Gian Piero de Bellis

Liberté - Egalité - Fraternité

(Novembre 2012)

 


 

Se dovessimo assegnare un premio allo slogan o espressione di maggior successo nell'ambito delle lotte rivoluzionarie di tutti i tempi credo che esso spetterebbe di gran lunga a queste tre parole: Liberté, Egalité, Fraternité che emersero e si affermarono nel corso della Rivoluzione Francese.

Altri slogan che pure hanno avuto presa, come No Taxation without Representation (Rivoluzione Americana) e Tutto il potere ai Soviet (Rivoluzione Russa) non raggiungono lo stesso livello di attualità e di intensità sia emotiva che razionale.

Il motivo della superiorità di quella espressione di obiettivi e di conquiste sociali deriva dal fatto che quelle tre parole condensano in maniera sintetica le aspirazioni passate presenti e future di milioni e milioni di persone.

La bellezza e l'efficacia di questo slogan programmatico consiste non solo nella attrattiva di ciascun termine, preso singolarmente e propriamente inteso, ma anche nella originalità e forza della loro associazione.

Purtroppo, con riferimento alla Rivoluzione Francese, dopo una prima fase in cui quelle aspirazioni sembravano animare moltissime persone e in cui si pensava si potesse arrivare ad una loro realizzazione, è seguita una seconda fase in cui, pur facendo ancora uso degli stessi termini, il potere rivoluzionario di Robespierre e Saint Just ha ritenuto che libertà, uguaglianza e fratellanza dovessero essere imposte, con i risultati in termini di terrore e di dispotismo che tutti conosciamo.

Lo sbocco poi è stato il potere assoluto di Napoleone e la costruzione dello stato moderno, centralizzato e più o meno autoritario, che abbiamo ancora oggi.
In tempi successivi, con la nascita dei partiti e dei movimenti politici, i tre termini sono stati smembrati e ogni formazione ne ha catturato uno che ha utilizzato come arma di propaganda politica.

In maniera schematica, ma non lontana dal vero, potremmo dire che si sono create le seguenti associazioni tra movimenti e aspirazioni:

Liberali = a favore della libertà
Socialisti = a favore dell'uguaglianza
Anarchici = a favore della fratellanza o mutuo appoggio

Lo smembramento della formula ha significato però due cose negative:
a) a ogni termine è stato dato un significato che era in sintonia con il programma politico del movimento che se ne era appropriato e che non sempre corrispondeva al significato originario del termine.
b) ogni termine è stato messo in opposizione con l'altro, come in opposizione erano i vari movimenti politici, così da rompere il valore straordinario contenuto  nella sintesi.

Esaminiamo in maniera più precisa questi due cambiamenti.

a) Alterazione dei termini
I termini sono stati modificati nel modo seguente:

  • La libertà sostenuta dai liberali è diventata, nella versione più grossolana del darwinismo sociale, la licenza del più forte di dominare gli altri, spesso con l'aiuto nascosto di camarille politiche alleate con potentati economici.
  • L'uguaglianza, sostenuta dai socialisti, è diventata, nella versione più corrente del socialismo statalista, omogeneizzazione degli individui sotto il tallone dello stato e appiattimento delle masse sotto la burocrazia e i gruppi statali dirigenti.
  • La fratellanza, sostenuta dagli anarchici, è stata trasformata in lotta tra sette (gli individualisti, i socialisti, i sindacalisti e via discorrendo) in cui ognuno cercava di imporre la propria visione dell'anarchia, condannando come ideologia reazionaria o fuorviante tutte le altre.

In sostanza, la degenerazione dei movimenti ha portato ad una tale alterazione delle parole che quando si parla di liberalismo, socialismo e anarchismo si dovrebbe in realtà intendere:

  • liberalismo padronale
  • socialismo autoritario
  • anarchismo settario

e dovrebbe essere chiaro a tutti che il risultato di queste tre presunte distinte pratiche è semplicemente lo stesso e cioè l'affermazione e il mantenimento della ideologia e della pratica noti sotto il nome di statismo o statalismo (lo stato padre, padrone, padreterno).

b) Contrapposizione dei termini
Contrapponendo i termini si è voluto far credere che una aspirazione sia in contrasto con l'altra e che, oggettivamente, esse non possono mai essere realizzate assieme contemporaneamente.
Ma la contrapposizione dei termini nasce solo a seguito della contrapposizione dei movimenti e a fini di lotta politica.
A questo riguardo è necessario sottolineare che nei tempi passati, quando queste concezioni erano nella loro fase di formazione, non vi era opposizione tra gli esponenti più validi e sinceri di ciascun movimento. Anzi si può dire che vi era filiazione e cooperazione. Il socialismo e l'anarchismo sono un derivato del liberalismo. Taluni autori liberali come Bastiat o de Molinari, per molte loro affermazioni, sono indistinguibili da un approccio anarchico di estinzione dello stato e di formazione di comunità volontarie. Marx ed Engels, muovendosi dal liberalismo radicale al socialismo, accentuano l'aspetto di superamento dello stato in quanto ferrovecchio della storia e non sono per nulla distinguibili, almeno per quanto riguarda l'obiettivo finale, dagli anarchici.

A parte questi rilievi di ordine storico, quello che è più importante far emergere con la massima chiarezza, è il fatto che la contrapposizione tra libertà – uguaglianza – fratellanza è una contrapposizione del tutto fasulla che non sta né in cielo né in terra.

Cerchiamo allora di precisare i termini e di analizzare un po' più a fondo questo aspetto.

L'illuminismo prima e poi il progresso scientifico e tecnologico alla base della Rivoluzione Industriale hanno allargato i margini di libertà degli individui ed hanno distrutto le incrostazioni fatte di privilegi aristocratici al vertice e di sottomissione fatalistica alla base. La libertà, in sostanza, ha fatto saltare parecchie disuguaglianze che sarebbero rimaste in eterno se relazioni nuove, caratterizzate appunto dalla libertà, non fossero sorte. Chiaramente, in un periodo di profondi cambiamenti, in cui la libera impresa e il libero scambio prendevano piede ma non erano ancora pienamente sviluppati (e non lo sono neanche al giorno d'oggi) nuove disuguaglianze sono apparse. Per cercare di attenuare o sanare queste disuguaglianze, la fratellanza, sotto forma, ad esempio, di società di mutuo soccorso o di opere assistenziali, è emersa e si è diffusa.

In sostanza, la libertà e la fratellanza sono due fattori potentissimi per ridurre le disuguaglianze e per far sì che tutti e tre gli aspetti qui analizzati si sviluppino in una dinamica di progresso, di civiltà e di benessere personale e sociale.

Si può di certo affermare che la libertà è la condizione preliminare ed indispensabile per avviare un processo di riduzione delle disuguaglianze che sono, per la maggior parte, il risultato di discriminazioni in basso e di privilegi in alto. L'esempio più chiaro di questa dinamica è il laissez-faire laissez-passer a livello universale e in tutti gli ambiti (persone, idee, beni, servizi). Solo così si possono distruggere monopoli e rendite di posizione in quanto i fattori scarsi si muoveranno dove vi è maggiore domanda, e questa dinamica continua di ri-equilibrio avrà come effetto di attenuare notevolmente, se non sanare completamente, le disuguaglianze e distribuire i benefici tra tutti.

Ad ogni modo, è utile chiarire bene il significato di questi tre termini dando loro una più precisa caratterizzazione di modo che non sorgano incomprensioni e non si dia adito ad ambiguità.
A questo riguardo i tre termini possono essere caratterizzati così:

  • libertà = autonomia
  • uguaglianza = equità
  • fratellanza = cura

L'autonomia è l'obiettivo universale di qualsiasi processo educativo. L'essere umano diventa adulto e maturo sviluppando l'autonomia che è la capacità di selezionare tra possibili corsi d'azione, prendere decisioni al riguardo e metterle in atto, assumendosene la responsabilità e godendo dei benefici.

L'equità è il concetto e la pratica che stanno alla base del vivere in società e che il giurista Ulpiano sintetizzò nella frase "vivere onestamente, non danneggiare alcuno, dare a ciascuno il suo" [honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere]. L'uguaglianza intesa come equità esige inoltre che nessuno goda di quote diseguali di potere che gli permettano di imporsi ad altri contro la loro volontà. Come è stato giustamente affermato: “La più profonda fonte di ineguaglianze nelle società umane è la relazione 'governanti-governati.'” [“The most radical source of inequalities in human societies is the ‘ruler-ruled’ relationship.”] (Vincent Ostrom)

La cura è il comportamento proprio della persona civilizzata, che sente di essere parte di un mondo fatto di esseri viventi (umani, animali, vegetali) e di cose (materia e oggetti) che vuole trattare nella maniera più amorevole, intelligente e fruttuosa possibile, per lasciare poi il tutto a disposizione delle generazioni future, possibilmente in una condizione ancora migliore.

Questi tre aspetti sono intimamente connessi l'un l'altro. Porre l'accento esclusivamente su uno a discapito degli altri porta a stravolgere i fatti e significa avere una concezione della realtà monotematica, monocromatica o, in altre parole, maniacale, intendendo la mania come l'insistenza-fissazione su una idea sola a discapito di tutto il resto.

L'essere umano sviluppato è un essere polivalente, la sintesi originale di quanto di meglio è stato prodotto nel passato, proiettata verso ulteriori arricchimenti originali nel futuro. Anche a livello di riflessione e di pratica sociale è necessario compiere delle sintesi che permettano di andare al di là di steccati, contrapposizioni e fissazioni che ci impantanano sempre di più nel vecchio mondo.

L'ancien régime dello statismo idiota e imbroglione potrà avere fine solo quando noi saremo diventati esseri autonomi, praticanti dell'equità e della cura, e saremo in grado di formare comunità volontarie caratterizzate dalla libertà, dall'uguaglianza e dalla fratellanza tra tutti i suoi membri.

Quando concezioni e movimenti nuovi saranno in grado di amalgamare questi tre aspetti in una sintesi creativa e adatta alla realtà del XXI secolo, allora lo stato moderno (nazionale, territoriale, monopolista), frutto delle concezioni e dei movimenti del secolo XVIII, sarà davvero divenuto e apparirà agli occhi di tutti (o quasi) un ferrovecchio da gettare nella discarica della storia.

 


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