Gian Piero de Bellis

Emozioni, cognizioni .... e altro ancora

(Dicembre 2011)

 


 

Un viaggiatore che giungesse alla stazione ferroviaria di Berna e, partendo da lì, si accingesse a visitare la città, dopo aver imboccato la Marktgasse in direzione della famosa Torre dell’orologio (Zytglogge), arriverebbe poi alla Kramgasse. Sotto i portici, a destra, al numero 49 della Kramgasse, dal 1903 al 1909 vissero Albert Einstein e sua moglie Mileva Maric. Dopo gli studi al Politecnico Federale di Zurigo (ETH) Einstein iniziò a lavorare come “esperto tecnico di terza classe” presso l’Ufficio Brevetti di Berna. Gli anni di Berna furono i più felici e i più fecondi della sua vita.

Nel 1905, la sua Teoria Speciale della Relatività rivoluzionò la fisica con una famosissima equazione

Energia = massa x velocità (celeritas) al quadrato

In quegli anni Einstein fu autore di almeno altre 32 pubblicazioni scientifiche e questo sta a indicare il suo mirabile genio creativo.

In seguito a ciò la sua fama iniziò a diffondersi a tal punto che, nel 1922, l’umanista e pensatore H. L. Follin, lo invitò a dare il suo appoggio a una Repubblica Cosmopolita che superasse gli odi nazionali che infettavano allora l’Europa e che avrebbero portato, alla fine del decennio successivo, allo scoppio della seconda guerra mondiale. Einstein non rispose a quell’invito e, solo successivamente, fece conoscere la sua posizione che era quella di una difesa dello stato territoriale monopolistico, contro qualsiasi idea di individui liberi non soggetti al potere statale. In sostanza, il gigante nelle scienze della materia si rivelava essere un nano nelle questioni sociali e umane. Come se i problemi del vivere civile gli sfuggissero nella loro semplicità e varietà. Eppure, mai come allora sarebbe stato utile elaborare, questa volta nell’ambito delle scienze sociali, una formula chiara che enunciasse i fattori che sono alla base dell’emergere di un altro tipo di energia, quella personale e quella di gruppo.

In sostanza, vi era e vi è tuttora la necessità di una formula semplice ed efficace che sintetizzi la dinamica sociale, cioè metta in luce quali siano i fattori che la originano. Fare chiarezza al riguardo permetterebbe di applicare un approccio consapevole al cambiamento sociale, stimolando i fattori in gioco in maniera da produrre i risultati voluti nella maniera più trasparente ed efficace possibile. Non per manipolare la realtà a fini di potere, ma per conseguire esattamente lo scopo opposto, e cioè diffondere la conoscenza su come evitare di essere manipolati da coloro che sono in grado di controllare e modificare i meccanismi che plasmano la realtà.

Per fare questo sarebbe forse utile fare riferimento ad alcuni fattori ricorrenti, ad esempio, nell’ambito delle ricerche sull’apprendimento (Rudolf Steiner, Benjamin S. Bloom et alii), sulllo sviluppo della personalità (Henry Murray) e sulla risoluzione dei problemi (Max Wertheimer).

Molti autori che si sono occupati di temi attinenti l’essere umano hanno messo in luce tre dimensioni del vivere individuale e sociale:

- la dimensione affettiva-emotiva (feeling)

- la dimensione esplorativa-cognitiva (thinking)

- la dimensione volitiva-attuativa (willing).

Sulla base di queste tre dimensioni potremmo allora costruire la seguente formula relativa all’emergere della Energia Personale (PE = Personal Energy): 

PE =  e (emozioni) + c (cognizioni) + v (volizioni)

In sostanza, tale formula intende condensare ed esprimere la seguente idea: una manifestazione personale di energia finalizzata ad uno scopo ha generalmente luogo quando sono presenti tre dimensioni: l’emotiva, la cognitiva e la volitiva.

In particolare, quello che avviene è che le emozioni (la curiosità, l’interesse in senso lato, la motivazione interiore) spingono una persona alle cognizioni cioè all’esplorare e all’approfondire un tema, un problema. Questa spinta alla cognizione conduce all’appropriarsi di informazioni e conoscenze che costituiscono poi, in molti casi, la molla che porta all’azione. Questo perché i dati cognitivi, eliminando dubbi ed esitazioni, rendono la persona sicura e desiderosa di agire.

La mancanza di una di queste dimensioni può avere ripercussioni negative (anche estremamente negative) sui risultati raggiunti. Ad esempio: (a) emozioni prive di cognizioni possono portare le persone ad essere manipolate dal potere per fini abietti (ad es. la passione nazionalistica che trascina in una guerra) o (b) cognizioni prive di emozioni, intese come empatie e simpatie di valore etico, possono portare alla degenerazione della pratica “scientifica”.

 

Il passaggio dalla Energia Personale (PE) alla Energia Sociale (SE = Social Energy) richiede di aggiungere alla formula precedente il dato della pluralità degli individui. Abbiamo allora: 

SE =  e (emozioni) + c (cognizioni) + v (volizioni) x n (numero) x r (rapidit√†)

Dove n è il numero degli individui coinvolti o il network formato dagli individui;
r è la rapidit√† di circolazione, attraverso i loro rapporti, delle emozioni-cognizioni-volizioni.

Se a taluni queste appaiono solo formule vuote, per altri esse potrebbero rappresentare spunti di riflessioni che servono a chiarire come mai, in talune situazioni di disagio profondo, una dinamica di intervento e di cambiamento non ha luogo o, se ha luogo, porta a risultati perversi. Si tratta allora di capire, sulla base di tali enunciazioni, se sono state stimolate le giuste emozioni, quelle che portano ad una curiosità cognitiva il cui esito è il rafforzamento degli individui e quindi a un loro intervento consapevole e autorevole; oppure se si è rimasti a livello delle emozioni (passioni) più deteriori e più elementari che generano solo rabbia e delusione e che sono il sostrato della impotenza e della caduta in un ulteriore assoggettamento. Infatti rabbia e impotenza portano a coltivare la tragica illusione che, un bel giorno, qualcuno verrà e risolverà i problemi di tutti. Ecco allora farsi strada la dinamica perversa di emozioni manipolate, cognizioni distorte e azioni controllate e guidate dal potere, aventi per fine il mantenimento del potere stesso.

L’insegnamento che deriva da tutto ciò è che coloro che, assieme ad altri, vogliono liberarsi dall’oppressione e dalla manipolazione del potere, dovrebbero affrettarsi a focalizzare l'attenzione su questo aspetto delle emozioni (il fattore emotivo) e a svilupparlo nella direzione della razionalità cognitiva e volitiva, altrimenti essi rischiano di lasciare il campo a istrioni e venditori di fumo che, in una fase di crisi profonda dei valori, potrebbero riuscire a suscitare speranze messianiche non solo infondate ma del tutto idiote e pericolose.

Lo scrittore Denis de Rougemont ha annotato nel diario (1935-1936) redatto durante un soggiorno di insegnamento nella Germania dominata da Hitler: “Le realtà più potenti dell’epoca sono affettive e religiose, e invece la gente parla solo di economia, di politica, di diritto.”

Hitler, che aveva capito benissimo questo bisogno reale di emozioni affettive e religiose (ad es. il sentirsi valorizzati, la voglia di riscatto e di liberazione, l’essere parte di una comunità i cui membri condividono un comune intento) aveva saputo trovare le parole e i modi per soddisfarlo; per questo moltissimi tedeschi avevano aderito al suo movimento in maniera entusiasta. Purtroppo quello che egli offriva non era l’emancipazione dei più umili e dei più deboli ma la loro subordinazione ad una religione di stato, il nazional-socialismo, che condensava il peggio di tutti i movimenti millenaristi, oscurantisti e autoritari del passato.

Attualmente, anche se le figure più malefiche del secolo passato sono scomparse, lo statismo come religione totalizzante e anestetizzante domina tuttora e ottenebra ancora gli animi e i cervelli di molti e ne blocca qualsiasi processo cognitivo. E questo avviene perché molti esseri umani non trovano, in altri messaggi, emozioni sufficienti a ridestarli dal loro torpore cerebrale.

Si tratta allora di affrontare questo problema delle pulsioni emotive in maniera da far emergere la razionalità, insita nell’essere umano, intesa come voglia di conoscenza e di autonomia .    

Purtroppo, molti di coloro che vogliono il cambiamento reale e razionale non hanno ancora affrontato il tema delle emozioni, o perché ignorano quanto esse siano importanti, o perché puntano su altri aspetti che suscitano però solo una rabbia logorante ma non generano dinamiche emotive che siano il preludio verso dinamiche cognitive e volitive liberatorie.

Ad esempio, il concentrarsi quasi esclusivamente sull'economia, sulla politica, sul governo del momento, sulle malefatte dell’amministrazione statale, ecc. non è più sufficiente (nel migliore dei casi) o non porta a nulla (nel peggiore dei casi). I vecchi slogans, le vecchie contrapposizioni, le vecchie ideologie non solo non muovono più nessuno ma bloccano tutti in diatribe senza senso e senza sbocco. Lasciamo quindi una buona volta che i morti seppelliscano i loro morti.

Occorrerebbe invece spostare l’attenzione su valori profondamente sentiti: la dignità umana, la fine dello sfruttamento della persona, il mutuo appoggio, la reciprocità, la sincerità, l'onestà, la fine dei privilegi, la competenza, la fine delle corporazioni, la fine dell'oppressione, ecc. ecc. e trasformare questi valori in battaglie precise di significato universale, in cui tutti gli oppressi si possono ritrovare e in cui tutti i parassiti vedono, con terrore, la loro prossima inevitabile fine.

Facendo leva su queste emozioni e le risultanti spinte cognitive dobbiamo avviare progetti estremamente attuali : sui mezzi di scambio (monete alternative), sull'educazione (homeschooling, on line learning ecc.) sull'ambiente e le tecnologie alternative, ecc. ecc.

Nel corso dei mesi a venire dobbiamo mettere a fuoco una agenda di interventi progettuali basati su forti valori relativi alla persona umana e alle comunità autonome e volontarie.

Lo stato è il trapassato remoto. Il futuro è qui tra noi, nel nostro presente.

Cominciamo a realizzarlo sul serio, tutti assieme, nei fatti, giorno dopo giorno.

 


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