Gian Piero de Bellis

Lo stato : Padre, Padrone, Padreterno

(Dicembre 2011)

 


 

Una sera di fine Marzo di parecchi anni fa sono stato fermato dalla polizia inglese all'aeroporto di Heathrow.
Quel lontano e oramai banale episodio mi è tornato alla mente alcuni giorni fa leggendo un messaggio e poi un commento su Facebook che ho trovato al rientro da un piccolo trasloco di fine settimana.

Il messaggio era di un amico, Carmelo Miragliotta, e diceva:

“Ieri ho partecipato all'adunata del Tea Party Italia in S. Babila. 300 persone ma probabilmente qualcuno stava casualmente passando nella piazza. 3 camionette di poliziotti in divisa, più non so quanti in borghese ma abbastanza riconoscibili, a tenerci d'occhio. DEV'ESSERE NORMALE: la sicurezza !!! ma io mi son sentito come le mie capre: guardate a vista nel caso dovessero sconfinare. CREDO MI STIA AMMALANDO D'INSOFFERENZA !!!”

Il commento era di un altro amico, Mauro Gargaglione, che scriveva:

“Ieri pomeriggio dirigendomi verso la Metro in P.zza Duomo (dopo l'esaltante Tea Party in San Babila) ho visto ancora una volta la brutta faccia dello stato.
In mezzo alla fiumana di gente che si 'strusciava' in C.so Vittorio Emanuele, rasente il muro del Duomo, vedo uno con un mazzo di rose in mano, cingalese immagino, etnia specializzata in questo mercato. Questo tipo era trascinato da un poliziotto trenta cm più alto di lui che lo conduceva verso le camionette che stazionano ai lati del Duomo.
L'uomo aveva quel mezzo sorrisetto mesto che spesso ho visto sulla faccia dei poveracci tipo - Ma cosa ho fatto? Perché non mi lasci vivere, non ho fatto male a nessuno.
Non lo so, magari aveva appena tentato di scippare qualcuno, ma non ci credo. I cingalesi sono persone notoriamente miti. Sono quelli che ai semafori o al ristorante ti si avvicinano con i fiori da vendere e basta un cenno del capo perché si allontanino senza insistere.
Ripeto, non so cosa aveva commesso e non sono neanche un 'buonista, progressista, equo e solidale' ci tengo a sottolinearlo, ma quella scena mi ha fatto schifo.
Forte coi deboli, ecco il nostro stato. Con mio fratello e un caro amico abbiamo subito pensato ai poliziotti che avevano ricevuto ordini dalla questura di non provocare oltremisura gli 'indignados' che davano fuoco alle auto a Roma o spaccavano vetrine, 'per non scatenare la guerra civile ...'.
Con un poveraccio che vende fiori, invece, questo rischio non si corre!
Ma come si fa a essere orgogliosi di questo stato?"

Queste due riflessioni, come dicevo, mi hanno rimandato con la mente a quanto mi era successo quella sera di tanti anni fa all'aeroporto di Heathrow.
Rientravo da un viaggio di tre mesi in India.
Ero partito a Gennaio lasciandomi alla spalle una Oxford umida e fredda e la delusione per un progetto che non era mai decollato veramente e si era poi perso in discorsi senza senso. In India con un Indrail pass avevo percorso in treno centinaia di chilometri spostandomi da un luogo all'altro, dallo splendore di Udaipur, alle bellezze di Mysore, alle sommità di Darjeeling e di Simla, oltre ai grandi centri abitati di Bombay, Calcutta e New Delhi. Era stata una esperienza interessante che mi aveva rinfrancato e ristorato nella mente e nel corpo.

Tornavo quindi nel cosiddetto mondo civilizzato europeo pieno di nuovi progetti come il mio sacco in spalla era carico di oggetti che mi avrebbero ricordato in futuro questa mia esperienza di viaggio. Era un pomeriggio sul tardi quando sono arrivato con il volo da Bombay. A Londra degli amici mi aspettavano per cena. Avevo fretta di andare da loro e, in generale, avevo fretta di riprendere a fare. Per questo mi scocciò un po’ quando le guardie mi fermarono al controllo bagagli, mi chiesero di aprire lo zaino e di mostrare quello che conteneva. Dentro c'erano indumenti usati, scarpe logore e impolverate, oggetti ricordo. Ho dovuto togliere tutto perché hanno voluto esaminare tutto. Io ho lasciato fare perché avevo fretta e perché non c'era altro che potessi fare.

Poi, una volta rimesso tutto dentro, quando pensavo di potere andarmene a prendere l'Underground per Londra, mi hanno chiesto di tirare su le maniche e hanno esaminato le braccia. Non so che cosa hanno visto oltre la mia abbronzatura, ma devono essersi immaginati qualcosa perché una guardia ha detto: “Lei è in stato di arresto. Se vuole può chiamare il suo avvocato nel caso rifiuti gli esami a cui deve essere sottoposto”. Solo a quel punto ho capito ciò che cercavano: cercavano la droga, e non avendola trovata nei miei bagagli adesso intendevano cercarla sul mio corpo e all'interno di esso. Io che non ho mai nemmeno fumato in vita mia (tranne una o due sigarette da ragazzo, giusto per provare) e volevo andarmene perché i miei amici mi aspettavano per cena, ho risposto: “ma quale avvocato; fate gli esami che volete e facciamola finita”. A quel punto, visto che collaboravo pienamente (che altro mi rimaneva di fare se non volevo perdere tempo in una faccenda un po' assurda) si sono mostrati tutto sommato gentili. In pratica, mi hanno portato in una stanzetta dove mi hanno fatto spogliare e una persona ha esaminato se nascondessi droga nelle parti più intime del corpo (tralascio i dettagli ma dovrebbe essere chiaro a cosa alludo). Poi ho dovuto fornire il liquido urinario perché venisse analizzato in caso mi fossi fatto con le droghe durante il mio soggiorno in India. Mentre aspettavo i risultati dell'esame mi hanno persino portato una tazza di tea, segno che i poliziotti inglesi anche quando si comportano da automi rincitrulliti come la maggior parte dei poliziotti di questo mondo, ci tengono però alla forma. Dopo una mezz'ora o poco più in cui ero praticamente in stato di detenzione, una volta giunti i risultati e scoperto che ero più pulito, probabilmente, della maggior parte dei poliziotti di servizio all'aeroporto, mi hanno lasciato recuperare il mio zaino e sono corso a prendere l'Underground per Londra.

Esperienze simili di controllo minuzioso dei miei bagagli mi sono capitate altre volte, in altri luoghi e non ci faccio più caso. La differenza quella volta è che per i poliziotti del Grande Fratello Inglese era importante anche che cosa avessi fatto a centinaia di chilometri di distanza in tempi precedenti. Se mi fossi drogato in India questo costituiva per loro una infrazione alla loro legge che avrei dovuto pagare. E nel caso ciò fosse davvero avvenuto, non importava affatto che nessuno, tranne me, ne fosse coinvolto o addirittura danneggiato. In sostanza, con il loro comportamento i poliziotti volevano farmi capire che Lo Stato Etico, il Grande Fratello laico, democratico, paternalista e nazionale, voleva da me obbedienza al suo volere anche in faccende che, in pratica, riguardavano solo me. Il suo occhio penetrava dappertutto nello spazio e nel tempo. Altro che il Dio delle religioni a cui molto spesso mancavano schiere di poliziotti e burocrati per eseguire il suo (presunto) volere . Qui avevamo a che fare con il Padre, Padrone, Padreterno della Religione di Stato che ha migliaia e migliaia di collaboratori ed esecutori fedeli e docili, e soldi a non finire, che stampa all'occorrenza, per pagarsi tutte le peggiori malefatte e follie.
E tutto ciò con il pretesto assurdo di garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini.

Si racconta che l'ambasciatore di Francia che si lamentava con il giurista Vychinski perché si impediva alle donne russe di raggiungere il loro marito in Francia, ricevette come risposta che quella era la legge. “Una legge disumana” commentò l'ambasciatore. Al che il giurista e ministro dello stato sovietico replicò: “La legge non è fatta per proteggere l'individuo contro lo stato, ma per proteggere lo stato contro l'individuo.”

Ecco, quando le persone invocano l'introduzione di nuove leggi a loro difesa, quando chiedono alla polizia di essere protette contro individui di altri paesi che nulla hanno fatto oltre che muoversi alla ricerca di una vita diversa (come è stato il caso per 27 milioni di immigrati italiani nel periodo 1876-1976), quando chiedono confini nazionali sicuri e padroni nazionali che governino per il “bene della nazione”, allora le parole del giurista Vychinski dovrebbero ritornare alla mente.

E assieme a quelle, l'affermazione splendida attribuita a Benjamin Franklin:

"Those that would give up essential liberty to obtain a little temporary safety deserve neither liberty nor safety." ("Coloro che sono disposti a rinunciare ai fondamenti della loro libertà per ottenere in cambio un po' di sicurezza temporanea non sono degni né della libertà né della sicurezza.")

Lo stato vede gli individui come polli da tenere rinchiusi in un pollaio cosiddetto nazionale e da spennare a piacimento dei governanti statali (i padroni della fattoria) per il cosiddetto bene comune. Quello che è incredibile è il fatto che esistano persone, che non fanno parte delle cricche al potere, che credono a tutto ciò e considerano l'esistenza di pollai nazionali un fatto del tutto naturale, inevitabile e non modificabile.

Il famoso giornalista Walter Lippmann ha scritto:

“Uno stato è assoluto quando pretende di avere il monopolio della forza all'interno di una comunità, di fare la guerra e la pace, di arruolare individui, di tassare, di assegnare o espropriare proprietà, di definire che cos'è un crimine, di punire la disobbedienza, di controllare l'istruzione, di regolare la famiglia, di disciplinare le abitudine personali e di censurare le opinioni. Lo stato moderno si attribuisce tutti questi poteri e, da un punto di vista teorico, non vi è nessuna differenza nella dimensione di questa pretesa tra i comunisti, i fascisti e i democratici.” (A Preface to Morals, 1929).

Quindi, per chi non l'avesse ancora capito, siamo ancora sotto il regno dello stato assoluto, Padre, Padrone, Padreterno.

 

 


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