Gian Piero de Bellis

TreMonti, il pagliaccio con gli occhiali che parla a vanvera dei paradisi fiscali

(Luglio 2009)

 


 

Il signor TreMonti deve raggranellare soldi perché lui e i suoi compari di merenda sono (quasi) alla bancarotta. Quindi propone quello che i giornalisti al seguito dei burocrati (tutta “bella gente” con il cervello inzuppato nella merda) chiamano lo scudo fiscale. Lo scudo, in teoria e in pratica, dovrebbe essere un qualcosa che ti difende dagli attacchi del nemico. In questo caso è esattamente l’opposto, nel senso che le persone che usano tale scudo sono lasciate del tutto indifese davanti alla voracità (presente e futura) dello stato. Quindi, altro che scudo! Questo è un tentativo di rapina, il cercare di intrufolarsi nelle tasche dei pantaloni (davanti e di dietro) con il risultato che ben sappiamo (piazza pulita dei soldi).

Deve essere chiaro alle persone di buon senso che gli inferni fiscali, di cui l’Italia è un esempio notevole, sono il risultato del ladrocinio statale. Immaginatevi qualcuno posto davanti all’alternativa di andare all’inferno o in paradiso decida, dopo aver riflettuto a fondo, di andare tutto giulivo all’inferno. Come lo giudichereste? Un idiota totale. Ecco, questo è quello che pensa il TreMonti degli italiani perché altrimenti non avrebbe messo in cantiere questa presa per i fondelli chiamata scudo fiscale (meglio sarebbe chiamarla “ruberia infernale”).

Comunque, nella realtà attuale TreMonti è solo un dettaglio che non fa TreMare nessuno, con le sue scemenze colossali sui paradisi fiscali. Quello di cui dobbiamo invece preoccuparci è quando TraVaglio, Di Pietro e compagnia bella inveiscono contro i paradisi fiscali.

TreMonti è lo stato con la erre moscia, la mano flaccida e il pensiero annebbiato, insomma lo stato ebete. Questo stato è davvero in stato comatoso. Tra alcuni anni TreMonti sarà probabilmente sulla Costa del Sol a giocare a scopone con Calderoli & Co. Invece, Di Pietro e TraVaglio sono lo stato etico e questi esponenti dello stato etico rischiamo di trovarceli tra i piedi per i prossimi venti anni. Quindi il problema è di ricordarsi sempre che Di Pietro è un politico e Travaglio è un giornalista. Che essi fanno parte di categorie non molto raccomandabili nel loro insieme. Che molte cose che essi dicono portano ad un rafforzamento dello Stato, come sempre a scapito dell’individuo. E che lo stato, ebete o etico o altro, è in ogni caso una organizzazione criminale a difesa dei ceti parassitari. Quindi la scelta non è tra TreMonti (lo stato ebete) e TraVaglio (lo stato etico). Not at all. La scelta è tra lo stato monopolista ladrone da una parte e l’individuo libero, non soggetto ad alcun monopolio e ad alcuna rapina, dall’altra.

La lotta è lunga, e sarà forse anche dura. L’importante però è avere le idee chiare.

Solo in quel caso la liberazione di coloro che non vogliono essere schiavi di chicchessia ha notevoli possibilità di successo.

 

 


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