Gian Piero de Bellis

Interesse dominante e interessi diffusi

(Dicembre 2015)

 


 

Una delle affermazioni più celebri e più citate di Adam Smith è quella concernente l’interesse « egoistico » del singolo individuo che promuove, indirettamente e inconsapevolmente, il soddisfacimento dei bisogni (e degli interessi) di altri individui: « Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che ci aspettiamo la nostra cena, ma dalla loro considerazione del proprio interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro egoismo (self-love), e non parliamo mai delle nostre necessità ma dei loro vantaggi. » (La Ricchezza delle Nazioni, 1776)
Per cui l’individuo « perseguendo il suo interesse spesso promuove quello della società più efficacemente delle volte in cui intenda promuoverlo realmente. » (La Ricchezza delle Nazioni, 1776)

Ludwig von Mises ribadisce lo stesso concetto della armonia degli interessi personali con queste parole: « Quando il fornaio fornisce il pane al dentista e il dentista cura la carie del fornaio, né il fornaio né il dentista sono danneggiati. » (L’Azione Umana, 1949)

Al tempo stesso, sia Smith che Mises mettono in guardia su situazioni, sempre possibili, che compromettono questa dinamica positiva di reciproco soddisfacimento dei bisogni. Ciò avviene quando:

a) si generano disparità di potere. È da rimarcare il fatto che, negli esempi sopra presentati si fa sempre riferimento ad un individuo (il macellaio, il birraio, il fornaio, il dentista, il consumatore singolo). Diverso, e più corrispondente alla realtà, è quando gli individui si riuniscono (in corporazioni, cartelli, trusts, ecc.) e fanno prevalere i loro interessi. E infatti, come messo in luce da Adam Smith: « Le persone dello stesso mestiere raramente si ritrovano, anche solo per divertimento e distrazione, senza che la conversazione finisca in una cospirazione contro il pubblico, o in qualche marchingegno per aumentare i prezzi. » (La Ricchezza delle Nazioni, 1776) In questo caso, parlare di armonia degli interessi è parzialmente o totalmente fuorviante.

a) non si tiene conto del lungo periodo. Un altro aspetto da rimarcare riguardo ai soggetti sopraelencati (macellaio, fornaio, ecc.) è che essi forniscono un servizio ricorrente e che quindi il loro interesse consiste nel soddisfare il cliente un numero ripetuto di volte. Questo vale anche per il fornitore di servizi (ad es. il dentista) considerando che le informazioni circolano riguardo alla efficacia o meno di una prestazione. Per questo von Mises parla di « rightly understood interests » e al posto di   « interessi giustamente intesi possiamo benissimo dire interessi nel lungo periodo. » (L’Azione Umana, 1949)

Per ovviare a questi inconvenienti due sono state e sono ancora le strategie proposte:

1. L’intervento dello stato. Il supposto agente promotore della benefica cooperazione sociale dovrebbe intervenire per contrastare-eliminare posizioni dominanti (leggi anti-monopolio) e porsi a protezione dei più deboli e dei più indifesi.
2. Il funzionamento del mercato. Il supposto meccanismo promotore della benefica competizione economica dovrebbe agire automaticamente per ridimensionare le ditte che ottengono enormi profitti (ingresso di nuove ditte nel settore) e per innalzare i salari più bassi (passaggio a nuovi lavori meglio retribuiti).

Ma queste due strategie, inventate ed elaborate dalla fervida fantasia di uomini politici socialisti e liberali, si sono spesso rivelate inefficaci se non addirittura del tutto truffaldine. Infatti è successo, come era d’altronde prevedibile, che i padroni dello stato e i padroni del mercato si sono accordati, spartendosi le rispettive aree di influenza (politica, economia) e assicurandosi la protezione e l’aiuto reciproci. In sostanza, essi hanno armonizzato i loro interessi a discapito del soddisfacimento degli interessi di molti altri. È lo stesso Mises a rimarcarlo in un passo di lucida critica: « It is precisely the fact that the market does not respect vested interests that makes the people concerned ask for government interference." (L’Azione Umana, 1949)

Per far sì che questa strategia truffaldina fosse accettata dalla maggior parte dei sostenitori di questi due campi che si suppone antitetici (i pro-stato e i pro-mercato), socialisti e liberali si sono giovati dell’aiuto dei cosiddetti intellettuali, pagati per produrre l’aria fritta delle contrapposizioni inventate che celano le collusioni realizzate.
Il trucco più collaudato di questi maghi della manipolazione e della commedia del gioco delle parti è quello di far apparire gli interessi particolari come se fossero interessi generali. Ad esempio, in libri e giornali, pur con critiche e distinguo, i governanti statali risultano ancora agire, idealmente, nell’interesse della società e gli uomini d’affari prendere decisioni nell’interesse dell’economia. La signora società e la signorina economia sono però solo due figure immaginarie inventate per mascherare l’interesse principale del padronato politico ed economico: dominare e spennare tutti.

Un caso esemplare della stretta interpenetrazione tra esponenti della politica e dell’economia, e della presentazione di interessi particolari come interessi generali, è fornito da Charles E. Wilson, presidente (dal 1941 al 1953) della General Motors e poi (dal 1953 al 1957) Ministro della Difesa sotto l’amministrazione Eisenhower. Durante le audizioni senatoriali egli affermò che « what was good for our country was good for General Motors, and vice versa ». In sostanza gli interessi generali del paese sono gli interessi di General Motors e quello che va bene a General Motors va bene anche al paese.
Questa convinzione non era affatto nuova. Il potente leader sindacale americano John L. Lewis (1880-1969) sembra fosse solito ripetere negli anni ’30 che « what is good for labor is ultimately good for the country. » In sostanza, il raggiro degli interessi particolari presentati come interessi generali è utilizzato da tutti coloro che godono di posizioni di potere, in qualsiasi campo.

Quanto detto fin qui, sulla base della realtà storica, mette in luce la necessità di andare oltre le fasulle contrapposizioni stato-mercato e cooperazione-competizione.
Per far sì che un interesse particolare dominante non schiacci gli interessi specifici di ognuno e di tutti ci sarebbe forse bisogno della co-presenza di tre fattori:

- Concorrenza. La concorrenza intesa come competizione-emulazione dovrebbe essere attiva in tutti i campi, non solo quello economico. Il limite enorme del pensiero liberale (tranne le rare eccezioni costituite da de Puydt e de Molinari) è quello di restringere la concorrenza al campo economico e accettare sostanzialmente il monopolio politico dello stato territoriale. Questo rappresenta invece il preludio e il mezzo per l’emergere di un ceto politico-affarista portatore di un interesse dominante che si impone a tutti.

- Cointeressenza. La cointeressenza intesa come attiva partecipazione o diretto controllo sulle attività esterne che hanno a che fare con la propria esistenza. L’idea che qualcuno (una banca, un fondo d’investimenti, un amministratore di condominio, ecc.) gestisca meglio di noi i nostri interessi e quindi vada lasciato fare indisturbato è una idea balorda propria del capitalstatismo. Adesso più che mai esistono i canali informativi e i mezzi comunicativi per riprendersi il controllo delle proprie risorse e delle decisioni che riguardano la propria vita.

- Compiacenza. La compiacenza intesa come « 1. soddisfazione che si prova per qualcosa. 2. desiderio di fare cosa grata agli altri. » (Vocabolario Zingarelli, 11edizione) dovrebbe essere di nuovo una componente importante nella ricerca e nel soddisfacimento dei propri interessi, al di là e al di fuori di qualsiasi grettezza e meschinità che non sono le qualità caratterizzanti un essere umano civilizzato.

In sostanza, nessun interesse dominante ma pluralità di interessi, senza che alcuno di essi abbia la possibilità e la legittimità di prevalere sugli altri, schiacciandoli. Ognuno poi, se sarà capace di individuare e promuovere il proprio interesse reale, di lungo periodo, contribuirà per la sua parte, alla promozione degli interessi di altre persone. E sarà per questo stimato, apprezzato e premiato dalle persone stesse. Così la mano invisibile tornerebbe davvero a funzionare rimpiazzando il pugno di ferro dello stato monopolista e del mercato protezionista-corporativista che non operano a vantaggio di ognuno ma servono solo ad asservire e instupidire tutti.

 


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