto della Rete per circolare dappertutto senza gli sbarramenti posti dai mafiosi di stato.
Allora molti che non vogliono essere né registi dispotici né comparse rimpiazzabili afferreranno l'opportunità di essere, finalmente, protagonisti responsabili.