Gian Piero de Bellis

Il cretinismo pseudo-anarchico

(Aprile 2010)

 


 

Verso la fine del 1935, nella rivista Adunata, comparve un breve articolo di Camillo Berneri dal titolo Il cretinismo anarchico. In questo scritto l’autore se la prende con quegli “anarchici” che pensano che essere anarchici significhi fare i propri porci comodi invece che autodisciplinarsi e rispettare gli altri attraverso un comportamento ragionevole e civile.

Per illustrare ciò riportiamo un breve passaggio dal testo:

“Quando, in una riunione mi capita di trovare il tipo che vuole fumare anche se l’ambiente è angusto e senza ventilazione, infischiandosene delle compagne presenti o dei deboli di bronchi che sembrano in preda alla tosse canina, e quando questo tipo alle osservazioni, anche se cordiali, risponde rivendicando la “libertà dell’io”, ebbene io che sono fumatore e per giunta un poco tolstoiano per carattere, vorrei avere i muscoli di un boxeur negro per fare volare l’unico in questione fuori del locale o la pazienza di Giobbe per spiegargli che è un cafone cretino.”

Insomma, non tutti quelli  che si professano anarchici hanno poi un comportamento da anarchici. Più che anarchici questi sono dei cretini.

Ebbene, adesso dal cretinismo anarchico di cui parlava Berneri siamo passati al cretinismo pseudo-anarchico.

Al giorno d’oggi, con la fine del comunismo di stato, il pensiero anarchico sta tornando di moda, anche per coloro che sono rimasti orfani del mito comunista. Per alcuni si tratta di un cambiamento profondo di idee o la riscoperta di una concezione che era stata soffocata dalla predominanza del movimento socialista/comunista come unico movimento veramente progressista. Per altri è solo un rapido cambio di abiti, come l’indossare il vestito di moda, senza che a ciò corrisponda un vero cambiamento di idee e uno sviluppo in senso realmente libertario nei comportamenti.

Questi sono gli pseudo-anarchici, facilmente smascherabili perché utilizzano l’apparato mentale e le parole proprie degli statalisti (soprattutto dei vetero-comunisti). Sotto una verniciatina anarchica si nasconde il nocciolo duro dello statalismo più becero. Queste persone vanno smascherate perché con i loro discorsi e comportamenti potrebbero rilanciare lo statalismo e screditare notevolmente l’idea e la pratica anarchica.

Allora, quali sono gli indizi che servono a smascherare gli pseudo-anarchici? Ne indichiamo qui alcuni:

- Antifascismo. Gli pseudo-anarchici si dichiarano innanzitutto antifascisti. Questo significa un appiattimento totale sulle posizioni dei vecchi comunisti con l’aggravante che il fascismo (quello vero) non esiste più. I veri anarchici sono anti-autoritari. Antifascisti erano anche Stalin, Churchill e Roosevelt.

- Anticlericalismo. Gli pseudo-anarchici mostrano un anticlericalismo viscerale in una fase storica in cui la chiesa cattolica conta come il due di briscola, cioè praticamente zero. L’anarchico è contro la religione di stato ma non contro le pratiche religiose a livello personale. In sostanza anticlericalismo al giorno d’oggi significa distogliere l’attenzione dal vero bersaglio (lo stato) e appiattirsi ulteriormente sulle posizioni dei comunisti stalinisti.

- Antiliberalismo. Gli pseudo-anarchici sono contro il libero scambio e la libertà d’impresa. In sostanza, senza dirlo apertamente, sono per l’autarchia e il dirigismo. In sostanza socialismo nazionale (cioè fascismo) puro e semplice. Quindi sono più arretrati di Marx che era a favore del libero scambio e di Kropotkin che voleva lo sviluppo di ogni regione associato al libero commercio a livello mondiale.

- Antiglobalismo. Gli pseudo-anarchici sono contro il globalismo quindi, in altre parole, contro l’internazionalismo che è una delle idee guida dell’anarchia (cioè la fine delle barriere nazionali e la libertà di movimento). La rabbia irrazionale contro le società multinazionali (di cui utilizzano i prodotti tutti i giorni) tradisce un nazionalismo economico che non ha nulla a che fare con l’anarchia. L’anarchico infatti giudica quello che viene prodotto e come, e non chi e dove lo produce.

- Anticapitalismo. Gli pseudo-anarchici sono contro la proprietà cosiddetta privata (cioè non statale) e contro il profitto d’impresa. E pensare che l’anarchico Proudhon ha definito la proprietà non solo come furto ma anche come libertà a seconda che fosse concentrata nelle mani di alcuni o accessibile a tutti. Gli pseudo-anarchici la vogliono abolire per tutti (quindi sarebbe solo furto), come pure il profitto d’impresa, di modo poi che alla fine tutti sarebbero dipendenti salariati dello stato (chiamato in altro modo) che tutto possiede e che tutti dirige. 

Quello che gli pseudo-anarchici vogliono è in sostanza la società burocratica in cui non è permessa la proprietà privata, il profitto è stato abolito, le multinazionali non esistono, la religione è stata soppressa e tutti vivono sotto l’occhio vigile del Grande Fratello che, naturalmente, si occupa del benessere di tutti.

Tutto questo è vecchio come il cucco e si chiama statalismo o statismo o comunismo di stato o capitalismo di stato o corporativismo di stato. Adesso gli pseudo-anarchici vogliono aggiungere alla lista l’anarchismo di stato o lo stato anarchico.

Insomma, ci siamo capiti.

Marx (Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte, 1852) ha scritto: la storia si ripete, una prima volta come tragedia e una seconda volta come farsa. Adesso siamo alla farsa. Siamo alle frasi sgrammaticate, ai pensieri inesistenti, all’aria fritta, agli sproloqui verbali in cui ogni tanto compare la parola anarchia.

La cosa non dovrebbe ingannare le persone il cui cervello funziona ancora.

Basta solo un po’ di accortezza e una libera circolazione delle informazioni. A quel punto gli pseudo-anarchici non troveranno più nessuna persona intelligente disposta ad ascoltarli e si scioglieranno come neve al sole. Oppure passeranno nelle truppe stataliste (di destra e di sinistra) a cui propriamente appartengono.

 

 


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