Gian Piero de Bellis

Cialtronia
ovvero
il paese dove fioriscono i cialtroni

(Luglio 2017)

 


 

Il 4 Settembre del 1786, verso le tre di notte, senza salutare sua madre o i suoi amici più cari, Johann Wolfgang Goethe salì su una carrozza postale che lo avrebbe portato in Italia. Il suo soggiorno-viaggio nella penisola e in Sicilia durò quasi due anni, fino all’Aprile del 1788. In Italia riprese a scrivere, a disegnare, a ritrovare il gusto per la vita. Durante la sua permanenza compose una delle sue poesie più famose che inizia così:

 

Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
Im dunklen Laub die Goldorangen glühn,
Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht,
Kennst du es wohl?
Dahin! Dahin
Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn!
Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni,
gli aranci dorati rilucono fra le foglie scure,
una mite brezza spira dal cielo azzurro,
il mirto immoto resta e alto si erge l’alloro,
La conosci tu, forse ?
Laggiù, laggiù
Con te, amore mio, io vorrei andare.

 

Affascinato dalla natura e dalle antichità greco-romane, Goethe non si rese però molto conto o evitò di soffermarsi sullo stato pietoso delle popolazioni italiche. Non fu però così durante il secondo viaggio in Italia, quando, nel 1790, visitò per un breve periodo Venezia. A seguito di questa esperienza compose gli Epigramme Venedig (Epigrammi Veneziani) tra cui troviamo la seguente poesia:

 

Noch ist Italien, wie ichs verließ,
noch stäuben die Wege,
Noch ist der Fremde geprellt,
stell er sich, wie er auch will.
Deutsche Rechtlichkeit suchst du in allen Winkeln vergebens,
Leben und Weben ist hier,
aber nicht Ordnung und Zucht;
Jeder sorgt nur für sich, ist eitel,
misstrauet dem andern,
Und die Meister des Staats
sorgen nur wieder für sich.
Schön ist das Land! doch ach!
Faustinen find ich nicht wieder.
Das ist Italien nicht mehr,
das ich mit Schmerzen verließ.
L'Italia è ancora come la lasciai,
ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero,
si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui,
ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano,
dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro,
pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè,
più non ritrovo.
Non è più questa l'Italia
che lasciai con dolore.

 

All’incanto magico si è sostituito un disincanto brutale.
Se Goethe avesse potuto riscrivere la precedente poesia, forse il primo verso avrebbe suonato così:

Conosci tu la terra dove fioriscono i cialtroni …

È da molto tempo infatti che la terra dei limoni è diventata il paese dei cialtroni, e questo è avvenuto in maniera continua, secolare. Negli ultimi decenni poi, dopo il boom economico degli anni 1960 che ha diffuso un certo benessere materiale, non associato peraltro ad una parallela elevazione culturale e morale, a partire dagli anni ’70 e soprattutto ’80, i cialtroni si sono moltiplicati in maniera tale che appare del tutto corretto parlare dell’Italia come di Cialtronia, cioè il paese dove fioriscono i cialtroni.

La stragrande maggioranza dei suoi abitanti è insomma diventata una accozzaglia di cialtroni. Essi hanno avuto ed hanno l’’esempio di alcune persone guida che ne hanno ispirato il comportamento cialtronesco. Ne elenchiamo qui solo tre come casi fulgidi di cialtronaggine italica:

1. Il cialtrone pseudo-federalista: Umberto Bossi
Umberto Bossi, medico mancato, imbonitore riuscito, è il classico esempio del successo che può ottenere nelle terre di Cialtronia un venditore di fumo. Una persona che, al grido di Roma Ladrona, si installa per anni al centro del potere romano e ne gode di tutti i lucrosi benefici o è un genio o è un minorato mentale in mezzo a minorati totali. Dal momento che in Cialtronia diperazione e illusione sono le due facce della stessa medaglia, è bastato vendere una illusione a sollievo della disperazione, come ha fatto Umberto Bossi utilizzando ad arte la magica parola “federalismo” (fuori dal centralismo soffocante romano) per attirare le persone, proprio come gli escrementi fanno con le mosche. Che poi il risultato, dopo anni di federalismo alla Bossi, sia stato un ulteriore e maggiore centralismo burocratico e fiscale, queste sono quisquiglie che i fedelissimi del cialtrone (e del suo successore) non vogliono neanche prendere in considerazione.

2. Il cialtrone pseudo-liberista: Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi, canterino melodico sulle navi da crociera, è di gran lunga superiore a Umberto Bossi in fatto di capacità a vendere sogni dorati. Le sue doti di marketing politico sono indiscusse. Egli è il principe degli intrattenitori e affabulatori e Cialtronia aveva assolutamente bisogno di un tipo come lui. Anche qui ci vuole del genio (o occorre che gli altri siano del tutto idioti) per allearsi con il “socialista” Craxi, lanciare anatemi contro il “comunista” Ochetto, sdoganare il “fascista” Fini e riuscire, al tempo stesso, a impersonare il ruolo del “liberista” duro e puro. Chiaramente tutte queste sono solo etichette di comodo; l’unica qualifica veritiera, che si applica a tutti i summenzionati e che ben descrive il clima e la mentalità di Cialtronia, è quella di opportunista. Essa si adatta ancor meglio al Silvio nazionale, da decenni sulla cresta dell’onda nella vendita di fumo. E ancora non è finita.

3. Il cialtrone pseudo-modernista: Matteo Renzi
Matteo Renzi, ultimo venuto sulla scena del potere nelle terre di Cialtronia, non ha tradito le speranze riposte in lui dai difensori dell’immobilismo statale: cambiare facce per non cambiare niente. L’idea che un uomo solo al comando possa trasformare una intera società è una cialtroneria che può essere presa per buona solo nelle terre di Cialtronia. Quello che invece il gestore-modernizzatore di una entità pasticciona e spendacciona come lo stato italiano avrebbe potuto fare (e qui starebbe la sua bravura) è cercare di ridurre, per quanto possibile, pasticci e spese. E invece il Matteo modernista si è mostrato per quello che realmente è: un bullo casinista che non è riuscito minimamente ad attenuare la causa principale dei pasticci (cioè gli assurdi vincoli burocratici) e che, per di più, ha aumentato le uscite dello stato già abnormi. Prova ne sia che quelli incaricati di sforbiciarle si sono dimessi uno dietro l’altro (Carlo Cottarelli, Roberto Perotti).

Nel paese di Cialtronia sorgono poi a getto continuo tutta una serie di figure che hanno preso o sono pronte a prendere il posto del trio summenzionato. Accanto a loro, in posizione subordinata, c’è poi la massa indistinta di piccolissimi cialtroni, succubi di ideologie logore e decotte che riempiono l’aria del Bar dello Sport e l’etere dei social networks con il loro chiacchiericcio vuoto e la loro rabbia inconcludente.
Gli abitanti di Cialtronia si ripartiscono infatti in due schiere: chi frega e chi è fregato, chi prende in giro e chi si fa prendere in giro. Tranne scoppi d’ira del tutto verbali e inconcludenti, i fregati a vita sono del tutto incapaci di produrre una strategia comune per cancellare dalla faccia della terra chi li prende in giro, in modo da sbugiardarli, isolarli, annientarli. C’è di più: le persone che subiscono, anche di malavoglia o addirittura con la schiuma alla bocca, tutte le possibili angherie e ruberie, hanno memoria corta e illusione infinita. Arriva un nuovo cialtrone (tipo Beppe Grillo) e sono pronti a illudersi di nuovo. Non vogliono rendersi conto che il meccanismo stesso è truccato e marcio e che produrrà sempre risultati nefasti.

E invece eccoli lì a prendersela con l’euro, con i musulmani, con gli stranieri, con la Germania, con un qualsiasi vattelapesca esterno, o contro un individuo a loro antipatico, appartenente alla fazione opposta, a cui hanno attribuito o ancora attribuiscono l’origine di tutti i mali (Berlusconi, Prodi, Monti, Boldrini, Mattarella, ecc.).

Eppure basterebbe mettere da parte le illusioni e concentrarsi sulle progettazioni per iniziare a fuoriuscire da Cialtronia, pur continuando ad abitare nel paese dove fioriscono i limoni.

La speranza è l’ultima a morire.
Come diceva Alberto Manzi, non è mai troppo tardi … per imparare a diventare esseri umani.

 


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