Gian Piero de Bellis

Né manipolati né manipolatori

(Dicembre 2014)

 


 

Una delle aspirazioni maggiori del movimento anarchico era ed è condensata nell'espressione : Né servi né padroni. Quella aspirazione, del tutto valida in generale, risulta essere, al giorno d'oggi, per certi versi sorpassata. Questo perché:

a) Le categorie contrapposte di servi e padroni non sono così nette come in passato e così fisse nel tempo. Nessuno, al giorno d'oggi, si sente davvero servo e nessuno più accampa apertamente il ruolo di padrone. In molti casi poi è difficile capire chi siano i servi e chi siano i padroni. E, laddove le categorie sussistano, spesso i servi obbediscono volontariamente (ad es. vogliono essere sudditi o lavoratori dipendenti) e i padroni (ad es. i dirigenti d'impresa) comandano in maniera molto limitata e circospetta.

b) La posizione di alcuni padroni di fabbrica non è così dorata (sicura e appagante) e la posizione di taluni servi (lavoratori alle dipendenze di un padrone) non è così deprecabile come poteva essere o apparire in passato.

c) Anche nel pensiero anarchico si accetta il fatto che vi siano ruoli di autorità e di subordinazione, purché essi non siano imposti, scaturiscano dal possesso di specifiche competenze e non siano né permanenti né di portata generale (“il n'y a point d'autorité fixe et constante mais un échange continu d'autorité et de subordination mutuelles, passagères et surtout volontaires” - Mikhail Bakunin).

Da tutto ciò deriva che, quella aspirazione e formula non è più così valida e mobilitante come in passato. Pare dunque necessario aggiornarla.

Nella società dell'informazione e della comunicazione in cui viviamo una esigenza più impellente emerge, che può essere condensata in una formula più pertinente: né manipolati né manipolatori.

Questa aspirazione è di gran lunga più attuale e stimolante. Infatti il superamento di entrambe queste posizioni (manipolati-manipolatori) sarebbe un fatto estremamente positivo, sempre e comunque, perché in esse non vi è nulla di accettabile anche se si trattasse di situazioni temporanee e volontarie o basate sulla competenza (l'arte del manipolare).

L'essere manipolati è qualcosa di totalmente negativo in quanto l'individuo:

  • compie azioni senza essere (pienamente) consapevole delle conseguenze;

  • prende decisioni che possono rivelarsi catastrofiche per sé stesso e per il gruppo di cui è membro.

In sostanza, l'individuo manipolato agisce come un automa teleguidato da un burattinaio che muove i fili delle sue passioni, generando pregiudizi, restringendo orizzonti, inquinando decisioni e scelte.

L'agire da manipolatori è anch'esso un fatto estremamente negativo, oltre che essere altamente riprovevole. Esso è equiparabile alla vendita di merce avariata. Infatti, chi diffonde malinformazione è come se stesse diffondendo un malware, un virus informatico che invece di attaccare l'hard disk del computer si attacca al cervello delle persone e ne altera le connessioni. Da qui il sorgere di patologie mentali che generano poi ogni sorta di comportamenti disastrosi per l'individuo e per la comunità.

La malinformazione è attuata attraverso:

  • la fabbricazione pura e semplice di notizie false cioè del tutto inesistenti;

  • la presentazione di notizie vere in maniera sensazionalistica e quindi sostanzialmente fuorviante.

Bramosie di potere politico e interessi pecuniari stanno quasi sempre dietro alla figura del manipolatore. Meno comprensibile è il motivo che spiega l'esistenza del manipolato, cioè di colui che acquista in continuazione merce avariata ed è pronto ad accogliere nel suo corpo virus mentali. Si può ipotizzare che ciò avviene perché:

  • Le difese immunitarie non sono attive in quanto il pensiero critico non è stato sviluppato. Questo è dato dal fatto che, fin dalla giovane età, nell'ambito della scuola di stato, e successivamente, in presenza din organi di informazione controllati o foraggiati dallo stato, il pregiudizio ideologico (miti e illusioni) è coltivato e prevale rispetto al pensiero logico (empirico-scientifico).

  • Le ideologie agiscono come droghe. Una volta che una ideologia è stata instillata nel cervello di una persona, essa sente il bisogno di dosi giornaliere di quella ideologia, cioè di informazioni che la confermano. Così facendo il cervello è rassicurato, generando una situazione di compiaciuto torpore. Le persone drogate di ideologie cercano quindi i luoghi e le occasioni (informazioni) in cui possono rifornirsi di quella droga dagli effetti così tranquillanti e scartano tutte le esperienze inquietanti e controverse che potrebbe mettere il loro cervello in una condizione di dubbio e incertezza. Uno statalista quindi scarterà tutte le notizie che minano alla base (attraverso dati e fatti precisi) la reputazione dello stato e un mercatista farà la stessa cosa con tutte le notizie che mettono in dubbio l'infallibilità del mercato. Perché, lo stato, per gli uni, e il mercato, per gli altri, hanno sempre ragione.

  • Molti consumatori di droga (ideologica) sono anche spacciatori. Quindi si crea una sinergia tra drogati e fornitori di droga (consumatori-spacciatori) che fa sì che la schiera dei manipolati e dei manipolatori sia notevole quanto a numero e forza di malinformazione-manipolazione.

In sostanza avviene che molte persone (i manipolati e i manipolatori):

  • cercano solo e soltanto l'informazione che corrobora le loro convinzioni;

  • la selezionano e la conservano nella loro memoria senza sottoporla a verifica;

  • la diffondono e la fanno circolare dappertutto e in continuazione.

Di tutt'altro genere è invece l'atteggiamento scientifico come espresso, ad esempio, da Charles Darwin nella sua Autobiografia (1838):

“Nel corso di parecchi anni mi ero attenuto ad una regola aurea, e cioè che, qualora un nuovo fatto era riportato in qualche pubblicazione, o si presentava a me una nuova osservazione o pensiero che contraddiceva le mie vedute generali, ne prendevo immediatamente nota, senza esitazione. Infatti, avevo notato per esperienza che tali fatti e pensieri sfuggivano molto più facilmente dalla memoria che non le istanze a me favorevoli.”

Inoltre, seguendo il consiglio di Francis Bacon una persona dovrebbe

“leggere non per contraddire e confutare, non per credere e accettare supinamente, non per trovare materiale di conversazione e intrattenimento, ma per ponderare e considerare.”
[“Read not to contradict and confute; nor to believe and take for granted; nor to find talk and discourse; but to weigh and consider.” The Essays, 1612]

Il mondo dei manipolatori e dei manipolati è un mondo rigido, con lo sguardo rivolto al passato quando le nascenti ideologie erano “pure” e l'ortodossia indiscussa. Mentre il mondo degli scienziati e dei produttori di tecnologie è un mondo in divenire in cui ciò che non è in contraddizione con la realtà, ciò che potrebbe essere interessante e utile alle persone, senza divisioni di razza, nazionalità, status, fede, ecc., è esaminato e fatto conoscere.

A ciascuno decidere di quale mondo vuole fare parte.

 


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