Gian Piero de Bellis

Milena Gabanelli - Gabbacervelli
ovvero il giornalismo disfunzionale

(Maggio 2009)

 


 

Nella serata del 10 Maggio 2009 la garbata Milena Gabanelli ha presentato ai telespettatori uno dei suoi numeri di Report.

Erano anni che non assistevo ad uno dei suoi programmi ma non mi sembra che mi sia perso molto.
I servizi di Report sono uguali da una vita; da una vita battono sugli stessi temi senza che, ai giornalisti responsabili dei servizi, venga il minimo dubbio sul perché alcune cose, da loro denunciate, si ripetano, anno dopo anno. Infatti le loro inchieste non hanno il benché minimo effetto di cambiamento della realtà.

A questo punto forse sono i telespettatori che si devono porre la domanda: come mai la Gabanelli & Co. del programma televisivo Report non si chieda mai se quello che fa ha senso oppure se sia un semplice blaterare contro i mulini a vento, i quali mulini continuino a girare seguendo il vento, non curandosi minimamente di quello che dicono o non dicono la Gabanelli e soci.

Per rispondere a questa ipotetica domanda posta da ipotetici telespettatori è necessario fare riferimento al contenuto dei programmi, cioè ai temi affrontati da Report, i quali sono, quasi sempre, riconducibili a due filoni: l’evasione delle imposte da parte dei cittadini a danno dello stato e lo spreco dei soldi da parte dello stato a danno dei cittadini.

La denuncia di questi due misfatti è forte e vigorosa.

Quello di cui la Gabanelli forse non si rende conto è che i due fatti sono intimamente connessi ed è assurdo (se non addirittura in malafede) che lei li separi. Infatti, dovrebbe essere a quasi tutti chiaro che se lo stato fosse in grado di spendere i soldi dei cittadini in maniera estremamente efficiente avrebbe meno bisogno di risorse (le tasse sarebbero estremamente più basse come in quei paesi che la Gabanelli con tono di spregio chiama paradisi fiscali) e i cittadini contribuirebbero, senza architettare tanti marchingegni, a fronte di servizi che facessero impallidire le Ferrovie Svizzere (che non sono poi nulla di eccezionale, facendo partire e arrivare quasi sempre i treni secondo quanto dice l’orario ferroviario, tutto lì).

Invece no: tasse da strozzini e servizi da mentecatti.

Rappresenta questa realtà, inestricabilmente connessa, un problema per la garbata Gabanelli?

Nient’affatto.

In tal modo lei puoi fare, anno dopo anno, una settimana un servizio di denuncia dell’evasione fiscale e la settimana dopo un servizio sugli sprechi statali.

E così è sempre impegnata, sempre impiegata.

Chi la paga?

Lo Stato, chi altri. Cioè la televisione di stato, lo stato che controlla la televisione.

In sostanza, un serio discorso sullo Stato (cioè sulla forma principale di potere nell’attuale epoca storica) la Gabanelli non lo può fare, non lo potrebbe fare.

Quindi rimane sempre in superficie, sempre nell’ambito del sensazionalismo, delle emozioni, delle denuncie da baraccone.

Se lo facesse, se cioè andasse alla radice del problema (che è l’esistenza dello stato territoriale) i suoi servizi avrebbero davvero un impatto tremendo sulla realtà, sarebbero una bomba.
Immaginatevi se si chiedesse, dalla tribuna di Report: pagare le tasse allo Stato, a che pro? Per ricevere quali servizi? Da uno stato di ladri e di magnaccia, qualunque sia la loro denominazione politica? Quali sono le alternative?
E così di questo passo.

Ma allora la Gabanelli correrebbe il rischio di essere messa alla porta e addio Report, addio impiego sicuro, addio stipendio garantito.

Chiaramente sarebbe un atto di coraggio, ma …, però …,  tengo famiglia …, anche io devo campare…, utopie pure …, che discorsi assurdi mi tocca di sentire …,

E allora si continui pure con il balletto del finto progressismo, un colpo al cerchio, un colpo alla botte, un colpo al cerchio, un colpo alla botte, …

Fin che la barca va ... (ma la barca ha già delle falle notevoli, quindi preparatevi al naufragio prossimo venturo).

Gabanelli Gabanelli, quanto spreco di cervelli!

 

 


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