Gian Piero de Bellis

Il Lumpenintellektuariat

(Luglio 2011)

 


 

In alcuni dei loro scritti, Marx ed Engels trattano di uno strato di individui posti al livello infimo della società. Gli individui che compongono questo strato sono portatori di bisogni volgari e meschini, per la cui soddisfazione sono pronti a vendersi al migliore offerente. Per questo motivo essi costituiscono un elemento reazionario che si pone a sostegno del primo avventuriero, affamato di potere, in cambio di piccoli favori e di briciole di ricchezza.

Un esempio al riguardo è l'ascesa al trono in Francia di Luigi Bonaparte (1852) sostenuto da una massa di “vagabondi, soldati in congedo, forzati usciti dal bagno penale, galeotti evasi, birbe, furfanti, lazzaroni, tagliaborse, ciurmatori, bari, ruffiani tenitori di postriboli, facchini, letterati, suonatori ambulanti, straccivendoli, arrotini, stagnini, accattoni, in una parola, tutta la massa confusa, decomposta, fluttuante, che i francesi chiamano la bohème.” (Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, 1852)

A questo insieme di disperati sempre alla ricerca di elemosine e di un padrone, Marx ed Engels assegnano il termine di lumpenproletariat (sottoproletariato).

Oltre al lumpenproletariat, un altro strato di persone, avrebbe meritato non un cenno ma una analisi critica approfondita se gli studiosi del tempo avessero capito il peso crescente che esso avrebbe occupato nella società. Faccio qui riferimento a coloro che, al giorno d’oggi, sono genericamente definiti gli “operatori culturali”.

Nell'Ideologia Tedesca (1845) Marx ed Engels affermano che “le idee della classe dominante sono, in ogni epoca. le idee dominanti”. Per essi vi era uno stretto legame tra produzione e cultura, o, detto in altre parole, colui che controllava la produzione materiale controllava anche la produzione culturale. Ciò che né Marx né Engels potevano però sospettare è che lo sviluppo dei mezzi di comunicazione centralizzati, la diffusione dei processi di istruzione sotto l'egida dello stato, il ruolo importantissimo di propaganda culturale che lo stato avrebbe assunto nel corso del XX secolo, tutto ciò avrebbe portato ad una dilatazione enorme del numero di individui il cui ruolo è quello di manipolare dati, simboli, immagini. E se una parte di questo insieme di dati e di simboli è ancora a supporto della produzione di beni e servizi, una parte enorme è semplicemente una sorta di spazzatura culturale il cui scopo essenziale è sostenere l’élite statale al potere senza che sussista alcun legame tra questa élite e la produzione materiale.

Un cambiamento così importante dello scenario storico, in cui lo stato non è più il comitato di affari della borghesia produttiva ma è diventato il comitato mafioso dei ceti parassitari (di cui fanno parte anche nutriti settori della borghesia finanziaria, delle professioni cosiddette liberali e della piccola borghesia impiegatizia) avrebbe dovuto trovare, almeno in epoche più recenti, critici attenti e precisi tra gli scienziati sociali se non fosse che, anche l'intellettuale borghese, cioè il liberale classico portavoce delle forze produttive, è scomparso a vantaggio di fantocci e burattini che hanno ancora la pretesa di definirsi “intellettuali”.

A seguito di ciò abbiamo che

- l'estinzione o meglio il deperimento del potere statale è stato cancellato, nei fatti, da qualsiasi intervento di qualsiasi intellettuale “progressista” (marxista, liberale e persino anarchico).

- il superamento della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, cardine del pensiero di Marx, Engels e degli Anarchici (Kropotkin) è stato del tutto obliterato.

Questo duplice imbroglio, e molti altri ancora, sono opera di una categoria di persone che rispondono ai tratti delineati da Marx ed Engels per il lumpenproletariat. Per il ruolo da essi svolto nei processi culturali, cioè nell’ambito “intellettuale”, possiamo definire questo strato con la qualifica di lumpenintellektuariat e i suoi componenti con l’appellativo di lumpenintellettuali (sottointellettuali).

 

Chi sono i lumpenintellettuali

I lumpenintellettuali sono tutti coloro che, operando nell'ambito di quello che è genericamente definito lo spazio della cultura, dell'informazione e dell'istruzione (artisti, giornalisti, direttori di giornali e di istituzioni culturali, scrittori, opinionisti, rettori, docenti e insegnanti, ecc.) hanno posto il loro cervello a servizio di una entità nota come stato nazionale territoriale che essi vedono come la forma di organizzazione definitiva, eterna ed insostituibile della vita sociale degli individui. Alcuni di essi, come avvocati, psicologi, sociologi, partecipano addirittura attivamente, in alcuni paesi, al sistema di delazione, di repressione poliziesca e di tortura messo in atto dagli apparati dello stato contro gli oppositori.

Quasi tutti i lumpenintellettuali ricavano dal potere statale (direttamente o indirettamente) i mezzi per vivere (stipendi, sovvenzioni statali ai giornali, sovvenzioni statali alla cultura, inquadramento in albi professionali statali, ecc.) ma non è questo il punto principale. Gli intellettuali diventano lumpenintellettuali quando tradiscono il loro compito che è quello di non asservirsi ad alcun potere ma di essere, ancor più di altri, in qualsiasi situazione e in qualsiasi contesto sociale, l'elemento di critica, lucida e razionale.

I lumpenintellettuali sono invece i compiaciuti servi del potere, sotto qualsiasi idea (liberaldemocrazia, socialdemocrazia, marxismo, nazionalismo, fascismo, stalinismo, maoismo, castrismo, ecc. ecc.) e sul carro di qualsiasi gruppo purché esso sia popolare e controlli i posti di comando e di distribuzione delle prebende. Di queste idee essi diventano gli acritici ripetitori (pappagalli) e diffusori (propagandisti) anche quando le loro conoscenze sono del tutto superficiali e di seconda mano. Per questo abbondano nei loro scritti fraintendimenti, manipolazioni, falsificazioni, contraddizioni, autocensure, e così via.

Il lumpenproletariat si muoveva al grido di “Francia o Spagna purché se magna!”. Il lumpenintellektuariat ha come formula guida: “Destra o Sinistra purché io esista!” Perché questo è l’unico scopo nella vita del lumpenintellettuale: esistere come zecca, come sanguisuga, come piovra, come parassita a spese dei produttori, intruppandosi in una delle due fazioni, la setta dei Sinistri e la setta dei Dritti, opposte a parole ma identiche nei fatti. 

 

Come operano i lumpenintellettuali

Il bagaglio strumentale dei lumpenintellettuali si differenzia notevolmente da quello degli scienziati e dei ricercatori. La differenza essenziale consiste nel fatto che, mentre gli scienziati utilizzano un apparato simbolico che necessita poi di un riscontro nella realtà (le formule matematiche dell'ingegnere devono risultare nella staticità del ponte o dell'edificio), l'apparato simbolico dei lumpenintelletuali non soffre di queste limitazioni, per cui tutto e il contrario di tutto possono essere detti senza che ne risulti alcunché di pratico e di rilevante. Anzi, può essere che coloro che fanno affermazioni fondate sulla realtà ma non in sintonia con il potere siano cacciati via o posti nel dimenticatoio mentre i sicofanti servi del potere sono celebrati, profumatamente pagati e le loro idee circolano sui manuali delle università. Tipico è il caso di Keynes di cui Schumpeter ebbe a scrivere nella sua History of Economic Analysis, 1954: "The much greater success of Keynes's General Theory [with respect to Hayek's Prices and Production, 1931] ... owed ... to the fact that its argument implemented some of the strongest political preferences of a large number of modern economists. Politically, Hayek's swam against the stream." ("Il successo di gran lunga superiore della Teoria Generale di Keynes [rispetto al testo di Hayek del 1931 intitolato "Prices and Production"] ... è dovuto ... al fatto che le argomentazioni del primo portavano ad attuare alcune delle preferenze politiche più forti condivise da una larga schiera di economisti moderni. Politicamente, Hayek andava contro corrente."

In particolare, i lumpenintellettuali usano a piacimento i seguenti artifizi:

- concetti fasulli (destra e sinistra, pubblico e privato, ecc.)

- ipostatizzazioni fuorvianti (la società, l’economia, la nazione, ecc.)

- realtà fabbricate (lo stato ha fatto tutto, promosso tutto, istituito tutto, ecc.)

- contrapposizioni idiote (locali-stranieri, cooperazione-competizione, ecc.)

- miti aberranti (la democrazia rappresentativa, la sovranità popolare, la patria, ecc.).

I lumpenintellettuali sono poi responsabili di una totale manipolazione e distorsione del linguaggio a tal punto che:

- il controllo sul popolo da parte di un gruppo di lestofanti riceve il nome di democrazia cioè potere del popolo;

- il controllo totalitario dello stato su tutti con l’abolizione della società e delle sue articolazioni libere e volontarie è chiamato socialismo;

- il dirigismo, protezionismo e corporativismo di una cricca in combutta con lo stato è definito capitalismo;

- il paternalismo statale, con la distribuzione di favori ed elemosine che corrompono e rendono impotente l’individuo passa per liberalismo.

Tutte le volte che noi leggiamo testi o sentiamo discorsi in cui tali parole abbondano, assieme a tutto l’armamentario di cui si è fatto cenno qui sopra, allora dovremmo moltiplicare le nostre antenne critiche, altrimenti finiremo per essere irretiti dal suono piacevole delle parole e delle espressioni che non richiedono nessuno sforzo cognitivo e quindi hanno buon gioco della nostra pigrizia mentale.

Perché vivere nel mondo dei sogni e dell’aria fritta intesa come conversazione spumeggiante che non richiede alcuno sforzo critico può essere anche piacevole e rilassante. Ma il rischio è che ci si può assuefare alle idiozie e alle menzogne dei lumpenintellettuali e  diventare alla fine come loro. Il che, per una persona razionale e sensata, è una delle cose peggiori che gli possa mai arrivare nella vita. A parte naturalmente l’essere passati per un camino o gettati in una fossa comune per permettere ai lumpenintellettuali di stato di realizzare i loro sogni di organizzazione sociale in cui l’essere umano dovrebbe essere un semplice e docile ingranaggio.

 

 


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