Gian Piero de Bellis

La casta e le cosche

(Dicembre 2007)

 


 

Durante il 2007 si è molto parlato dell'esistenza di una casta politica ricolma di privilegi  priva di alcuno scrupolo morale. In particolare si è fatto riferimento ad un libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo dal titolo La casta.

Alti si sono levati gli strepiti contro la classe politica come se l'inefficienza, la rapacità e la totale immoralità di questa classe fossero fenomeni dell'ultima ora, scoperti solo adesso e svelati ad un pubblico innocente e ignaro di tutto.

Le cose stanno molto diversamente.

Questi o simili fatti sono noti e rinoti, triti e ritriti, tanto che ne è venuta fuori una industria della denuncia e della satira che pare avere un fatturato di tutto rispetto.

Nel 1998, e cioè quasi dieci anni fa lo stesso Gian Antonio Stella aveva scritto un libro, Lo spreco, dall'inquietante sottotitolo: Italia, come buttare via due milioni di miliardi.

Nello stesso anno 1998, il deputato Raffaele Costa aveva fatto uscire il suo L'Italia degli sprechi, documentando dalla A alla Z le spese assurde fatte dallo stato con i soldi del contribuente.

Ma, a parte questi documenti, i classici scritti di Mosca e Pareto mostravano già, nel secolo scorso, l'ingordigia e la nullità della classe politica.

In tutto questo cumulo di denunce che sembrano sorprendere sempre l'ignaro elettore c'è qualcosa che è assente e su cui vale la pena gettare un po' di luce. Solo in questo modo potremmo uscire fuori da questa immagine di comodo fatta di avidi lupi (gli uomini politici) in mezzo ad un gregge di innocenti agnelli (i cittadini elettori).

Questo fascio di luce non cambierà il quadro concernente gli avidi lupi ma dovrebbe di certo modificare quello riguardante gli innocenti agnelli i quali, ad un esame più approfondito e più critico, appariranno per quello che sono: membri di cosche mafiose intenti a difendere con le unghie e coi denti i loro meschini privilegi.

Questa è in effetti la realtà della stragrande maggioranza dei cittadini italiani e cioè il loro essere, in certo modo, parte attiva o passiva di una qualche  cosca del malaffare sotto l'ala protettrice dello stato. Abbiamo allora la cosca dei giornalisti (anche di coloro che scrivono libri di denunce), la cosca degli avvocati, la cosca dei notai, la cosca dei tassisti, la cosca dei farmacisti e via via tutte le cosche di professioni, mestieri, occupazioni, attività regolate, disciplinate e protette dallo stato. Un mondo di corporazioni piccole e grandi che ha infettato moralmente tutti gli individui e che ha ammorbato completamente i rapporti sociali ed economici. Tutto a norma di legge, nel pieno rispetto dell'immoralità.

Gli italiani continuano a parlare e a imprecare contro la casta ma non vogliono minimamente riconoscere e confessare che essi, tramite le loro cosche, sono coloro che hanno generato la casta, aspettandosi da essa privilegi e parcelle, sussidi e stampelle, mazzette e pastette. Insomma, un popolo italiano composto da troppi traffichini e furbetti, facce di bronzo e facce di merda, innocenti per professione, scaricabarili per mestiere, sostanzialmente incapaci di distinguere tra realtà e finzione, tra onestà e imbroglio.

La casta non potrebbe esistere un giorno di più senza le cosche. E tra casta e cosche si è creata una alleanza subdola e perversa fatta di concessioni e di recriminazioni, di pappa e ciccia e, talvolta, di risse furibonde.

Purtroppo per loro (e fortunatamente) stiamo arrivando alla fine della farsa.

E allora quale è il destino dei membri della casta e delle cosche?

Quello di sprofondare tutti nella merda di cui sono i massimi produttori!

 

 


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