Gian Piero de Bellis

La politica come pratica della barbarie

(Dicembre 2009)

 


 

La natura umana è un complesso sfaccettato di potenzialità che possiamo genericamente definire come positive e negative. Tali potenzialità emergono e trovano attuazione pratica in rapporto diretto con l’educazione ricevuta e le situazioni vissute dall’individuo.

È indubbio che ci sono alcune situazioni (meccanismi, organizzazioni, istituzioni) in cui gli aspetti negativi sono praticamente congeniti. Una banda di ladri attira persone che hanno ricevuto messaggi “educativi” (dalla famiglia, dal gruppo) in cui il furto è un modo come un altro di vivere (alle spalle degli altri) e il meccanismo che tiene in vita la banda è il successo nel commettere furti.

Uno dei meccanismi più perversi su cui sarebbe opportuno focalizzare sempre più l’analisi critica è il meccanismo della politica.

Verso la fine degli anni ’20 Jules Benda scrisse

    "Il nostro secolo sarà stato davvero il secolo dell'organizzazione degli odi politici."
    "L'età attuale è propriamente l'età della politica."
    (Julien Benda, La Trahison des clercs, 1927)

La politica ci ha portato il fascismo, il comunismo, il nazional-socialismo, i campi di concentramento, l’uso dei gas come arma di sterminio, in sostanza l’odio organizzato.

Nella politica confluisce e si manifesta tutto il peggio dell’essere umano sotto il vessillo di bande contrapposte.
Lasciamo perdere i romanticismi e le manipolazioni: questa è, nei fatti, la politica.

Coloro che, tramite la politica, hanno successo, usano il potere per premiare le loro schiere di seguaci; coloro che non hanno successo, covano invidie e rancori e generano un clima di odio verso coloro che sono installati al comando con l’obiettivo di prenderne il posto.

Il sistema bipartitico esistente in Italia e in molti altri paesi, ha creato due fazioni che si nutrono di reciproca violenza (verbale innanzitutto e poi talvolta anche materiale) che è potenzialmente tanto grande quanto più si è potenti, installati al potere, o impotenti rispetto al potere.

Da questa situazione non se ne esce se non andando al di là della politica.

Purtroppo questo è molto difficile perché, e qui arriviamo al nocciolo del problema, attraverso la politica colui che è uno zero assoluto trova un sistema e un meccanismo di successo o di gratificazione. Ad esempio, la persona che si identifica in un partito o in un uomo politico, carica costoro di tutte le speranze di rinnovamento e di palingenesi che egli non riesce a conseguire, incapace di venire fuori dalle miserie quotidiane di una vita deludente. In sostanza, per fare un accostamento chiarificatore, la persona politicizzata è come il tifoso che passa una settimana squallida in una città squallida ma poi la domenica, allo stadio, dimentica tutto e urla a squarciagola per sostenere la sua squadra, pronto anche a fare a botte con i tifosi della squadra avversaria.

Ecco, non c’è tanta differenza tra l’invasato dello stadio e gli invasati delle piazze, pronti a urlare contro l’uno o contro l’altro, come se questo servisse a qualcosa (oltre che a sublimare la propria rabbia) o come se i politici, contro cui si inveisce, fossero i veri e unici responsabili di una servitù volontariamente accettata/subita da tutti e a cui si dà il nome di democrazia.

La situazione italiana di barbarie politica è complicata poi da un fatto di cui occorre tenere estremamente conto. In Italia una parte che genericamente si definisce o è definita la sinistra, si considera portatrice di una moralità superiore che essa ritiene giusto affermare/imporre in tutti i modi, anche con una prepotenza che può sfociare in aperta violenza.

Tramite la sinistra, i suoi esponenti, i suoi giornali, le sue masse vocianti, i suoi sostenitori sfiduciati e irosi al tempo stesso, emergono atteggiamenti e richieste che mostrano l’oscurantismo, il bigottismo, il moralismo becero di chi si ritiene superiore. E allora si spaccia per progressismo il fare domande sugli orientamenti sessuali delle persone e se una gliel’ha data o non gliel’ha data, e via di questo passo.

C’è del marcio ne La Repubblica e il fetore è insopportabile.

 

 


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