Gian Piero de Bellis

Sull’anticlericalismo

(Ottobre 2010)

 


 

Da qualche tempo a questa parte si assiste alla ripresa e alla manifestazione accesa di un atteggiamento che sembrava facesse parte del passato, considerando che viviamo in un mondo estremamente secolarizzato in cui le partite di pallone, le diatribe tra uomini politici o l’ultimo morboso omicidio dominano i cervelli e le conversazioni delle persone.

L’atteggiamento a cui facciamo riferimento è l’anticlericalismo.

In passato, quando vi era una stretta alleanza tra trono e altare, quando i re si reputavano tali per diritto divino e il Papa benediceva (figurativamente o materialmente come nel caso di Napoleone) i simboli del potere secolare, l’anticlericalismo era un passaggio obbligato per coloro che volevano liberarsi dalla subordinazione a un blocco, più o meno compatto, statale-clericale. Non sorprende quindi che Bakunin fosse estremamente anticlericale, in quanto aveva sperimentato sulla sua pelle, con anni di prigionia, l’alleanza tra lo zar e la chiesa ortodossa, a sostegno vicendevole dell'oscurantismo e dell'autoritarismo.

Ma dai tempi di Bakunin molta acqua è passata sotto i ponti, che ha reso l’atteggiamento anticlericale piuttosto démodé, per non dire altro. Tre fatti essenziali sono avvenuti:

1. La tolleranza religiosa, per la quale si erano battuti, tra gli altri, Erasmo, Voltaire e Locke, è diventata, in Occidente, un dato indiscusso, almeno per quanto riguarda le pratiche delle Chiese. Crociate e persecuzioni da parte delle Chiese (cattolica e protestante), in associazione con il potere secolare, appartengono oramai ad un passato lontanissimo.

2. La Chiesa Cattolica ha perso qualsiasi potere secolare territoriale (fine dello Stato Pontificio) e, in parecchi stati (Inghilterra, Francia, Italia, ecc.) ha visto molte delle sue proprietà espropriate, alcuni dei suoi ordini sciolti e la pratica stessa della religione, in alcuni casi (Stati Comunisti dell’Europa dell’est) messa al bando per un lungo periodo.

3. Lo Stato non ha più bisogno della Chiesa come strumento di elaborazione e giustificazione culturale del proprio dominio. Il potere dello Stato non deriva più da Dio ma dalle masse. Come affermato magistralmente da Herbert Spencer: “La grande superstizione politica del passato era il diritto divino dei re. La grande superstizione politica del presente è il diritto divino dei parlamenti.” E questo diritto “divino” deriva ai governanti dal popolo sovrano, sulla base del mito del “contratto sociale” inventato da Rousseau, che ha portato all'affermarsi della “democrazia totalitaria”.

È soprattutto quest’ultimo aspetto (fine dell'egemonia culturale della Chiesa) che è degno di nota in quanto trasforma/ribalta buona parte dell’anticlericalismo del passato che si indirizzava contro il potere della chiesa in quanto entità autoritaria che dava una patente di legittimità ai soprusi dello stato e invitava a una supina accettazione di una condizione di subordinazione. L'anticlericalismo attuale invece va contro il potere della chiesa in quanto interferisce con la sfera di azione e di influenza dello stato laico. In altre parole, l'anticlericalismo del presente si pone (direttamente o indirettamente) a difesa dell'autorità totalizzante dello stato (contro le ingerenze della Chiesa) e diventa quindi la necessaria ancora di salvataggio di cui lo stato, in crisi di legittimità, ha disperatamente bisogno. L'utilizzo dell'anticlericalismo in tal senso è possibile perché l’anticlericalismo ha avuto, fin dall’inizio, un carattere ambivalente.

Infatti, accanto all’anticlericalismo, utile e necessario del passato (quello, per intenderci, alla Voltaire) troviamo l’anticlericalismo degli esponenti della Rivoluzione Francese dal cui pensiero e operato nasce poi lo stato moderno, accentratore, totalizzante, burocratico. Ed è proprio a seguito degli sviluppi culturali e politici della Rivoluzione Francese che emerge e si consolida lo stato moderno e che la Chiesa assume, rispetto ad esso, un ruolo del tutto subordinato. La manipolazione dei cervelli diventa allora un compito che lo stato si assume in prima persona attraverso l’istituzione di scuole statali. E anche le scuole gestite da religiosi devono ricevere l’autorizzazione dallo stato e seguire i programmi imposti dallo stato. Basterebbe rendersi conto, anche solo superficialmente, dell’operato di Jules Ferry in Francia per capire che cosa sia avvenuto dalla fine dell'ottocento in poi in termini di trasferimento dell’egemonia culturale da un centro di potere all’altro.

A partire da allora l’anticlericalismo è parte integrante dell’ideologia dello stato; sarà parte integrante delle future rivoluzioni (comunista, fascista, nazional-socialista); costituirà il sottofondo di qualsiasi discorso culturale e intervento politico, anche di coloro che strumentalmente utilizzano formule e frasi apparentemente in sintonia con la Chiesa.

La stessa Chiesa Cattolica, ad esempio, da universale diventa nazionale (le chiese nazionali) e si lascia utilizzare dai ceti dirigenti e padronali in funzione sciovinista, patriottica, imperialista, anti-comunista e via dicendo, giusto per barcamenarsi e cercare di sopravvivere. Stipula concordati (Francia, Italia, Germania) non perché è forte ma perché è estremamente debole. Tanto è vero che, per fare solo un esempio, Mussolini, in vista del controllo totale del cervello degli italiani, non si fa nessuno scrupolo a sciogliere nel 1931 l’Azione Cattolica e a chiudere tutti i circoli cattolici. Quando il Papa risponde con l’enciclica “Non abbiamo bisogno” in cui caratterizza il fascismo come “una vera e propria statolatria pagana” è come se la pulce (il papa) avesse fatto sentire la sua voce contro un pachiderma (MUSSOLINI), ottuso fin che si vuole ma pur sempre un pesantissimo pachiderma.

In sostanza, l’anticlericalismo moderno, soprattutto nel corso del ventesimo secolo, ha costituito il pilastro culturale su cui si è innalzato lo statismo. Una ripresa dell’anticlericalismo al giorno d’oggi deve quindi far riflettere a fondo su possibili motivi e finalità. A questo riguardo ritengo l’anticlericalismo attuale un fatto:

- strategicamente dannoso. Un processo di liberazione dall’attuale potere dominante (lo stato territoriale monopolistico a democrazia totalitaria) richiede l’impegno e il sostegno di tutti coloro che vogliono affermare progetti personali differenti, anche a base religiosa, purché caratterizzati da libertà e volontarietà. Farsi beffe della religione e inimicarsi tutti coloro che professano una fede liberamente scelta e volontariamente praticata mi sembra essere il culmine dell'idiozia masochistica.

- culturalmente pericoloso. Le chiese sono diventate da tempo associazioni a partecipazione volontaria e la religione, anche quando si manifesta in una assemblea di migliaia di persone, è un fatto di scelta personale. Contrastare tutto ciò con la parola e l’azione prefigura la sostituzione di una realtà totalizzante, lo statismo, con una “nuova” realtà totalizzante, e cioè l’antistatismo e il laicismo imposto a tutti.  

- scientificamente fuorviante. Quasi tutti noi abbiamo ricevuto una scolarizzazione statale il che vuol dire una manipolazione culturale che ha cancellato alcuni fatti e ha messo l’accento su altri. Tutti rabbrividiamo ancora al solo menzionare le parole Inquisizione Spagnola ma pochi sanno che essa venne istituita su esplicita richiesta di Ferdinando e Isabella di Spagna per eliminare (uccidere o espellere) ebrei e musulmani e fondare il loro stato nazionale (“servendosi sempre della religione … cacciando e spogliando el suo regno de' Marrani” - Machiavelli, Il Principe, XXI). Noi tutti rabbrividiamo al solo pensiero di Giordano Bruno bruciato al rogo e di Giulio Cesare Vanini a cui fu tagliata la lingua per avere bestemmiato contro Dio, ma pochi arrivano a riflettere sul fatto che Giordano Bruno venne consegnato all’Inquisizione Romana dagli illustrissimi signori della Repubblica di Venezia e Giulio Cesare Vanini fu torturato e bruciato su ordine del parlamento di Tolosa. E si potrebbe continuare con streghe e preti (come Urbain Grandier) bruciati al rogo (sempre a opera del braccio secolare) apparentemente per motivi di religione, per poi scoprire il potente di turno a cui faceva comodo utilizzare la credulità popolare per eliminare nemici o persone scomode (si legga al riguardo: Aldous Huxley, I diavoli di Loudun, 1952).

Nonostante ciò, l'anticlericalismo sta risorgendo, apparentemente più vigoroso che mai, ed è quindi necessario chiedersi il perché. Qui si può solo accennare, come possibili cause, a due situazioni antitetiche in evoluzione:

- La Chiesa sembra uscire, seppure a fatica e molto lentamente, da un appiattimento e da una subordinazione allo stato e alla sua cultura. Le idee del liberalismo cattolico rappresentate, ad esempio, da Constant, Tocqueville, Acton, e testi, come quello di don Sturzo (L'État totalitaire, 1938) molto critici dello stato, circolano ampiamente su Internet. Inoltre, alcuni studiosi stanno proponendo una nuova visione della storia della Chiesa (ad es. Henry Kamen sulla leggenda nera dell'Inquisizione o Rodney Stark sul capitalismo). Un ricercatore come Thomas Wood, esponente di spicco della Scuola Austriaca, ha scritto un libro dal titolo, per taluni un po' scioccante: “Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale.” E l'Acton Institute sta sfornando documenti a difesa della libera attività, del libero scambio e della libera ricerca. Insomma, una ripresa del pensiero critico cattolico fuori da oscurantismi e convenzionalismi del passato.

- Lo Stato (nazionale, centrale, territoriale, burocratico) sta attraversando una crisi terminale. Le masse, che costituivano il pilastro portante dello stato, stanno lentamente ritirando il loro consenso alla politica e agli uomini politici. A difesa dello stato rimangono, in prima linea, giornalisti e intellettuali prezzolati ed è a loro che si deve soprattutto la ripresa dell'anticlericalismo. Infatti più essi tentano di concentrare l'attenzione sull'Inquisizione Spagnola e sui crimini della Chiesa nei secoli passati (o nei decenni passati come nel caso dei preti pedofili), più si distoglie l'attenzione dai crimini attuali dello stato, ad es. dalla fabbrica di torture messa in piedi dallo stato americano ad Abu Ghraib (qualcuno si ricorda ancora di Abu Ghraib?) alle decine di migliaia di civili uccisi in Iraq (oltre 6omila secondo i documenti pubblicati da Wikileaks) e in Afghanistan.

Non è quindi per nulla sorprendente che, in questo preciso momento storico di crollo verticale dello statismo, sia culturalmente che politicamente, si assista ad una ripresa dell'anticlericalismo, che si inventino guerre di religione, che si lancino proclami per nuove crociate.

Occorre però non lasciarsi distrarre e accecare da tutto questo fumo negli occhi. Il compito della persona critica che ragiona con la sua testa è di opporsi a qualsiasi manipolazione e a qualsiasi coercizione, da qualunque parte essa venga, Chiesa o non Chiesa.

Come affermato da Aldous Huxley: “A partire dal 1700 o giù di lì tutte le persecuzioni in Occidente sono state di tipo secolare e, si potrebbe dire, umanistico. Per noi, il Male Radicale ha cessato di essere qualcosa di metafisico ed è diventato di natura politica ed economica.” (I diavoli di Loudun, 1952)

Se questo è vero, e credo proprio che le decine di milioni di morti confezionati dagli stati negli ultimi 100 anni ne siano prova sufficiente (si veda R. J. Rummel), allora è tempo di concentrarci sulla fine degli aguzzini veri invece di farci prendere in giro con la caccia alle streghe inventate.

 

 


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