Gian Piero de Bellis

Coerenza/Incoerenza

(Agosto 2016)

 


 

La differenza tra affermazione politica e affermazione scientifica può essere riassunta facendo riferimento alla presenza o assenza di un aspetto fondamentale rappresentato dalla coppia coerenza/incoerenza.

Il politico risponde a bisogni opportunistici di brevissimo periodo. In sostanza va dove lo porta il vento delle opinioni mutevoli della massa e proclama quello che ritiene la maggioranza delle persone voglia sentirsi dire in un determinato tempo e luogo. Le sue affermazioni non devono rispondere al criterio della coerenza ma unicamente o principalmente a quello della popolarità e funzionalità in vista del conseguimento del potere. (Per un esempio attuale si veda qui).

Il ricercatore scientifico invece sa che la sua credibilità e autorità poggiano sul fatto che tutte le sue affermazioni devono essere coerenti tra di loro (non in contraddizione) e coerenti con i dati della realtà (veritiere in quanto verificabili). E questa coerenza non può essere occasionale ma deve valere nel tempo e nello spazio (esperimenti ripetuti in momenti e luoghi differenti e che producono lo stesso risultato).

L’incoerenza del politico è mascherata da altisonanti proclamazioni ideologiche che sono utilizzate a copertura del vuoto mentale e della bramosia di potere. Per questo qualsiasi ideologia funziona, anche quelle che si ammantano di connotati altamente etici o pseudo-religiosi. E le persone ci cascano regolarmente. Il dito indica la luna e loro, nel guardare in alto la luna, finiscono per non accorgersi che la mano sta immettendo spazzatura nei loro cervelli o sta frugando nelle loro tasche.

Per più di un secolo i politici hanno utilizzato l’ideologia « capitalista anti-comunista » e l'ideologia « comunista anti-capitalista » al fine di ottenebrare le menti delle persone portandole a livelli di rincitrullimento e di immoralità crescenti. L’obiettivo è formare milioni di piccoli Winston Smith, perfettamente a loro agio nell’arte del doublethink e cioè nel « sostenere simultaneamente due opinioni che si escludono a vicenda, sapendo bene che sono contraddittorie ma condividendole entrambi; usare la logica contro la logica, rifiutare la moralità e al tempo stesso presentare la propria posizione come altamente morale … » (George Orwell, 1984)

Vediamo allora con alcuni esempi come funziona questa pratica dell’incoerenza a livello di massa, iniziando con i sostenitori del cosiddetto libertarismo anarco-capitalista.

Democrazia. Sulla base del pensiero liberale classico che vede, a ragione, nella democrazia la tirannia della maggioranza, la democrazia è vista come un sistema decisionale fallimentare e immorale (due lupi e un agnello che decidono cosa mangiare per cena). Ciò dovrebbe far rigettare definitivamente l'applicazione del meccanismo della democrazia maggioritaria, sennonché, tutte le volte che le persone votano a maggioranza per le idee caldeggiate dagli anarco-capitalisti (contro la costruzione di minareti in Svizzera, per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea), essi celebrano in pompa magna i risultati dimenticando o volutamente ignorando il fatto che anche queste decisioni sono il prodotto di un sistema esecrato ed esecrabile.

Proprietà. Gli anarco-capitalisti sono a favore della proprietà privata. Sulla scia di Rothbard essi vorrebbero vedere tutto il creato soggetto alla proprietà di qualcuno. Al tempo stesso essi sono per le disuguaglianze anche profonde tra le persone nel disporre della proprietà, e considerano ciò un fatto del tutto naturale. Per cui ne deriva, per la logica delle cose, che sono per la proprietà per alcuni (loro) e l’assenza di proprietà per altri (la massa dipendente). E tutti coloro che fanno notare questa contraddizione (ad es. che la proprietà è condizione della libertà e, per un libertario, essa dovrebbe essere quanto più diffusa possibile) vengono bollati come comunisti o come utopisti. Un modo piuttosto spiccio e disonesto per bloccare qualsiasi discussione e analisi critica al riguardo.

Libertà. Gli anarco-capitalisti si riempiono, per l’appunto la bocca con la parola libertà. Ma, già ai tempi dei liberali classici, che sono la loro fonte di ispirazione, la libertà era tacitamente intesa come prerogativa dei popoli di razza bianca e, al loro interno, della élite dominante. Agli operai, ad esempio, era vietato costituire leghe e quindi essi non potevano esercitare la libertà di associazione. Nelle fabbrica talvolta si chiudevano a chiave le porte per costringere le persone a rimanere sul posto di lavoro per tutto il tempo deciso dal padrone. Al giorno d’oggi la libertà di movimento dappertutto nel mondo è appannaggio solo di individui che appartengono a società dominanti nel campo politico ed economico. I muri, tanto deprecati dai sostenitori del capitalismo ai tempi dell’Unione Sovietica (ad es. il muro di Berlino) sono stati nuovamente eretti, fisicamente o giuridicamente, con l'appoggio di taluni cosiddetti libertari anarco-capitalisti.

Purtroppo l'incoerenza non è appannaggio solo di molti anarco-capitalisti ma coinvolge anche persone di diverso orientamento.

Ad esempio, il cattolico ideologizzato di stampo padronale è colui che rimpiange le crociate, vorrebbe tenere lontani i miscredenti, e non esclude la possibilità di esportare, dappertutto e con tutti i mezzi, le sue convinzioni di fede giudicate superiori. E pensare che l’etimologia del termine (κατά όλοι = verso tutti) non suggerisce nessuna di queste azioni e di questi atteggiamenti discriminatori. Si legge infatti nella Bibbia: « Non c’è dunque né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna … » (Lettera ai Galati). Per di più, con l’introduzione della tolleranza religiosa durante il secolo dei lumi, posizioni intransigenti ed autoritarie, non fanno più parte del bagaglio della Chiesa e quindi, non dovrebbe esserlo neanche di cattolici osservanti.

Per quanto riguarda il comunista ideologizzato, l’uguaglianza da essi sbandierata in passato cozzava con l’esaltazione dell’Unione Sovietica come patria del socialismo, un socialismo del tutto bizzarro, per non dire altro, in cui i dirigenti del partito avevano accesso a particolari centri commerciali dove poter acquistare ogni ben di Dio mentre gli altri facevano la coda davanti a negozi sprovvisti di merce. Quanto ad essere il paradiso dei lavoratori, il sostenitore dell’uguaglianza chiudeva entrambi gli occhi sul fatto che il differenziale di paga tra operai e dirigenti era, in alcuni casi, di 1 a 300 (Arthur Koestler, The Yogi and the Commissar, 1945)

In sostanza, i portatori di ideologie, anteponendo la loro fede politica alla osservazione e analisi dei fatti, non possono far altro che cadere in tutta una serie di incoerenze da cui sono poi incapaci di districarsi (o perché non vogliono o perché non se ne rendono neanche conto).

Ma forse, più che incoerenza, essi mostrano una coerenza di fondo di un tipo particolare, del tutto immorale. Qui abbiamo a che fare con la coerenza padronale che fa sì che essi si ritengano superiori a tutti gli altri e perciò esenti dal sottostare a determinate regole di civiltà e di decenza.
Essi pensano e si comportano secondo la morale del Marchese del Grillo condensata nella sua famosa dichiarazione : io sono io e voi non siete un cazzo.
Morale del tutto vomitevole che solo persone dalla mente contorta e malata possono assurdamente intrattenere anche ai giorni nostri.

Il fatto sciagurato è che tali persone, corrotte dalle ideologie, arrivano a posizioni di potere che le portano a dominare tutti, anche coloro che pensano e agiscono in maniera del tutto differente.

Allora, come detto più volte, c’è una sola soluzione possibile a questo coacervo di contraddizioni e di immoralità: le società parallele.
Ognuno deve essere libero di decidere in quale società vuole vivere, seguendo le regole che meglio si adattano alla sua personalità, nel rispetto pieno delle società di tutti gli altri.
Potrebbe essere allora che, all’inizio, gli intolleranti si troveranno con gli intolleranti, gli idioti con gli idioti, gli incoerenti con gli incoerenti, sulla base della realtà comportamentale e non di quello che costoro blaterano come loro convinzione culturale o professione di fede. Poi, visto che l’intolleranza, l’idiozia e l’incoerenza non pagano, è molto probabile che ci saranno notevoli cambiamenti anche all’interno di quelle società o che esse spariranno del tutto.

E allora arriverà dappertutto il tempo della civiltà cosmopolita, delle comunità volontarie e degli individui liberi e responsabili.

 


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