Gian Piero de Bellis

Né stato né mercato

(Marzo 2017)

 


 

Alcuni tra gli organi più importanti del corpo umano sono in duplice copia, se così si può dire: due emisferi cerebrali, due occhi, due narici, due labbra, due polmoni, due mani, due piedi.
Questo dualismo corporale è diventato anche, per molti, un dualismo culturale, cioè un modo di vedere la realtà basato su contrapposizioni dicotomiche, di cui la più comune e nota è quella tra destra e sinistra.

Il fatto di avere due occhi ci permette però di avere una visione panoramica; due mani ci consentono di afferrare molte più cose e due piedi ci portano dovunque, in tutte le direzioni, non solamente a est o a ovest. Per cui, il dualismo corporale non dovrebbe affatto tradursi in dicotomia culturale.
Eppure così non è.

Un altro pilastro della visione basata su dicotomie contrapposte è rappresentata dalla coppia stato-mercato. Per taluni il mondo si divide tra coloro che sono a favore dello stato e coloro che sono a favore del mercato. I primi invocano più stato e meno mercato; gli altri l’esatto opposto.
Per gli uni il mercato è qualcosa di squilibrato che ha bisogno di essere gestito e controllato: per questo c’è sempre più bisogno dello stato (+ stato); per gli altri invece lo stato è un pachiderma burocratico che soffoca la libera iniziativa e crea problemi: per questo c’è sempre più bisogno del mercato (+mercato).

Senza esplicitarlo apertamente, i sostenitori di questa dicotomia, assumono:
a) che ci sia una netta contrapposizione tra queste due realtà (stato/mercato)
b) che l’una sia da preferirsi di gran lunga all’altra (+ stato e - mercato o viceversa)
c) che queste due realtà esauriscano tutto il campo delle scelte (o stato o mercato)

Ma è davvero così?
A uno sguardo anche superficiale sul passato si vede che in tutti i casi in cui si è formato un mercato vi era dietro l’autorizzazione di un re o di un signore locale. In tempi più recenti, la nascita degli stati nazionali ha dato vita al sorgere di mercati nazionali, protetti da barriere commerciali introdotte da governanti e rappresentanti statali sotto forma di leggi, spesso su diretta sollecitazione degli esponenti del potere economico.

E anche quando i governanti statali, formati a un credo liberale non interventista, lasciavano spazio alle dinamiche di mercato, erano gli stessi produttori-venditori che esprimevano bisogni di regolamentazione che si traducevano in accordi per la divisione delle quote di mercato, per la fissazione di un prezzo comune, o tendevano alla formazione di cartelli e trusts. In certi casi facevano riferimento ad una figura di notevole potere e prestigio per uscire da una crisi. Questo è stato, ad esempio, il ruolo di Pierpont Morgan e della House of Morgan negli Stati Uniti prima della nascita della Federal Reserve (vedi: Matthew Josephson, The Robber Barons, 1934).

Quando poi la dinamica produttiva e finanziaria si è estesa a molti paesi, la ricerca di mercati più vasti per lo smercio dei prodotti e la collocazione di capitali è stata accompagnata e promossa dagli stati prima come imperialismo e poi sotto forma di unioni doganali e di aree di libero scambio protette nei confronti dell’esterno (ad es. l’Unione Europea come Fortezza Europa). La stessa WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) è un organismo gestito dagli stati e regola e sanziona gli attori del commercio globale.

La realtà concreta dello stato e del mercato mostrano poi notevoli somiglianze, quali:

stato
mercato
potere politico potere economico
cerca di dominare tutta la società cerca di informare tutti gli scambi
l’essere umano visto come votante-contribuente l’essere umano visto come lavoratore-consumatore
Obiettivo: sudditanza universale Obiettivo: mercificazione universale

Al di là di queste somiglianze, vi è infine una caratteristica, inculcata nella mente delle persone, che fa sì che queste due realtà siano tremendamente simili: l’ipostatizzazione. Le persone, che credono nell’esistenza esclusiva o dominante di queste due realtà contrapposte, attribuiscono loro i tratti di una persona in carne ed ossa. Ciascuna di esse è vista come un deus ex-machina che, dall’alto delle sue competenze e del suo immenso potere, è capace di risolvere (o di creare) tutti i problemi. Da qui le espressioni: lo stato interverrà, il mercato risolverà, oppure, è colpa dello stato, è colpa del mercato.

Questa è la visione corrente sui giornali, alla televisione, tra la gente comune.
Ma, fortunatamente non è l’unica.
Nel Dicembre del 2009, nell’Aula Magna dell’Università di Stoccolma, Elinor Ostrom, studiosa di fama mondiale, in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel dell’economia fece un presentazione (la Prize Lecture) che condensava anni di ricerche.
In essa la Olstrom prospettava una concezione molto più articolata della semplice e sostanzialmente fuorviante alternativa di stato e mercato. Il suo punto di partenza è rappresentato dalla riformulazione-superamento della distinzione convenzionale tra beni pubblici e beni privati, che è del tutto funzionale alla perpetuazione del modello dicotomico stato-mercato. La Olstrom, riprendendo sue precedenti formulazioni, ha presentato la seguente tipologia:

- Common-pool resources (risorse in comune: laghi, foreste, ecc.) a uso non illimitato
- Public goods (beni pubblici: pace, sicurezza, sapere, ecc.) a uso non a somma zero
- Private goods (beni privati acquistabili: cibo, vestiti, auto, ecc.) a consumo esclusivo
- Toll goods (beni accessibili a pagamento: teatri, piscine, ecc.) a uso congiunto.

Sulla base di questa classificazione la Olstrom, assieme ad altri ricercatori, ha sviluppato un modello gestionale molto più articolato del semplice schema stato-mercato. Ad esempio, facendo riferimento al common pool resources essa afferma che « le risorse in comune possono essere possedute e gestite come proprietà statale, proprietà privata, proprietà della comunità o proprietà di nessuno in particolare. » E quindi, in presenza di possibilità plurime di proprietà e di gestione, se ne deduce che non è affatto sensato fare riferimento solo alla alternativa convenzionale costituita dalla coppia stato-mercato. Il titolo della sua prolusione alla cerimonia dei Nobel ha condensato bene le sue idee: Beyond Markets and States: Polycentric Governance of Complex Economic Systems. (Oltre i mercati e gli stati: la gestione policentrica di sistemi economici complessi).

Si potrebbe addirittura andare oltre e sostenere la tesi: né stato né mercato, intendendo con questo
a) la fine del monopolio territoriale dello stato come regolatore supremo di una società;
b) la fine del monopolio culturale del mercato come meccanismo supremo per lo scambio di beni e servizi.

Ciò rappresenterebbe la fine della sudditanza e della mercificazione universali. E il superamento anche di dicotomie concettuali che rispecchiano sempre meno la realtà (se mai lo hanno fatto in passato).
Ci sono infatti beni « privati » (auto, abitazione) che possono diventare strumenti di utilizzo pubblico o comune (car-sharing, uber, airbnb) e beni « pubblici » (la sicurezza) che si acquistano e si possono godere anche in maniera specifica e limitata (la sicurezza fornita da una agenzia in occasione di una manifestazione). In sostanza, scompigliare le categorie convenzionali del passato è necessario per capire il presente e costruire il futuro.

E probabilmente nel futuro assisteremo al
a) superamento della politica (rapporti di potere) e la sua sostituzione con la civica (relazioni di civiltà);
b) superamento dell’economia (situazioni di scarsità) e la sua sostituzione con il wellness (dinamica di benessere).

Ma questi sono scenari che vanno costruiti nei fatti più che definiti a parole.
Ed è questo un compito affascinante per moltissime persone nei mesi e negli anni a venire.

 


 

Suggerimenti di ricerca

(1977) Vincent Ostrom, Elinor Ostrom, Public Goods and Public Choices

(1990) Elinor Ostrom, Governing the Commons, Cambridge University Press, Cambridge

(1991) Robert C. Ellickson, Order without Law, Harvard University Press, Cambridge, Mass.

(1996) Roderick T. Long, In difesa dello spazio pubblico

(1998) Roderick T. Long, Per la proprietà pubblica

(2009) Elinor Ostrom, Beyond Markets and States: Polycentric Governance of Complex Economic Systems

(2012) Elinor Ostrom, The Future of the Commons, Beyond market failure and government regulation, The Institute of Economic Affairs, London

 


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